Sistri, ancora un’altra proroga

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È del 13 luglio 2010 la pubblicazione sulla «Gazzetta Ufficiale» del decreto ministeriale 9 luglio 2010, decreto che prevede uno slittamento, dei termini per l’avvio della nuova procedura di tracciamento digitale del ciclo dei rifiuti, al prossimo 1° ottobre 2010

La proroga dell’avvio del Sistri è ormai ufficiale. È del 13 luglio 2010 la pubblicazione sulla «Gazzetta Ufficiale» del decreto ministeriale 9 luglio 2010, decreto che prevede uno slittamento, dei termini per l’avvio della nuova procedura di tracciamento digitale del ciclo dei rifiuti, al prossimo 1° ottobre 2010.

Innovazioni importanti del nuovo decreto sono nell’applicazione del termine di inizio tracciamento, termine uguale a tutte le aziende e ai soggetti interessati dal Sistri: in sostanza, colpo di spugna sul decollo in due fasi (13 luglio per le aziende più grandi, 12 agosto per le imprese più piccole e per i destinatari a iscrizione volontaria), col nuovo decreto, per tutti, il termini da rispettare è fissato al primo giorno di ottobre.

Allo stesso tempo, sarà prorogata anche la data per le procedure di ritiro delle chiavette Usb e per l’installazione delle black box, ossia dei dispositivi necessari per la funzionalità del Sistri da montare sui mezzi, per ottenere la tracciabilità della movimentazione del rifiuto, e nelle sedi locali delle aziende che effettuano la gestione del rifiuto, per assicurare l’inserimento dei dati delle aziende coinvolte nella gestione, nei termini stabiliti da legge; il nuovo termine, che è fissato al 12 settembre prossimo, provoca, tuttavia, già qualche perplessità tra le organizzazioni imprenditoriali, secondo cui meno di tre settimane per la verifica delle nuove procedure, anche alla luce delle pesanti sanzioni inflitte ai ritardatari, sono un lasso di tempo troppo breve. I nuovi software di gestione dei rifiuti, tra l’altro, dovranno interfacciarsi con quelli già presenti nelle aziende per la gestione amministrativa del rifiuto.

Il problema, per i destinatari del nuovo sistema di controllo digitale del ciclo dei rifiuti, ossia della maggior parte delle aziende che gestiscono materiali e quindi anche quello che deriva dopo una qualsivoglia lavorazione, sembrano non finire mai.

Ma le novità del decreto sono anche sostanziali su altri punti. All’articolo 3, per esempio, si legge che vengono obbligati all’iscrizione all’albo e all’utilizzo del Sistri anche tutti i comuni della Campania che effettuano la raccolta e il trasporto dei rifiuti urbani, una realtà territoriale mantenuta legislativamente separata sino ad ora. Mirata sembra l’esenzione dall’iscrizione per le unità locali con meno di 10 dipendenti che si occupa di rifiuti per conto dei comuni di riferimento; la trasmissione dei dati finiscono a carico del comune stesso. E tale esenzione riguarda esplicitamente anche le associazioni senza scopo di lucro.

Novità importanti, sempre sotto il profilo degli adempimenti delegati, si presentano anche per le imprese che raccolgono e trasportano i propri rifiuti pericolosi (massimo 4 tonnellate all’anno, 20 se di non pericolosi); in questi casi, la compilazione del registro cronologico mensile e/o trimestrale, può essere effettuata da associazioni imprenditoriali ma solo se queste sono a carattere nazionale e presenti nel consiglio nazionale dell’economia e del lavoro.

Insomma, tanta normativa da studiare e da applicare nella giusta maniera perché al primo errore ci sono sanzioni che farebbero chiudere aziende in un attimo, tante parole complesse e modalità applicative cavillose e non si è ancora giunti all’operatività del sistema.

Ma poi questo sistema riuscirà a risolvere realmente il problema del traffico illecito dei rifiuti?

Non è più la voglia di investire in un sistema all’avanguardia in Europa, un sistema che ci metterebbe in buona luce e ci farebbe considerare agli occhi di tutti come la nazione più attenta alle tematiche che hanno a cuore il benessere dell’ambiente? Gesti plateali che però non hanno riscontri pratici in termini di attenzione all’ambiente e alla gente che lavora quotidianamente nelle aziende, che a stento riescono a uniformarsi a una normativa cangiante, piena di trabocchetti e di importi elevati da versare.

Il sistema, a livello di principio, ha un grande cuore ma non è stato programmato con le giuste cautele, e il riscontro reale sono i vari decreti che lo vanno a modificare in piccole parti e a prorogare i termini di volta in volta. Abbiamo, in ogni modo, fiducia che il principio sia quello che muova il nuovo sistema. Allora l’appuntamento, auspichiamo, è al 1° ottobre 2010.