Trivellazioni alle Tremiti – Ma il gioco vale la candela?

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Il ministero dell’Ambiente, con il decreto 126/2011, valuta positivamente, sotto il profilo della compatibilità ambientale, un programma d’indagini sismiche proposto dalla Petroceltic Italia srl, programma volto ad individuare la possibilità di poter sfruttare giacimenti petroliferi sottomarini al largo delle coste abruzzesi, molisane e pugliesi

Legambiente, insieme ad altre associazioni ambientaliste, ha impugnato dinanzi al Tar del Lazio il decreto del ministero dell’Ambiente (126/2011) che valuta positivamente, sotto il profilo della compatibilità ambientale, un programma d’indagini sismiche proposto dalla Petroceltic Italia srl, programma volto ad individuare la possibilità di poter sfruttare giacimenti petroliferi sottomarini al largo delle coste abruzzesi, molisane e pugliesi.

La Petroceltic è un’azienda di ricerca idrocarburi, specializzata nell’attività di ricerca esplorativa e produzione idrocarburi; la stessa ha, a partire dal 2005, avviato in Italia un’importante attività di studio e ricerca. Da tale data, ha aumentato la sua presenza nel Paese sia a terra, principalmente in Val Padana, sia in mare aperto, principalmente nella fascia centrale del mar Adriatico che, ricadendo nel più ampio bacino del Mediterraneo, rappresenta, per l’azienda, il luogo di maggiore interesse strategico.

Ed è da queste evidenze che partono le contestazioni avanzate dalle associazioni ambientaliste dislocate sul territorio, le quali, si vedono particolarmente minacciate da questa folle corsa allo sfruttamento dei luoghi, per la maggior parte protetti e comunque esistenti in un bacino, quello Mediterraneo, essenzialmente chiuso, e delle risorse in esso contenute.

Le associazioni coinvolte in questa reazione hanno ravvisato nel procedimento del ministero numerosi vizi formali e sostanziali che inducono a dubitare della corretta valutazione degli impatti ambientali, eventualmente provocati dalle lavorazioni, che verrebbero arrecati all’ambiente marino. Inoltre, le stesse hanno anche sottolineato il mancato coinvolgimento della regione Puglia durante l’iter procedurale, nonostante le isole Tremiti siano più vicine alla potenziale area di ricerca dei comuni costieri di Abruzzo e Molise. E questo atteggiamento è probabilmente da imputare al voler evitare un ennesimo parere sfavorevole, da parte della regione Puglia, che già l’anno scorso si era opposta ad un altro progetto di ricerca alle Tremiti proposto dalla medesima società.

E il programma d’indagini sismiche presentato dalla Petroceltic Italia srl è solo una frazione di un più ampio progetto industriale che include 11 aree di indagine petrolifera, tutte confinanti tra loro, per un totale di 4000 chilometri quadrati di mare territoriale. Ed è qui l’ennesimo nodo della questione; la richiesta di autorizzazione che ha visto rilasciare dal ministero dell’Ambiente un parere positivo, ha formato oggetto di una Valutazione d’impatto ambientale (Via) singola, nella quale non è stato inserito alcun riferimento alla valutazione delle interferenze e degli impatti cumulativi riferiti al progetto visto nella sua interezza e questo contravvenendo a quanto, solo un anno fa, era affermato dal giudice amministrativo in relazione a un analogo progetto di ricerca frazionato in lotti della società Northern Petroleum (cfr. sentenza Tar Puglia – Bari, n. 2602/2010).

In definitiva, è partita una «lottizzazione» senza scrupoli del mare italiano che non risparmia nemmeno le aree marine protette. Una ricerca frenetica per individuare ed estrarre i 129 milioni di tonnellate che, secondo le stime del ministero dello Sviluppo economico, sono recuperabili dal mare e dalla terra italiani. Ma il gioco vale la candela? Sicuramente no, visto che, agli attuali ritmi di consumo, le riserve stimate in maniera preventiva consentirebbero all’Italia di tagliare le importazioni per soli 20 mesi e questo al costo ben più oneroso di rischiare di ipotecare per sempre il futuro di intere aree di importante valenza naturalistica e turistica.