L’Acquedotto pugliese svende immobili di pregio

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Si tratta  delle ex case cantoniere lungo la condotta principale che sono immobili di pregio ambientale e storico-culturale, alcune ricadenti in area Parco nazionale dell’Alta Murgia. La nota denuncia il gravissimo clima di indifferenza istituzionale

Il Forum ambientalista, Associazione ecologista nazionale impegnata nella difesa del territorio e dell’ecosistema, segnala la «svendita» di alcuni immobili dell’Acquedotto pugliese che ricadono in zona parco dell’Alta Murgia e che rivestono una notevole importanza.

«Negli ultimi mesi – si legge nella nota a firma del presidente, Michele Di Lorenzo – abbiamo verificato sul sito-web di Aqp che, nonostante i reiterati richiami alla problematica della alienazione di immobili di pubblico interesse, nella pagina relativa alle alienazioni stesse, comparivano ancora i riferimenti alle antiche case cantoniere lungo la condotta principale dell’Acquedotto Pugliese e, nello specifico del territorio ricadente in area protetta “Alta Murgia”, alle case-cantoniere “S. Magno” e “S. Giuseppe” (territorio di Corato), nonché “MaGenzano”, posta ai piedi di Castel del Monte, in agro di Andria. Da notizie in nostro possesso risulta che, al momento, le procedure per la loro vendita sarebbero in fase conclusiva. Ne deriva che, nel silenzio generale e con gli Enti locali muti o semplicemente dormienti, sta per essere consumato un ulteriore danno a carico della collettività: l’alienazione di parte del patrimonio più caratteristico e pregiato dell’Alta Murgia».

Si tratta, sottolinea la nota, di immobili appartenenti ad un unico sistema organico di infrastrutture architettoniche «di alto valore paesaggistico e storico-culturale, che si sviluppa lungo il canale principale dell’Acquedotto Pugliese, dal Salento fino all’Irpinia su cui, pure, ricadono programmi e progetti di mobilità ciclo-pedonale interregionale, da parte della Regione Puglia, che ne è proprietaria. Si tratta, in altre parole, di beni dall’inestimabile valore, che possiedono potenzialità enorme ai fini del turismo culturale e naturalistico (la ciclovia prevista dovrebbe essere opera prioritaria per i vari fondi Fesr-Fas).

«Non si tratta – continua la nota del presidente – di mettere sullo stesso piano i beni comuni come l’acqua con i beni pubblici patrimoniali, ma in una Regione che si vuole paladina della difesa dei beni pubblici non possiamo certo permetterci disattenzioni su un tema tanto delicato, soprattutto quando i beni sono svenduti per cifre irrisorie, pena la subalternità alla disastrosa politica demaniale del governo nazionale».

Il Forum ambientalista fa presente che in passato aveva già denunciato la cosa ed evidenzia tutto il suo rammarico per la mancanza di risposte.

«Si tratta di un tema, purtroppo, trascurato e da cui dipende invece la possibilità di tutelare parti consistenti di beni pubblici di un’area protetta e della loro valorizzazione dal punto di vista economico e turistico. Eppure, in siti fondamentali per l’integrità del Parco, come Lama Genzana, si potrebbe pensare a progetti rilevanti, anche a regia regionale, provinciale (se quest’ultimo termine avesse ancora un significato) comunale o da parte dell’Ente Parco, che pure ha previsto i relativi specifici programmi all’interno della proposta di Piano del Parco adottata nel 2010, e che a tale scopo aveva sollevato formale eccezione sull’argomento della paventata vendita dei beni presso la Regione nel 2010. Assistere inermi all’opera che l’incuria e l’abbandono svolgono quotidianamente e poi scoprire che quei pochi beni sopravvissuti vengono alienati a privati per pochi euro, è uno scempio politico e culturale. Come pure, ad es., sarebbe previdente, e dovuto, da parte della Regione, conservare al pubblico patrimonio, specie se ricadente in aree protette:

1) i residui beni ex-Ersap (terreni e fabbricati),

2) tutti quei terreni ed immobili in zone agricole di pregio ambientale che, sottratti forzosamente e discutibilmente oltre 10 anni or sono, ai comuni ed ai patrimoni ospedalieri delle varie comunità, che ne erano (e ne sono) i veri e legittimi eredi, sono transitati alle AA.SS.LL., e che, attualmente sono in fase di alienazione previa procedura di cartolarizzazione, come, sciaguratamente sta accadendo in altre regioni, specie del centro-sud, lì dove le carenze finanziarie ed i debiti in ambito sanitario sono più accentuati (tuttavia il corrispettivo della vendita di tali immobili poco risolverebbe visto il loro basso valore di mercato, a fronte del loro intrinseco e/o potenziale valore ambientale). Sono beni fondamentali per la realizzazione di un sistema pubblico di gestione turistica del nostro territorio su cui insistiamo dal tempo: immaginare un grande comprensorio dedito allo sviluppo del turismo naturalistico e culturale (a parte la prioritaria conservazione ambientale), posto a pochi chilometri dall’area metropolitana, è una scommessa politica che dovrebbe interessare Regione, Ente Parco, Province e Comuni».

«Per quanto riguarda – conclude la nota – i beni architettonici e, nello specifico, le case cantoniere dell’Aqp, è bene ricordare che si tratta di beni sottoposti “ope legis” alla tutela del Codice dei Beni Culturali (vedi anche cantoniere di “Baracchia” e “Gadaleta” in area boscata e zona 1 del Parco in territorio di Ruvo di P., che sarebbero state svendute entrambe, per quanto ci risulta, negli ultimi tempi, a prezzi irrisori, stante anche il loro alto valore aggiunto in termini ambientali e paesaggistici, nell’indifferenza generale, con procedure di Aqp S.P.A. quantomeno discutibili, a nostro parere). Rispetto al grave clima di indifferenza ed al pericolo che si disperda un patrimonio inestimabile chiamiamo il Presidente della Regione, i competenti Assessorati regionali, i Presidenti delle Province Bari e Bat, il Commissario dell’Ente Parco Nazionale e i Sindaci delle Città interessate ad intervenire immediatamente. È appena il caso di rammentare che tali ultimi enti potrebbero, anzi dovrebbero, a nostro avviso, esercitare senza indugio il diritto di prelazione sull’acquisto di questi beni immobili, quale extrema ratio, qualora la Regione non ritenga di affidare loro, a titolo gratuito, gli stessi immobili col vincolo della loro preservazione e valorizzazione. Come pure riteniamo che sarebbe d’obbligo da parte della competente Soprintendenza ai Beni Culturali, esercitare le proprie prerogative, in forza della legge vigente».