Un porto turistico e maxi eolico minacciano la Puglia più bella

360

La struttura portuale è a Marina di Pulsano, perla di ricchezze faunistiche. Il Wwf chiede di cambiare il luogo di realizzazione. Le associazioni dei cittadini si sollevano per la salvaguardia del Parco delle Gravine

Nonostante la conclamata vocazione turistica della Puglia, sbandierata con dati alla mano in ogni sede, le trappole tese qua e là per trasformare in business tale giacimento di ricchezza naturale, sono sempre in agguato.

Due sono gli allarmi che arrivano e guarda caso entrambe dall’area salentina, la più appetibile e la più genuina. La prima da Marina di Pulsano, la seconda dall’area del Parco delle Gravine, entrambe nel Tarantino.

A Marina di Pulsano il pericolo viene da un’opera di dimensioni spropositate, che prevede 340 posti barca e un molo di sopraflutto lungo oltre mezzo chilometro e alto più di 6 metri s.l.m, una vera e propria montagna di cemento versata in mezzo al mare cristallino del Salento. Si tratta dell’ennesimo progetto di un porto turistico, questa volta in località Ospedale, Seno Capparone a Marina di Pulsano (TA), in una zona che necessiterebbe di interventi di tutela e non di infrastrutturazione.

Per questo nei giorni scorsi il Wwf Taranto ha presentato all’ufficio Via della Regione Puglia le osservazioni avverse alla costruzione del Porto turistico.

In seguito alla presentazione di tali osservazioni, redatte dalla dott.ssa Rossella Baldacconi, dottore di ricerca (PhD) in Scienze Ambientali, il Wwf Taranto è stato convocato a partecipare alla conferenza dei servizi che si è tenuta a Bari presso la sede dell’Ufficio Programmazione Via e Politiche Energetiche della regione Puglia.

In tale sede, la dott.ssa Baldacconi ha nuovamente sottolineato la presenza nell’area marina oggetto dell’intervento di un habitat marino di interesse comunitario (le grotte sommerse), nonché di numerose specie animali protette da quattro convenzioni internazionali recepite in Italia (Convenzione Cites sul commercio internazionale delle specie minacciate di estinzione; Convenzione di Berna per la conservazione della vita selvatica e dei suoi biotopi in Europa; Direttiva Habitat 92/43/CEE relativa alla conservazione degli habitat naturali e seminaturali, della fauna e della flora selvatiche; Convenzione di Barcellona: protocollo SPA/BIO ? Specially Protected Areas and Biological Diversity in the Mediterranean).

Tra le tante specie protette menzionate nella relazione tecnico-scientifica, degne di nota sono la spugna da bagno Spongia officinalis (nella foto del titolo di Rossella Baldacconi, N.d.R.), abbondantemente presente nel sito marino, la ciprea Luria lurida, la magnosa e la grande cernia bruna, specie a rischio di estinzione perché pescata per decenni in modo sconsiderato.

Oltre alle specie protette dalla legislazione vigente, sono presenti nel sito marino ulteriori animali non comuni o addirittura rari, come la pastinaca e il grande gasteropode Cimazio napoletano.

La seconda minaccia è segnalata dal Comitato nazionale contro fotovoltaico ed eolico nelle aree verdi e più in generale Naturali, dal Coordinamento Civico per la tutela della Salute e dei Diritti del Cittadino e dal Forum Ambiente e Salute del Grande Salento e riguarda il«Parco naturale Terra delle Gravine» che interessa i comuni: Castellaneta (Ta), Ginosa (Ta), Laterza (Ta), Mottola (Ta), Massafra (Ta), Palagiano (Ta), Palagianello (Ta), Statte (Ta), Crispiano (Ta), Martina Franca (Ta), Montemesola (Ta), Grottaglie (Ta), San Marzano (Ta), e Villa Castelli (Br). In questo territorio c’è un progetto di 450 torri eoliche, pare ridotte a 77 dalla Regione. Ma di un impatto ambientale notevole perché si tratta del maxi eolico. Strutture alte 150 metri con visibilità da 30 km (la cupola di San Pietro è alta 133 metri!). Evidenti i rischi per danni al paesaggio, alla natura, segnatamente ai volatili e alla salute dei cittadini come dimostrano ormai vari studi documentati ed inviati dai Comitati a tutte le autorità regionali, provinciali e comunali del territorio interessato. Le associazioni dei cittadini e gli ambientalisti chiedono un colpo di reni da parte delle autorità e quella coerenza di fondo che si chiama amore per la propria terra. Ci sono ricchezze che non possono essere mercificate pena la perdita verticale del loro valore e lo stravolgimento delle peculiarità proprie di un territorio.