Migratori a rischio per il riscaldamento globale

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In Italia sono 15 le specie che rischiano di estinguersi come nidificanti, tra cui aironi, gabbiani e rapaci. Fernando Spina, dirigente Ispra, ha assunto la carica di presidente del Comitato scientifico della Convenzione di Bonn

«La decisione adottata al vertice mondiale di Durban di rimandare al 2015 la stipula di un nuovo accordo vincolante sulle emissioni di gas serra nell’atmosfera (post Kyoto) rischia di aggravare lo scenario del riscaldamento globale e con esso i danni alla biodiversità, in particolare per gli uccelli selvatici». Lo dice oggi la Lipu-BirdLife Italia, in occasione del convegno della Società italiana di Biogeografia, in corso in questi giorni a Roma, intitolato «I cambiamenti spaziali e temporali nella biodiversità».
I rischi che gravano sulla natura, nel caso si confermino gli scenari di un riscaldamento climatico pari a due gradi o addirittura di tre gradi entro fine secolo, come ipotizzato nel 2008 dall’Atlante climatico degli uccelli nidificanti in Europa, realizzato da BirdLife International con l’Università di Durham e la Rspb, sono quelli di «uno spostamento dell’areale di riproduzione degli uccelli di centinaia di chilometri verso Nord, che causerà estinzioni di molte specie, in particolare di quelle endemiche o molto concentrate».

In Italia sono 15 le specie che rischiano di estinguersi come nidificanti, tra cui aironi, gabbiani e rapaci. Qualche segnale incoraggiante proviene dalla recente Conferenza delle parti (Cop 10) della Convenzione sulla conservazione delle specie migratrici (Cms), che ha adottato decisioni importanti per lo stato di conservazione degli uccelli migratori a livello globale: dallo sviluppo di un piano d’azione sulle flyways (rotte di migrazione) Africa-Eurasia, allo sviluppo di linee guida per minimizzare i rischi di avvelenamento degli uccelli, fino all’applicazione di quelle per la minimizzazione degli impatti degli elettrodotti sugli uccelli.
Un altro segnale importante è il prestigioso incarico conferito a Fernando Spina, dirigente di ricerca dell’Ispra, che ha assunto la carica di presidente del Comitato scientifico della Convenzione di Bonn, una decisione che conferisce prestigio all’Istituto stesso e per tutta la ricerca ornitologica italiana. La relazione che verrà esposta al convegno di Roma da Fernando Spina evidenza l’influenza, e i rischi, che i cambiamenti climatici esercitano sugli uccelli migratori.

Le serie temporali prodotte dal Centro nazionale di inanellamento Ispra e composte da 30 anni di dati «hanno consentito di mostrare – spiega Spina – come il mutamento climatico stia agendo significativamente su specie di migratori a lungo raggio, anticipandone la data di partenza dalle aree di svernamento nell’Africa sub-sahariana». L’arrivo anticipato degli uccelli in Europa, causato dai cambiamenti climatici, provoca una asincronia tra la fase della migrazione e quella della riproduzione, nel senso di una possibile mancanza di risorse alimentari disponibili in quel momento per gli uccelli.
«Auspichiamo che le diplomazie internazionali possano al più presto trovare un accordo per la riduzione significativa delle emissioni di gas serra – afferma Fulvio Mamone Capria, presidente Lipu -. Vorremmo sottolineare il grande impegno che l’Ispra sta dedicando al tema dei rapporti tra cambiamenti climatici e avifauna in Italia, e crediamo che la recente nomina di Fernando Spina a presidente della Convenzione di Bonn possa fornire un prezioso contributo all’azione dell’Istituto.

(Fonte Ispra)