Crollo a Barletta, disastro annunciato

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«La terribile tragedia di Barletta è il segnale inequivocabile che il nostro patrimonio edilizio, in gran parte risalente agli anni 50 e 60, ha bisogno di controlli e regole certe e non di deregulation e fai da te»

«L’inaccettabile ripetersi di terribili sciagure, laddove si vive e si lavora, impone l’accertamento rigoroso delle cause e delle responsabilità». Lo afferma il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano in un messaggio inviato al sindaco di Barletta, la cittadina pugliese dove è crollata una palazzina provocando la morte di cinque persone, operaie, donne che lavoravano in nero senza contratto per pagare affitti, mutui, benzina, per poter vivere, anzi sopravvivere. «Si dovrà procedere con l’accertamento rigoroso delle cause e delle responsabilità. L’impegno di tutti, poteri pubblici e soggetti privati, è quello di tenere sempre alta la guardia sulle condizioni di sicurezza delle abitazioni e dei luoghi di lavoro con una costante azione di prevenzione e di vigilanza».

E già si indaga per disastro e omicidio colposo. La Procura della Repubblica di Trani ha avviato un’inchiesta e sta in particolare verificando se il crollo possa essere messo in relazione con i lavori di demolizione di un rudere attiguo all’edificio collassato. Intanto in queste ore è emerso che al Comune era stato chiesto di predisporre verifiche statiche sull’immobile.

Insomma, da queste prime battute al quadro tragico derivante dalla lettura di quanto accaduto si associa il pensiero, sempre più reale, che a muovere la scena di questo terribile fatto di cronaca siano stati temi come l’abusivismo, la deregulation, elementi questi non nuovi nella memoria di un Italia che ha troppe volte dovuto piangere vite sepolte sotto la mala-edilizia. Difetti strutturali, deroghe e mancato rispetto delle regole.

E anche Legambiente, nella persona del suo responsabile Urbanistica, Edoardo Zanchini, evidenzia: «La terribile tragedia di Barletta è il segnale inequivocabile che il nostro patrimonio edilizio, in gran parte risalente agli anni 50 e 60, ha bisogno di controlli e regole certe e non di deregulation e fai da te». Abusivismo, semplificazioni sul modello del Piano casa e della Segnalazione certificata di inizio attività (Scia), agevolazioni che consentono di avviare un’attività produttiva senza aspettare il via libera dell’amministrazione, contribuiscono concretamente ad aumentare il rischio di crolli per tutti quegli edifici vecchi, mai controllati, che subiscono, più o meno legalmente, modifiche strutturali in barba a ogni principio di sicurezza e rispetto del territorio e del paesaggio.

E intanto domande sul caso di Barletta si affollano e cercano risposte. È d’obbligo chiedersi, ad esempio: È stato fatto un rilievo statico-strutturale dell’immobile? Sono state messe in campo competenze ingegneristiche volte a comprovare la sicurezza dell’edificio? È evidente la presenza di transenne necessarie a circoscrivere i luoghi di una manutenzione effettuata sulla palazzina vicina; sono state prese in esame le eventuali azioni d’interferenza che tali operazioni avrebbero potuto provocare allo stabile crollato? Sono state sostenute le strutture eventualmente interessate da instabilità strutturale? Il crollo è stato preannunciato da segnali come scricchiolii e allargamento di crepe; perché non è stato avviato un immediato sopralluogo tecnico e uno sgombero dell’edificio?

Da quanto accaduto deriva una visione assolutamente approssimativa dell’edilizia nazionale, la stessa basata solo sulle semplificazioni che fanno sì che l’Italia rischi, ad esempio per un’altra questione legata però sempre all’edilizia, una procedura di infrazione sul tema dell’efficienza energetica degli edifici, effettuata questa con il solo rilascio di autocertificazioni e senza alcun controllo degli impianti.

È necessario garantire la sicurezza degli edifici attraverso una manutenzione statica ed energetica periodica con l’introduzione del famoso libretto del fabbricato, utilissima carta d’identità dell’edificio, documento previsto per legge ma mai introdotto a causa dell’ostruzionismo da parte delle lobby dei proprietari di case.

In definitiva, all’alba del terzo millennio non è concepibile che le abitazioni degli italiani non siano sicure e che ogni cittadino ha, in un raggio molto piccolo attorno a casa propria, motivi per non essere sicuro. Bisogna garantire il recupero qualitativo del patrimonio edilizio nazionale avendo come obiettivo quello di garantire la sicurezza dei cittadini e la migliore vivibilità degli edifici e del territorio.