Clima – Tutti d’accordo: far «morire» Kyoto

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Le attività sono continuamente bloccate da controversie inestricabili fra Paesi sviluppati e Paesi in via di sviluppo, ma anche da veti incrociati perfino nell’ambito degli stessi Paesi sviluppati e degli stessi Paesi in via di sviluppo

Proponiamo l’editoriale pubblicato dal direttore Vincenzo Ferrara, sul sito di Eai-Enea.

 

Dopo due settimane di discussioni fra i delegati di 182 Paesi, si è chiuso a Bonn venerdì 17 giugno scorso, il secondo negoziato intermedio, dopo la Conferenza di Cancún del 2010, in preparazione della Prossima Conferenza di Durban a dicembre 2011. Un successivo incontro negoziale, inizialmente non previsto, sarà organizzato alla fine di settembre prossimo, ma ancora non è certa né la data né il luogo.

Il bilancio dei lavori appare molto disomogeneo. È stato certamente positivo sulle questioni operative trattate dai due gruppi di supporto tecnico e attuativo (Sbi e Sbsta). Nonostante questi due gruppi abbiano perso ben tre giorni iniziali, solo per mettersi d’accordo sull’agenda dei lavori da svolgere, alla fine qualche buon risultato lo hanno acquisito, soprattutto per quanto riguarda i meccanismi di cooperazione e di gestione delle azioni di adattamento ai cambiamenti climatici nei paesi più poveri, i meccanismi di trasferimento tecnologico per promuovere lo sviluppo pulito nei Paesi in via di sviluppo e per quanto riguarda la lotta alla deforestazione e al degrado del suolo, mentre sulle questioni finanziarie i lavori sono andati avanti al rallentatore. Sono state, invece, accantonate le nuove questioni quali: il «blue carbon» (assorbimento dell’anidride carbonica da parte della vegetazione marina), i «diritti della natura e l’integrità degli ecosistemi» ed il programma sull’agricoltura.

Il bilancio può definirsi, invece, fallimentare sulle questioni politico-negoziali trattate dai due gruppi di lavoro (Agw-Lc e Agw-Kp), che hanno il compito di costruire le bozze di due trattati (il protocollo di Kyoto emendato da prorogare fino al 2020 e il nuovo trattato di lungo periodo con gli obiettivi da raggiungere al 2050), ma anche il dovere di negoziare come questi due trattati possono fra loro integrarsi nel quadro delle strategie e dell’obiettivo ultimo della Convenzione quadro sui cambiamenti climatici (Unfccc). Ebbene, questi due gruppi, nonostante abbiano lavorato intensamente attraverso la costituzione di alcune decine di «contact groups» e «informal groups», collegati a una fitta rete di «facilitators», non sono riusciti ad acquisire alcun risultato. Il motivo principale è che le attività sono continuamente bloccate da controversie inestricabili fra Paesi sviluppati e Paesi in via di sviluppo, ma anche da veti incrociati perfino nell’ambito degli stessi Paesi sviluppati e degli stessi Paesi in via di sviluppo.

Pertanto, la situazione è giunta a un punto che appare alquanto paradossale: da una parte quasi tutti i meccanismi tecnici e di attuazione concreta degli accordi di Cancún sono già pronti per funzionare, dall’altra parte nulla si sa, o è ancora certo, su come tali accordi si tradurranno in impegni di riduzione (sul breve e lungo periodo), in strategie di attuazione (di breve e lungo periodo) e in azioni concrete, legalmente vincolanti o meno. Ma, non è ancora chiaro neppure se tutto ciò farà parte di un trattato soltanto, oppure di due trattati separati, oppure di un unico trattato integrato.

Il Segretario esecutivo della Unfccc: Christiana Figueres, nel chiudere i lavori, non ha nascosto le sue preoccupazioni ed ha esortato tutti i leader politici mondiali a sciogliere l’intricata matassa delle controversie che paralizzano i negoziati e che impediscono di quantificare impegni concreti e di definire azioni condivise.

Il Protocollo di Kyoto scade il 31 dicembre 2012, e allo stato attuale dei negoziati, non potrà essere sostituito da alcun trattato alternativo, visti i tempi ormai troppo ristretti che ci separano dal 1° gennaio 2013. Secondo gli esperti Enea, che seguono il processo negoziale, è probabile che a Durban si decida di ripartire da nuove basi per conseguire risultati equivalenti a quelli che questo negoziato non riesce a produrre, ma riguadagnando parte del tempo perduto. Nel frattempo, il clima continua a cambiare, anche se, per le azioni volontarie di cooperazione internazionale, rimane stabile sullo sfondo il quadro di riferimento generale costituito dalla Convenzione Unfccc, corredato dalle altisonanti, quanto vuote, dichiarazioni politiche di buona volontà.