Perché fermate le operazioni antibracconaggio?

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A rischio migliaia di rapaci in migrazione. «Mai successo prima, rivedere la decisione e garantire la tutela degli uccelli migratori». Le associazioni scrivono a Romano

«Senza il Nucleo antibracconaggio sullo stretto di Messina migliaia di rapaci e cicogne rischiano di finire nelle mani dei bracconieri. Siamo sconcertati di questa decisione e chiediamo con forza che venga al più presto revocata al fine di garantire la massima tutela agli uccelli migratori».

In una lettera inviata al comandante del Corpo forestale dello Stato Cesare Patrone, le associazioni Animalisti italiani, Enpa, Lac, Lav, Legambiente, Lipu-BirdLife Italia e Wwf Italia chiedono che le operazioni antibracconaggio non siano in alcun modo indebolite e venga garantito il più efficace contrasto alla caccia illegale sullo Stretto, dove ogni anno si compie una strage di rapaci in migrazione.

«Grazie alla costante azione del Corpo forestale dello Stato – continuano le associazioni – il fenomeno del bracconaggio ha conosciuto nel reggino una decisa riduzione senza però cessare di rappresentare un pericolo per la fauna in migrazione: lo dimostrano i circa 400 falchi pecchiaioli abbattuti l’anno scorso nella sola giornata del 25 aprile nelle località di Reggio Archi e Solano e i sequestri effettuati dallo stesso Noa di armi contraffatte e con matricole abrase».

«Chiediamo al ministro Romano – concludono le associazioni – che si riveda questa decisione senza precedenti e sia assicurato il massimo supporto all’operazione Adorno da parte del Nucleo operativo antibracconaggio del Corpo forestale dello Stato fino alla fine del passo migratorio, garantendo le necessarie risorse economiche per lo svolgimento dell’attività del Noa sullo Stretto e in tutti i punti sensibili del Paese rispetto al grave problema del bracconaggio».

(Fonte Lipu)