Rifiuti – Una sfida per la politica

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Seicento tonnellate al giorno di rifiuti napoletani da smaltire in altre regioni italiane per i prossimi tre mesi. E ora cominciano i tavoli tecnici per definire le procedure operative da seguire

Le regioni, esprimono la loro solidarietà alla situazione dei rifiuti della Campania. Questo quanto venuto fuori dalla Conferenza Stato Regioni avvenuta proprio allo scopo di trovare una soluzione «in casa» a quella che, ad oggi, risulta una delle problematiche nazionali di maggiore gravità.

L’appello alla collaborazione tra regioni era stato lanciato venerdì scorso dal Consiglio dei ministri e ha sortito i suoi effetti. Nel frattempo, a Napoli scendono in strada gli uomini dell’esercito mossi dall’unica finalità di sgomberare le strade e permettere almeno il passaggio delle persone e dei mezzi.

Ma quali sono le certezze derivate dalla Conferenza? Bene, si parla di 600 tonnellate al giorno di rifiuti da smaltire in altre regioni italiane per i prossimi tre mesi. Ora, solo gli specifici tavoli tecnici riusciranno a definire quali saranno gli impianti di smaltimento/recupero da utilizzare, i trasportatori da investire, le certificazioni da apporre nei mezzi con le specifiche degli impianti da raggiungere, ecc.

Soddisfazione da parte del ministro Raffaele Fitto, che al termine dell’incontro ha chiarito che «la parte politica di questo lavoro è finita e ora inizia la gestione tecnica».

Risposte negative, alla possibilità di poter accogliere i rifiuti di Napoli nella propria regione, arrivano solo dal Veneto e dal Friuli Venezia Giulia dove l’assessore regionale all’ambiente ha dichiarato che le discariche e i termovalorizzatori siti in regione, alla data odierna, sono pieni e pertanto non possono accogliere altri rifiuti.
Soddisfazione anche da parte del presidente della Conferenza delle Regioni, Vasco Errani, che in apertura dell’incontro aveva appunto ribadito come, per i governatori, fosse indispensabile la dichiarazione dello stato di emergenza «per dare una risposta strutturale e definitiva a una questione che riguarda tutta l’Italia, riguarda l’immagine che il nostro Paese ha all’estero». Una strada quasi obbligata per ogni regione dove gli sforzi richiesti risultano indispensabili per risolvere una problematica profonda e dove forse tutti sono più o meno coinvolti.

In una nota del ministro dell’Ambiente, Stefania Prestigiacomo, si afferma che indispensabile è togliere quanti più rifiuti dalle strade e anche nel tempo più breve, ci sarebbero gli estremi per una crisi ambientale, sanitaria, ecc., ma altrettanto importante è avere garanzie sulla qualità dei rifiuti e sul loro recupero/smaltimento oltre che sul controllo sia in partenza sia in arrivo negli impianti. Tutto deve essere monitorato per evitare di lasciare che la situazione si sbrighi da sé, che le scelte politiche restino staccate dalla tecnica, dall’operatività delle azioni.

E allora apprezzabili alcuni interventi di esponenti politici come quello del Presidente della Regione Lazio che afferma che la questione di Napoli è una cosa delicata e di natura tecnica; bisogna, entrando nella pratica, capire che tipi di impianti siano presenti nelle singole regioni e quindi dove trasportare che cosa; o quello del presidente della Regione Puglia che ha osservato come alle regioni toccherà il lavoro più grande.

«Questa riunione, nella sua brevità dice che le regioni hanno amor di patria; Napoli è una risorsa per il paese, se piange tutte le regioni devono rispondere».

In definitiva, premettendo che risulta concreta la gravità della situazione e che la stessa necessiterà di tempo prima di intravedere una anche fievole schiarita, risulta positiva la strada intrapresa dalle regioni, solidarietà sociale e un’evidente analisi di coscienza da parte di tutti.

Riusciranno scelte politiche a trovare soluzioni a problematiche tecniche? Questa è la forte sfida che potrà avere risposte solo tra qualche mese.