Giovani e radiazioni ionizzanti

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Lo studio condotto nelle scuole superiori del Lazio. L’indagine ha fatto emergere che la maggioranza dei giovani intervistati residenti in aree in cui si registrano potenziali fattori di incremento del rischio radiologico non solo non possiede a monte conoscenze nel merito ma addirittura non sa di frequentare quotidianamente una zona così caratterizzata

Quanto ne sanno i giovani di radiazioni ionizzanti? Quanta consapevolezza hanno del livello di esposizione e dei rischi connessi? A queste domande risponde lo studio condotto da Antonio Fasanella (Sapienza Università di Roma) e Manlio Maggi (Ispra, Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale) pubblicato nel volume «Le conoscenze giovanili sulle radiazioni ionizzanti. Intervento e valutazione nelle scuole superiori del Lazio», presentato presso il Centro congressi della Sapienza di Roma.
L’argomento «radiazioni ionizzanti», soprattutto se legato a eventi incidentali e alla presenza di fonti di rischio dovute ad attività umane, suscita sempre notevoli preoccupazioni nella popolazione. Ne è un chiaro indicatore il comportamento dei mezzi di comunicazione di massa, nei quali, anche in caso di eventi o di situazioni che dagli addetti ai lavori potrebbero essere ritenuti scarsamente significativi, si riscontra una evidente, puntuale attenzione ed enfatizzazione. Si tratta, infatti, di temi altamente «notiziabili» ma, come per altre complesse questioni di carattere scientifico, ciò non implica necessariamente una trattazione accurata, ragionevolmente completa e adatta a favorire una crescita culturale e una consapevolezza critica nei destinatari.
L’Ispra sta realizzando un programma, nell’ambito di una convenzione con il ministero dell’Ambiente e della tutela del territorio e del mare (Mattim), che mira alla messa a punto e alla sperimentazione di strategie comunicative efficaci per la diffusione di contenuti tematici legati al rischio radiologico. In tale direzione si colloca l’attività di ricerca che è stata svolta attraverso una convenzione con il dipartimento di Comunicazione e Ricerca sociale (CoRiS) della Sapienza Università di Roma.
Per poter disporre di un chiaro quadro di conoscenze preliminari relative ai destinatari del processo comunicativo, soprattutto per quanto attiene a esigenze, bisogni, motivazioni, interessi e, soprattutto, cognizioni già possedute in merito ai temi oggetto di comunicazione/trattazione, si è proceduto secondo la logica di una ricerca-intervento, privilegiando un disegno di indagine di tipo quasi-sperimentale. Per dare corso a tale linea, è stato individuato un target specifico, in relazione al quale predisporre, realizzare e valutare una campagna di informazione sulla radioattività e sui rischi ad essa connessi.

La scelta è caduta sugli studenti delle scuole medie superiori di quattro aree territoriali del Lazio, tre delle quali caratterizzate da problematiche legate alla radioattività naturale o artificiale, come Viterbo, la zona di Roma più prossima al Centro ricerche dell’Enea Casaccia e Latina, la restante, invece, in una posizione di «neutralità» rispetto al tema, come Frosinone. Si è proceduto, quindi, nel rispetto degli standard della ricerca sperimentale, alla selezione di un campione della circoscritta popolazione, alla suddivisione di esso in un gruppo sperimentale (Gs) e in un gruppo di controllo (Gc), alla somministrazione di un primo test (pretest) sui due gruppi (al fine di ottenere una base di dati sulle conoscenze relative al tema della radioattività, già in possesso degli studenti), all’attuazione della campagna di informazione presso il solo gruppo sperimentale, alla somministrazione di un secondo test (posttest) su entrambi i gruppi per valutare i cambiamenti intervenuti.
Gli studenti complessivamente raggiunti sono 2.635, mentre i casi considerati validi (presenti sia nella prima, sia nella seconda rilevazione per il Gc ed anche all’intervento formativo per il Gs) ammontano a 1.757 (845 nel Gs, 912 nel Gc).
L’indagine ha fatto emergere che la maggioranza dei giovani intervistati residenti in aree in cui si registrano potenziali fattori di incremento del rischio radiologico (sia per una maggiore incidenza di sorgenti naturali, sia per la presenza di determinati impianti) non solo non possiede a monte conoscenze nel merito (circa il 70% di essi si attesta, al pretest, su un livello di competenza complessivo basso/medio-basso), ma addirittura non sa di frequentare quotidianamente una zona così caratterizzata (quasi il 90% del campione raggiunto dichiara di non sapere se nei pressi della scuola frequentata esistano fonti di radiazioni ionizzanti).
Rispetto alle conoscenze complessivamente maturate a seguito dell’intervento formativo, il Gruppo sperimentale si caratterizza per un maggior volume di spostamenti in positivo dal pretest al posttest, ma anche per una maggiore incidenza dei forti balzi in avanti, cioè dei passaggi da punteggi bassi a punteggi alti di competenza. Il miglioramento riguarda soprattutto il Gs (56,2% per il Gs; 42,4% per il Gc); parimenti, il peggioramento in misura maggiore il Gc (49,6% per il Gc; 35,7% per il Gs), mentre le percentuali legate alla stabilità sono identiche nei due gruppi in analisi. Tutti gli istituti scolastici del Gs coinvolti nell’indagine (a parte qualche eccezione) presentano percentuali più consistenti di miglioramento rispetto al Gc; inoltre, all’interno del Gs, emergono dei contesti di eccellenza (con percentuali superiori al 70%) in cui l’intervento formativo ha avuto particolare successo.
Sfruttando il potere di sintesi di un coefficiente costruito sulla base dei dati disponibili, è possibile affermare, utilizzando un unico valore, che sul Gruppo sperimentale si registra un tasso di miglioramento pari al 20,2%, mentre il Gruppo di controllo si caratterizza per il valore negativo del -7,2%. Peraltro, per quanto nel Gs non si riscontri un miglioramento «eclatante», esso risulta essere decisamente diffuso, associandosi con la maggior parte dei sottoinsiemi in cui il gruppo si articola. Un risultato questo che si può considerare un successo pieno della ricerca-intervento, il cui scopo principale era proprio quello di informare tutti (e non solo qualcuno) su un importante tema di attualità.
D’altra parte, è risultata pienamente confortata dai dati l’idea che gli studenti maggiormente consapevoli, così come quelli più curiosi sul piano cognitivo, potessero più efficacemente recepire i contenuti della campagna Ispra; entro questo ristretto segmento si sono infatti registrati tassi di miglioramento delle conoscenze vistosamente più elevati rispetto alla media di miglioramenti nel Gs. Più precisamente, all’interno del Gs migliora ben il 73% degli invogliati attivi, incuriositi dalla lezione degli esperti e tesi all’approfondimento autonomo del tema della radioattività; gli altri profili giovanili del medesimo gruppo si caratterizzano per un miglioramento più contenuto che oscilla tra il 55% e il 67%. A ciò si aggiunga che un ambiente familiare ed un contesto scolastico stimolanti, l’interesse radicato per ciò che accade nel mondo e, in generale, per i temi di attualità, una maggiore sensibilità a monte verso il tema in analisi hanno mostrato di rappresentare condizioni favorevoli per un migliore attecchimento delle conoscenze sul fenomeno della radioattività.

(Fonte Uniroma1)