Sistri alle battute «finali»

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La funzione principale del Sistri è quella di rintracciare a livello preventivo la movimentazione del rifiuto con un seguire, in maniera costante a mezzo degli enti competenti predisposti al controllo, il Noe in primo piano, i flussi di produzione, di trasporto e di gestione finale, sia questa un’attività di recupero, di smaltimento, di trattamento, ecc.

È andata in scena, presso la Fiera del Levante di Bari, la 4° giornata dell’energia pulita. Interessanti argomentazioni sono state trattate riguardanti, i temi di maggiore studio collettivo degli ultimi tempi. Dallo sviluppo delle energie rinnovabili alla bioedilizia, dall’analisi di funzionamento del nuovo sistema di gestione informatizzato dei rifiuti (Sistri) allo sviluppo ecosostenibile sul territorio con l’esame della campagna See e il Patto dei Sindaci.

Diamo, però, importanza a quello che è il sistema che ormai, è solo una questione di giorni, entrerà in vigore e andrà a modificare l’antica gestione cartacea della documentazione amministrativa dei rifiuti, costituita dal classici Fir, Registro di c/s e Mud. Importante è sottolineare il perché sia stato voluto questo nuovo sistema e quali siano state le problematiche, soprattutto a livello di illeciti, che vuole andare a risolvere con la sua sistematica applicazione; bene, la funzione principale da raggiungere è proprio quella di rintracciare a livello preventivo la movimentazione del rifiuto con uno seguire, in maniera costate a mezzo degli enti competenti predisposti al controllo, il Noe in primo piano, i flussi di produzione, di trasporto e di gestione finale, sia questa un’attività di recupero, di smaltimento, di trattamento, ecc. Nobili motivazioni che però vanno a scontrarsi con una normativa di settore, in rapida evoluzione e piena di proroghe, che vede un numero di adempimenti sempre maggiori gravare su coloro che a vario titolo operano nel campo della gestione dei rifiuti. Un vero e proprio bombardamento normativo a cui il settore è esposto da svariati mesi e che non conosce crisi a dispetto della recessione che è conosciuta bene dalla attività produttive che, come tutti e forse anche di più, sono state colpite negli ultimi mesi dalle conseguenze galoppanti della crisi economica mondiale. E gli operatori del settore reagiscono con scetticismo, sconcerto e severi nel sostenere le proprie convinzioni che riconoscono il sistema, ricordiamo attivo dal 1° ottobre c.a., come un insieme complesso, ridondante, poco funzionale, molto costoso e con dei limiti tecnici evidenti e non ancora risolti, di buone pratiche, a livello teorico, che pongono l’Italia delle costituzioni, al primo posto tra le nazioni europee dotate di sistemi così attenti all’ambiente.

E il fine ultimo così tanto bramato, ossia quello di inseguire i malfattori? Ci sono tutti i presupposti che portano a pensare che, realtà aziendali già ridotte al lastrico dalla crisi, messe di fronte a ulteriori oneri opteranno per la chiusura delle attività o, cosa ben più grave, andranno ad ingrossare il già bel nutrito gruppo di soggetti che operano al di fuori della legalità. E allora di che cambiamenti parliamo? Cosa di nuovo dovrebbe venir fuori se chi legifera non si rende neppure conto della situazione economica del paese?

Cambiamenti così radicali, nella gestione di una delle materie più complesse della normativa ambientale, voluti e sbrigati in pochi mesi, con stravolgimenti tali da modificare quello che è il lavoro quotidiano della gran parte delle aziende di produzione e servizi, perché tutte le aziende, anche il piccolo meccanico sotto casa, è produttore di rifiuti e in questo caso anche di rifiuti pericolosi e il tutto fatto senza formazione e informazione adeguata da parte degli organi di competenza. Allora è affascinante e soprattutto semplice parlare di schede cronologiche e schede movimentazione rifiuti, black box, dispositivi Usb e dispositivi di videosorveglianza, apparecchiature all’avanguardia ma che la maggior parte degli operatori di settore, e parlo della gente che lavora ogni giorno per portare a casa lo stipendio alla fine del mese, non conosce e non ha mai visto utilizzare. La realtà è questa e tutti faremmo bene a capirla e sostenerla con provvedimenti graduali, compartecipati e razionali. L’appuntamento è, allora, al 1° ottobre e, una sola sensazione si avverte, confusione generalizzata.