Inspiegabile – L’Italia vota contro la Fuel quality directive

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La Fqd mira a ridurre del 6% le emissioni di carburanti e prevede, pertanto, di bloccare l’impiego di benzina derivata dal, cosiddetto, «petrolio sporco», ovvero, ricavata da fonti non convenzionali, come le sabbie bituminose o il carbone

Si parla del petrolio superinquinante in Commissione europea e arriva anche il primo stop per le nuove regole europee che considerano il petrolio estratto dalle sabbie bituminose più inquinante del greggio. Un no fomentato anche dal voto del nostro rappresentante, ministro dell’Ambiente, il quale con il suo voto contrario, non ha sicuramente dimostrato una forte sensibilità all’argomento.

Il comitato che riunisce Commissione europea, Europarlamento e Consiglio non ha raggiunto, però, la maggioranza qualificata per decidere sulla proposta, né a favore né contro. Ora la discussione passa a livello politico, agli Stati membri.

Ma cosa sono le sabbie bituminose?

Bene, le sabbie bituminose sono una combinazione di argilla, sabbia, acqua e bitume. Dalle sabbie bituminose si estrae un bitume simile al petrolio che può essere convertito in petrolio grezzo sintetico o raffinato direttamente in raffineria per ottenere i derivati del petrolio. Generalmente le sabbie bituminose vengono estratte, e questo dipende dalla profondità alla quale si rinviene il materiale, o tramite miniere superficiali o tramite pozzi in situ attraverso varie procedure, come il Sagd (Steam assisted gravity drainage), procedura che prevede l’iniezione di vapore a 240-250°C, vapore che spinto per centinaia di metri scioglie il greggio che poi viene risucchiato in superficie e il tutto con l’utilizzo di ingenti quantitativi di acqua.

Ma, ora, vediamo più nel dettaglio il contesto normativo nel quale si è mossa la proposta dell’Ue.

Nel 2009 è entrata in vigore, all’interno di programmi finalizzati al raggiungimento degli obiettivi ecologici al 2020, la Fuel quality directive (Fqd); la direttiva mirava a ridurre del 6% le emissioni di carburanti e prevedeva, pertanto, di bloccare l’impiego di benzina derivata dal, cosiddetto, «petrolio sporco», ovvero, ricavata da fonti non convenzionali, come le sabbie bituminose o il carbone, il cui processo estrattivo risultava altamente impattante in termini di emissioni di gas climalteranti.

Alla luce di questo si è fatto strada il provvedimento dell’Ue, il quale riporta come oggetto principale proprio la necessità di eliminare l’utilizzo di sabbie bituminose che, secondo i dati contenuti nella proposta di legge, prevedono, per l’estrazione di carburante, un maggiore impatto inquinante pari a circa il 22% rispetto al greggio tradizionale. Il provvedimento europeo proibirebbe di fatto l’importazione di greggio ad alto impatto ambientale, tenendo conto che alle sabbie bituminose è stata assegnata un’intensità di carbonio pari a 107 grammi per megajoule di carburante, contro l’attribuzione data ai carburanti fossili tradizionali che è pari a 87,5 grammi.

E la conseguenza di questa differenziazione? Bene, il Canada e le lobby petrolifere interessate, temono, razionalmente, sia una maggiore richiesta di carburante fossile rispetto alle fonti non convenzionali. Proprio per questo motivo, nelle scorse settimane il Canada, che con il pieno sfruttamento delle sue sabbie bituminose in Alberta sarebbe potenzialmente il terzo produttore di petrolio mondiale dietro l’Arabia Saudita e il Venezuela, ha scatenato contro la proposta della Commissione una fortissima azione di lobbying sull’Ue e sugli Stati membri.

Azione che ha portato l’Italia a votare contro la nuova direttiva, insieme a Spagna, Polonia, Bulgaria, Ungheria, Repubblica Ceca, Estonia, Lituania (128 voti). Altre nazioni come l’Austria, la Grecia, la Romania, la Slovenia, la Svezia, la Finlandia, il Lussemburgo, Malta, la Lettonia, la Danimarca, l’Irlanda e la Slovacchia (89 voti) si sono espresse a favore mentre altre come il Belgio, la Germania, la Francia, la Gran Bretagna, l’Olanda, il Portogallo e Cipro (128 voti) si sono astenute.

In definitiva, fortunatamente, non si tratta di una bocciatura definitiva, bensì di un rimando.

Ora quello che ci si augura è che l’Italia, insieme alle altre nazioni che hanno applicato voto negativo alla direttiva, modifichi la sua posizione e sostenga l’aspetto ambientale della proposta della Commissione sull’attuazione della direttiva Ue sulla qualità dei carburanti.