La Fusione fredda è più vicina

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Premiato il paziente lavoro di due ricercatori, Andrea Rossi, ingegnere e Sergio Focardi, che hanno lavorato in solitudine. Aperta una nuova pagina che andrà decifrata. È questo il compito dei teorici e degli uomini di scienza e non di fare test di congruità con le teorie correnti

Sembrerebbe che alla sua maggiore età la fusione Fredda cominci a mantenere le sue promesse che avevano scandalizzato il mondo intero avvezzo a pensare all’energia nucleare come energia letale.

Dopo che Francesco Celani aveva presentato la sua relazione a Pisa dove aveva vinto il Premio Sapio facendo il punto sullo stato delle ricerche nel mondo intero, il 14 gennaio in via dell’Elettricista a Bologna il vecchio preside della facoltà di Scienze, Sergio Focardi, e il volitivo e dinamico ingegnere Andrea Rossi hanno presentato al mondo il primo prototipo nucleare che promette di scaldarci l’acqua senza gasolio con una semplice reazione nucleare ancora da decifrare nei suoi meccanismi teorici ma ugualmente in grado di produrre un surplus di energia dell’ordine oltre 10 volte l’energia immessa.

Chiacchiere a parte a parere dei presenti più o meno entusiasti i dati sperimentali hanno messo in luce come una importante reazione energetica è avvenuta e adesso di fatto è partita la corsa all’oro della fusione fredda o non convenzionale che dir si voglia.

Di questo esperimento Francesco Celani ne parlerà in diretta lunedì 31 gennaio alle 8,30 su Rai Uno. La barriera della diffidenza ai confini del pregiudizio appare incrinata ma resistono atteggiamenti paradossali che potrebbero comportare il rigetto del brevetto per una supposta mancanza di teoria sintonica con le teorie dominanti. Sarebbe strano ma abbiamo già visto rigettare brevetti con queste premesse, immemori che l’aspirina scoperta da Raffaele Piria di Scilla, da oltre un secolo è il principale farmaco e nel corso del tempo sono cambiate decine di teorie per spiegarne il meccanismo, e a nessuno viene in mente di dire che non funziona o non va bene.

La mancanza di un modello teorico sufficiente è stata dichiarata dagli autori Rossi e Focardi (anche se raffinati modelli teorici pare che siano in sviluppo per spiegare l’esperimento).

I fatti sperimentali sono fatti sperimentali e interessi industriali a parte (che faranno il loro corso indipendentemente dalle teorie) si tratta di valutare la consistenza dei risultati, la loro riproducibilità, e lavorare alla teoria per pervenire ad un completo controllo del processo.

Attestati di merito vanno, quindi, al prof. Focardi Emerito dell’Università di Bologna e già Preside della Facoltà di Scienze) e all’ing. Andrea Rossi che hanno fatto il primo passo fondamentale nella dimostrazione del potenziale nucleare a bassa temperatura e sul suo uso pratico. A parte le polemiche se il loro lavoro continuerà con il contributo della comunità scientifica, pare proprio che nuove fonti di energia usabili siano prossime, fonti di cui l’Uomo e la nostra Terra hanno bisogno.

E come accade da parte chi è specialista nelle polemiche, anche nel mondo accademico, atteggiarsi a dotti con il vecchio preside, appare patetico. Un po’ di modestia non guasterebbe, con un pochino di amore per la verità che non è necessariamente scritta nelle scritture più o meno sacre ma nel libro della Natura di cui Focardi e Rossi pare proprio abbiano aperto una nuova pagina che andrà decifrata. È questo il vero compito dei teorici e degli uomini di scienza e non di fare test di congruità con le teorie correnti che come ha messo bene in luce «Le Scienze» nel numero di Gennaio sono ben lontane da una chiara comprensione dei meccanismi fondamentali della Natura.

E tutto il mondo della Fusione fredda italiana, che da molti anni, con pochi mezzi e fra varie ostilità persegue l’obiettivo di realizzare reazioni nucleari controllate a bassa temperatura, non può non essere grato a Focardi e Rossi. Il loro risultato premia gli sforzi pionieri prima di Fleischman e Pons, poi di Giuliano Preparata e altri (Scaramuzzi, Celani). Tutta la Scienza italiana, anche quella dapprima ostile alla Fusione Fredda, ricava prestigio dall’enorme ruolo italiano su quel tema, nonché nuove prospettive di ricerca ed applicazioni.