La geologia nelle scuole per tutelare il territorio

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Le alluvioni ci sono sempre state, e così anche la costruzione geologica del sottosuolo e del suolo; quello che è cambiato è come l’uomo, nel tempo, abbia imposto la sua impronta sul mondo

Varare una nuova legge di governo del territorio, rilanciare il Servizio geologico nazionale, promuovere lo studio della geologia nelle scuole superiori e all’Università, correggere la Legge Gelmini per consentire la sopravvivenza dei dipartimenti di Geologia nelle Università.

Questi in estrema sintesi i cinque punti chiave di un appello-denuncia lanciato dai geologi italiani, al termine di una giornata di studi, convocata a Firenze, volta a ricordare la storia della geologia in Italia dal Risorgimento in poi.

È scontato dire che la comunità scientifica e professionale dei geologi, presente in numero massiccio all’incontro, abbia denunciato in maniera forte l’attuale «momento di difficoltà, senza precedenti nella storia del Paese, determinato dalla mancanza di investimenti a sostegno delle attività di ricerca e di formazione, dalla insufficiente attenzione ai problemi geologici dell’ambiente e del territorio, dallo scarso interesse per la cultura geologica nazionale e dalla sostanziale assenza di riconoscimenti istituzionali».

Ed è per l’ennesima volta, mentre tante aree del Paese sono interessate da frane ed alluvioni, che si deve constatare, purtroppo contando anche le vittime di questa silenziosa piaga nazionale che non vede una regimazione, quanto l’Italia sia esposta per la quasi totalità a rischio idrogeologico e quanto sia estremamente vulnerabile agli eventi meteorologici ed ai cambiamenti climatici.

Le cause di questi disastri sono imputabili ad una incontrollata speculazione edilizia, all’assenza di un monitoraggio costante e tutelativo, alla parziale se non intangibile prevenzione. Le alluvioni ci sono sempre state e così anche la costruzione geologica del sottosuolo e del suolo; quello che è cambiato è come l’uomo, nel tempo, abbia imposto la sua impronta sul mondo. Si è costruito in zone dove non era possibile farlo, dentro i fiumi, sui versanti stabili e instabili, costruzioni semmai prima abusive e poi condonate o realizzate sfruttando, semplicemente, le maglie larghe della legislazione in materia. A questi problemi creati dall’uomo si devono poi aggiungere i terremoti e le eruzioni vulcaniche che rappresentano altri fattori, naturali e permanenti, di elevato rischio geologico per il Paese.

E nonostante l’Italia, dopo il 1998, rappresenti l’unico Paese al mondo ad aver completato la perimetrazione delle aree a rischio idrogeologico, ancora oggi, «come dimostrano i recenti eventi di cronaca, le prime piogge autunnali si traducono in disastri e le nostre costruzioni, anche recenti, risultano vulnerabili a terremoti perfino di modesta intensità».

Alla luce di queste premesse, i tecnici del territorio e della tutela del paesaggio manifestano un «inadeguato collegamento e coordinamento della normativa ai relativi strumenti operativi di gestione del territorio».

Quello che manca è una nuova Legge di governo del Territorio che, visto lo stato dei fatti ormai prassi degli ultimi anni, risulta assolutamente necessaria; la nuova Legge servirebbe non per introdurre nuovi vincoli o strumenti, ma per coordinare quelli già esistenti in un quadro organico integrato.

«I vari strumenti urbanistici, i Piani di Bacino, i Piani di Assetto Idrogeologico, i Piani di Protezione Civile e la normativa tecnica per le costruzioni devono essere elementi integrati e coordinati fra loro e si devono basare su un’analisi multi – rischio del Territorio, condotta secondo rigorosi criteri scientifici».

In definitiva, l’assetto geologico deve rappresentare il criterio centrale per la valutazione dei rischi e per la pianificazione di uno sviluppo del territorio sostenibile e in condizioni di sicurezza, elementi questi raggiungibili garantendo anche un adeguato rilancio del Servizio geologico d’Italia e auspicando il completamento della Carta geologica d’Italia, realizzata solo per il 40% del territorio nazionale. E a questo approccio tecnico bisogna aggiungere un lavoro culturale, ben più ampio, che deve portare la geologia ad essere discussa nelle scuole perché solo se c’è cultura geologica si percepiscono i problemi geologici e si evitano comportamenti scorretti.