Sì definitivo. Il Sistri è risorto

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La verifica tecnica delle componenti software e hardware e l’organizzazione di test di funzionamento con l’obiettivo di coinvolgere la più ampia partecipazione degli utenti. Le principali novità introdotte. Coda di polemiche con il ministro dell’Ambiente, Stefania Prestigiacomo

La Camera, con 316 voti favorevoli e 302 contrari, ha votato la fiducia posta dal ministro per i Rapporti con il Parlamento, Elio Vito, a nome del Governo, sull’approvazione dell’articolo unico del disegno di legge, di conversione del decreto-legge 13 agosto 2011, n. 138, recante ulteriori misure urgenti per la stabilizzazione finanziaria e per lo sviluppo (C. 4612).

All’interno del disegno di legge approvato dal Senato della Repubblica il 7 settembre 2011, trasmesso dal Presidente del Senato della Repubblica l’8 settembre 2011 e approvato dalla Camera, spunta la questione Sistri (Sistema di controllo della tracciabilità dei rifiuti).

Quello che per molto tempo è stato al centro di polemiche e controversie di varia natura è ritornato alla ribalta e a scandire tale reintroduzione è quanto scritto in due commi, 2 e 3, dell’articolo 6 del disegno di legge approvato, gli stessi commi che, inseriti nel D. Lgs 138/2011, nemmeno un mese fa, ne avevano stabilito la sua piena abrogazione. Il Sistri entrerà in vigore dal 9 febbraio 2012, salvo ulteriore proroghe, e queste sono le principali novità introdotte:

– l’avvio per i produttori di rifiuti pericolosi fino a 10 dipendenti sarà deciso da un Decreto del ministero dell’Ambiente, e non potrà essere antecedente al 1° giugno 2012;

– un Decreto congiunto del ministero dell’Ambiente e di quello della Semplificazione Amministrativa stabilirà i rifiuti «non critici» (ma quale sarà il parametro che li stabilirà «non critici»?) per l’ambiente. Solo questi rifiuti, anche se pericolosi, continueranno ad essere tracciati con i registri di carico/scarico, i formulari di identificazione rifiuto (Fir) e il modello unico di dichiarazione ambientale (Mud);

– gli operatori che producono soltanto rifiuti soggetti a ritiro obbligatorio potranno delegare gli adempimenti Sistri ai Consorzi di recupero.

Inoltre, al fine di garantire un adeguato periodo transitorio per consentire la progressiva entrata in operatività del Sistri e un’efficacia del funzionamento delle tecnologie connesse al complesso, il ministero dell’Ambiente e della tutela del territorio e del mare, attraverso il concessionario Sistri, ha assicurato sia la verifica tecnica delle componenti software e hardware, presumibilmente convertibili a tecnologie di utilizzo più semplice rispetto a quelle attualmente previste, sia l’organizzazione, in collaborazione con le associazioni di categoria maggiormente rappresentative, di test di funzionamento con l’obiettivo di coinvolgere la più ampia partecipazione degli utenti.

E fatte queste rassicuranti premesse, attorno al sistema Sistri continua a registrarsi una nebbia sempre più fitta; infatti, all’inchiesta aperta dalla procura di Napoli nei confronti della Selex Management (Finmeccanica) e Viacom, nell’ambito dell’inchiesta sulle presunte irregolarità nell’aggiudicazione dell’appalto per la realizzazione del Sistri, si aggiunge ora l’iniziativa avviata dalla Commissione parlamentare d’inchiesta sul ciclo dei rifiuti e sulle attività illecite ad esso connesse (Commissione Ecomafie) con l’apertura di un’indagine che ha l’intento di portare alla luce le ragioni del tortuoso percorso seguito dall’avvio del Sistri e dei motivi del segreto di Stato introdotto sull’affidamento dell’appalto per lo smaltimento delle eco-balle accumulate nell’area di Napoli.

Inoltre, è notizia degli ultimi giorni, lo scontro tra il ministro Prestigiacomo e la R.ETE. Imprese Italia (Casartigiani, Cna, Confartigianato, Confcommercio, Confesercenti). Il ministro Prestigiacomo, infatti, ha esplicitato la sua convinzione che, la mancata funzionalità raggiunta dal Sistri, elemento questo che, a suo dire, ha rafforzato l’idea di una sua piena abrogazione, sia dovuta ad «un’allergia dei controlli da parte delle imprese». A queste accuse, le associazioni di categoria hanno reagito duramente chiarendo che «sono ben altri i motivi che hanno ostacolato l’attuazione del Sistri: procedure complicate e costose, problemi e ritardi nella distribuzione dei dispositivi Usb e nell’installazione delle black box, malfunzionamenti dovuti a difetti strutturali nell’hardware e nel software, continui correttivi legislativi e procedurali».

In definitiva, nessuno mette in dubbio la necessità di combattere le ecomafie che vanno a intaccare soprattutto quelle aziende che operano onestamente nel garantire al Paese un’adeguata gestione dei rifiuti ma gli strumenti per assicurare l’efficienza del servizio devono essere semplici, economicamente poco intaccanti e coerenti con gli alti valori morali che il sistema impone quali propositi inderogabili.