La Cina in difesa del benessere animale

98

Arriva lo stop agli animali nei circhi. Il documento prevede la chiusura di tutti quegli zoo che non si adegueranno al provvedimento entro i prossimi 3 mesi

La Cina mette al bando le performance di animali all’interno degli zoo. Con questa decisione, scaturita in seguito alle recenti polemiche sulle terribili condizioni con le quali vengono gestite queste strutture, la Cina per la prima volta nella sua storia si è pronunciata a tutela del benessere animale.

In questi giorni, il ministero per lo Sviluppo Urbano e Rurale cinese ha emesso una direttiva che vieta le pratiche «contrarie al bene pubblico».

Il paragrafo conclusivo del documento prevede la chiusura di tutti quegli zoo che non si adegueranno al provvedimento entro i prossimi 3 mesi.

La normativa si applica sia alle strutture pubbliche sia private, le quali dovranno, entro il termine stabilito dalla legge, rescindere qualsiasi contratto stipulato con terzi. La maggior parte delle performance è infatti di competenza di organizzazioni circensi esterne che affittano lo spazio negli zoo.

Il Ministero ha sottolineato che queste strutture si sono trasformate in «organizzazioni tese al profitto» con gravi ricadute sulla gestione interna degli animali e la sicurezza del personale.

La direttiva esorta gli zoo a garantire agli animali assistenza veterinaria adeguata e vieta gli spettacoli che «stimolano reazioni violente e aggressive».

Animals Asia Foundation lo scorso agosto ha pubblicato un documentario shock, che denuncia le atrocità perpetrate ai danni degli animali nei parchi e zoo safari cinesi: la direttiva è la risposta delle autorità alle polemiche suscitate da questo dossier ed esprime la volontà di cambiamento del paese, nonostante si limiti a regolare la gestione dei soli zoo, escludendo i parchi safari e i delfinari, questi ultimi di competenza del ministero dell’Agricoltura.

Dalle indagini emerge, inoltre, che gli orsi neri asiatici, meglio conosciuti come orsi della luna, sono la specie più utilizzata nelle principali performance, presenti nel 90% dei parchi e zoo visitati. Largamente impiegati anche leoni marini, scimmie, tigri ed elefanti.

David Neale, Animal Welfare Director di Animals Asia, ha manifestato la propria soddisfazione congratulandosi con il Governo Cinese per quanto accaduto:

«Mi complimento con il Ministero per l’azione intrapresa nei confronti degli zoo. In particolare, siamo felici che le performance circensi, causa della sofferenza di molti animali, siano state messe per la prima volta in discussione. Ci auguriamo che la direttiva possa in futuro portare ad un perfezionamento del sistema normativo. Il nodo cruciale per la Cina è l’ assenza di un sistema di leggi a tutela dei diritti animali. In quest’ottica, la direttiva del ministero per lo Sviluppo Urbano e Rurale rappresenta uno straordinario successo. Le esibizioni mostrano un’immagine distorta degli animali, che non permette l’affermazione di un generale sentimento di rispetto ed empatia nei loro confronti. Gli spettacoli sono il risultato di una violenza continuata e sistematica che comincia con la cattura, prosegue con l’addestramento e si esplica davanti agli occhi divertiti del pubblico».

Il provvedimento segue di poco una serie di scandali che hanno colpito il paese, catalizzando l’attenzione dei media internazionali.

Nei premi mesi del 2010, infatti, 11 tigri siberiane sono morte per malnutrizione in uno zoo safari nella provincia nord orientale di Liaoning, mentre altri due esemplari sono stati uccisi dopo aver aggredito un operatore. Recentemente, nelle vicinanze della provincia di Heilongjiang, le autorità hanno scoperto una fossa comune per leoni, tigri e leopardi, deceduti all’interno di zoo e safari park in seguito ai maltrattamenti subiti.

(Fonte Animals Asia Foundation)