La Puglia unica regione contro il benzo(a)pirene

83

La legge riguarda in particolare la zona tarantina che è risultata inquinata con valori non in linea con quanto prevedeva il decreto ministeriale del 25 novembre 1994. Il problema non è solo di Taranto ma anche capoluoghi come Padova o aree metropolitane come Milano e Torino, patiscono la stessa problematicità

L’assessore all’ambiente della Regione Puglia, Lorenzo Nicastro, ha presentato il disegno di legge, già approvato dalla giunta regionale, sulle misure urgenti per il contenimento dei livelli di benzo(a)pirene nell’area di Taranto. Il disegno di legge ha come peculiare obiettivo la tutela della salute dell’uomo e della difesa dell’ambiente, valori fondamentali da salvaguardare ad ogni costo.

La legge ha riguardato in maniera specifica la zona tarantina in quanto la stessa è risultata, a seguito di opportuni monitoraggi, una zona particolarmente inquinata e, pertanto, giustamente inclusa nell’elenco degli agglomerati urbani e industriali per i quali, il decreto ministeriale del 25 novembre 1994, prevedeva il raggiungimento del valore, per il benzo(a)pirene, di 1 nanogrammo per metro cubo dal 1° gennaio 1999. Questa era la norma nazionale che fino a poco tempo fa avrebbe permesso un immediato intervento in casi, come quello di Taranto, di rilevante superamento dei limiti del parametro esaminato, ma il Governo, con il recente decreto legislativo 155/2010, ha rimandato al 2012 il raggiungimento del valore, obiettivo, altresì, fissato dall’Ue.

A ragione di questa insulsa proroga, la Regione Puglia ha reagito con una risposta forte predisponendo una norma «anti-benzo(a)pirene» che prevede, per l’appunto, un intervento immediato in casi come quello di Taranto. Alle aziende che immettono il detto inquinante in atmosfera, sarà chiesto, come risposta a un regolare adeguamento alla norma, di applicare ogni misura necessaria per ridurre in maniera consistente tali immissioni.

E Legambiente regionale plaude alla decisione della Regione Puglia di prevedere misure urgenti per il contenimento dei livelli di benzo(a)pirene nell’area tarantina, dove insiste un’accertata alta concentrazione di insediamenti industriali, a partire, chiaramente, dall’Ilva. L’inquinamento non riguarda, però, solo Taranto, città industriali come Trieste o Venezia, ma anche capoluoghi come Padova o aree metropolitane come Milano e Torino, patiscono la stessa problematicità.

Per questo Legambiente Puglia, se pur fiera di pronunciarsi alla luce di una decisione regionale che dimostra un’attenzione particolare al problema della sostenibilità ambientale e che vede un mondo politico locale impegnarsi a trovare soluzioni che guardano a una credibile e voluta risoluzione delle complessità ambientali, riconosce che il problema del benzo(a)pirene è globale e investe molte realtà nazionali.

Legambiente prosegue, pertanto, la raccolta firma per la sottoscrizione di una petizione nazionale da presentare al Governo, petizione che chiede a gran voce di modificare la legge sul benzo(a)pirene in favore di un più pregnante controllo e una maggiore protezione per la qualità dell’aria che respiriamo nelle nostre città.

Perché per tutelare la salute di tutti i cittadini è necessaria una normativa rigorosa e univoca e l’adozione di interventi di risanamento complessivi per ridurre le emissioni atmosferiche di benzo(a)pirene e per garantire una vita migliore per tutti.