Uso del territorio – A Molfetta vince il principio di precauzione

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Il Tribunale Superiore delle Acque Pubbliche ha confermato il lavoro svolto dall’Autorità di Bacino della Puglia (Adbp), giudicato coerente, accurato e rafforzato dal giudizio del Ctu, Maurizio Giugni, a seguito di istruttoria

E dopo una lunga battaglia che ha visto l’associazione del cigno, Legambiente, esposta in prima fila nel chiedere la difesa del territorio di Molfetta (Bari), ecco arrivata la vittoria tanto attesa.

Con sentenza n. 113/2012 il Tribunale Superiore delle Acque Pubbliche (Tsap) ha infatti respinto il ricorso proposto dal Comune di Molfetta per l’annullamento della delibera n. 11/2009 con cui il Comitato istituzionale dell’Autorità di Bacino della Puglia (Adbp) ha approvato la perimetrazione di vaste aree, nel territorio comunale di Molfetta, ad alta pericolosità idraulica evidenziando situazioni di rischio aggravate dalla edificazione intensa e disorganica degli ultimi decenni.

Un rischio idrogeologico indotto, ossia non dettato dalla natura del territorio ma da una gestione sbagliata dello stesso dovuta all’approvazione di Piani di insediamento produttivo (Pip), che hanno visto sempre più soffocata l’integrità del suolo cittadino. Una storia quella dei Pip che a Molfetta inizia nel lontano 1976 e prosegue sino ai nostri giorni e vede un grande «avversario»: il Piano di assetto idrogeologico (Pai) che approvato dal Comitato istituzionale dell’Adbp riporta cartografie che perimetrano aree ad alta, media e bassa pericolosità idraulica riguardanti, anche, il territorio di Molfetta.

Il Tsap ha respinto tutti i motivi di ricorso, confermando il lavoro svolto dall’Adbp, giudicato coerente ed accurato, mentre l’istruttoria svolta dal Ctu, il prof. ing. Maurizio Giugni, ha ritenuto non condivisibili le obiezioni tecniche sollevate dal Comune e dai suoi consulenti confermando, di contro, la notevole accuratezza con cui l’Adbp ha proceduto all’analisi del territorio in esame.

La sentenza ha un’importanza fondamentale perché sancisce il principio di precauzione nell’uso del territorio, anche in una prospettiva rivolta al futuro ed alla messa in sicurezza delle zone dove risulta più alta la criticità idraulica.

E nel raggiungimento di questo obiettivo è stata la sola ferma determinazione dell’Adbp, sostenuta da Legambiente, la ragione che ha consentito di arginare le scelte inadeguate dell’Amministrazione comunale molfettese.

La sentenza può costituire un punto di partenza per ripensare il territorio ed il rapporto con la città mettendo le basi per un cambiamento dell’idea di sviluppo, sostenibile, concentrato sulla valorizzazione e sul recupero del paesaggio nei sui aspetti geo-morfologici peculiari e identitari, uno sviluppo che deve tralasciare, necessariamente, pratiche invasive legate al consumo di suolo ed alla precarizzazione delle aree più a rischio.