E le auto vanno con l’olio fritto

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L’esperienza di una ditta modenese. Esiste da tempo la condizione necessaria affinché si utilizzino oli vegetali come carburanti per auto. La notizia non è nuova e periodicamente si rianimano le speranze di chi volentieri sperimenterebbe il biodiesel «faidate»

Questa volta l’Italia fa da maestra: a Modena la Havi Logistics, una multinazionale con una sede anche a Bomporto, si è lanciata nell’avventura dei bio-carburanti, ossia di quelle fonti di energia combustibile che alimentano le nostre autovetture.

In pratica, viene letteralmente recuperato l’olio fritto delle varie friggitorie della zona e, grazie ad un processo nemmeno complicatissimo di raffinazione, si ottiene biodiesel di ottimo livello.

Il progetto è stato preceduto da uno studio durato quasi 2 anni, durante il quale sono state attuate verifiche di fattibilità tecnica ed organizzativa dei processi che si sarebbero dovuti attivare: primo fra tutti quello relativo all’impatto dell’introduzione di biodiesel sui mezzi della flotta Havi Logistics, in termini di eventuali rischi per il motore dei mezzi e per tutte le componenti in cui transita il biodiesel.

Ecco qui elencati i risultati già ottenuti dall’azienda in questione dal punto di vista sociale, economico, ambientale:

– recupero di 150 tonnellate di olio usato dai ristoranti;

– produzione di equivalenti tonnellate di Biodiesel;

– produzione di circa 600 tonnellate di mix diesel-biodiesel che permette di percorrere circa 4.000.000 Km anno a ridotte emissioni inquinanti, pari ad una riduzione superiore a 100.000 Kg di CO2.

Insomma, parrebbe esistere davvero un’alternativa «verde» al diesel.

Anche se il primo segno rappresentativo della possibilità concreta di viaggiare in auto in maniera eco-sostenibile ci è stato gentilmente offerto già anni fa dall’olio di colza.

Esiste da tempo, difatti, la condizione necessaria affinché si utilizzino oli vegetali come carburanti per auto.

La notizia non è nuova e periodicamente si rianimano le speranze di chi volentieri sperimenterebbe il biodiesel «faidate», facendo ressa nei supermercati per scorte improvvisate di olio di semi per la propria vettura.

Sì, perché il vero biodiesel viene prodotto principalmente con olio di colza e di girasole.

L’olio di colza è amico dell’ambiente da tanto tempo: è un olio vegetale alimentare, prodotto dai semi della pianta, che trovava uso già intorno al 1200 per l’illuminazione delle strade nei paesi del nord Europa.

Il motore di Rudolph Diesel (il motore Diesel) venne originariamente pensato alla fine dell’800 dal suo inventore per funzionare con olio vegetale, ma in seguito fu sostituito dall’olio minerale petrolchimico detto gasolio-diesel.

Oggi si è riscoperto che l’olio di colza, opportunamente trattato e trasformato in biodiesel, può essere utilizzato come biocarburante per i motori Diesel.

Costa mediamente 99 centesimi di euro al litro e inquina il 98% in meno del gasolio normale senza alterare le prestazioni dell’autovettura.