In arrivo una maximulta per la pesca

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Si continuano ad usare reti illegali. Una nota dell’Enpa: «Il nostro Paese era già stato condannato dalla Corte di Giustizia europea nel 2009, ma da allora, come certifica la Commissione, non è stato fatto nulla per rispettare gli obblighi imposti dalla normativa europea»

Un’altra tegola in arrivo per le tasche degli italiani. Se entro due mesi dal ricevimento della lettera della Commissione europea l’Italia non rispetterà il divieto europeo di fare uso delle reti da posta derivanti, tra cui le spadare, gli italiani potrebbero essere costretti a pagare una multa salatissima.

«Il nostro Paese – spiega il direttore scientifico dell’Enpa, Ilaria Ferri – era già stato condannato dalla Corte di Giustizia europea nel 2009, ma da allora, come certifica la Commissione, non è stato fatto nulla per rispettare gli obblighi imposti dalla normativa europea sebbene giaccia presso l’ufficio legislativo del ministero dell’Ambiente la nostra proposta di decreto per salvare gli animali e salvarci dalle multe».

Recenti ispezioni nei nostri mari hanno infatti evidenziato che non ci sono stati miglioramenti significativi rispetto alla situazione esistente prima della sentenza della Corte. Al contrario è emerso che «l’uso illegale delle reti da posta derivanti è assai diffuso in Italia e che i provvedimenti adottati dalle autorità nazionali non sono sufficienti né abbastanza efficaci per scoraggiare il ricorso a questo metodo di pesca».

«L’Enpa – prosegue Ferri – ha più volte denunciato il colpevole disinteresse del nostro governo su questa materia. A pagarne le conseguenze sono stati e sono, in prima istanze, gli abitanti del mare, le reti da posta derivanti catturano oltre l’80% delle specie accessorie e causano la morte di migliaia di cetacei e tartarughe, ma anche gli italiani che, in un momento non certo propizio per l’economia, si troveranno a pagare un altro, assurdo, balzello».

(Fonte Enpa)