I disastri ambientali ammontano a 380 miliardi di dollari

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Il 90% degli 820 eventi registrati è dovuto a fenomeni meteorologici, che hanno provocato almeno 27mila morti (senza considerare i danni sociali direttamente collegati). Dal 1980 ad oggi il numero di inondazioni gravi è triplicato, e quello delle tempeste raddoppiato

Dopo i preoccupanti dati del 2010, la Compagnia di assicurazioni Munich Re continua a fornire anche per il 2011 i dati a sua disposizione circa i costi economici dei disastri ambientali avvenuti nel medesimo anno, che sono stati caratterizzati da un notevole impatto ambientale ed economico in tutto il globo.

Secondo i conti dell’Assicurazione, nel 2011 terremoti, inondazioni e altre calamità naturali hanno generato in tutto il mondo 380 miliardi di dollari di perdite economiche (di cui «solo» 105 miliardi di dollari risarciti a beni assicurati), superando abbondantemente il precedente record di 220 miliardi (nel 2005).

Si consideri che il costo dei disastri di origine naturale è cresciuto in maniera sistematica negli ultimi decenni primariamente per cause socio-economiche, sia perché è aumentato il costo delle infrastrutture costruite dall’uomo, sia perché è aumentata la popolazione umana, e con essa la densità di popolazione nelle zone abitate (così è più probabile che un disastro naturale di medesima potenza colpisca in una stessa area più persone e più strutture).

Fabian Barthel ed Eric Neumayer, ricercatori della London School of Economics, su «Nature» spiegano infatti che un disastro di potenza analoga ad uno accaduto 100 anni orsono e che investe un luogo della Terra densamente abitato, genera oggi più danni economici di quanto avrebbe generato un secolo fa.

È però anche vero che i disastri naturali sono numericamente cresciuti in maniera significativa: nel 1980 furono registrati in tutto il mondo 400 eventi classificati come disastri naturali, mentre o solo 30 anni dopo (utilizzando i medesimi criteri di classificazione) sono stati registrati quasi 1.000.

Un trend in crescita, così come anche evidenziato nei grafici del report di Munich Re, ma con i necessari distinguo: se i disastri geofisici (quali terremoti, tsunami, etc.) mostrano una sostanziale stabilità numerica, al contrario le inondazioni e le frane sono pressoché triplicate a livello numerico, le tempeste e gli uragani sono raddoppiati, mentre in forte aumento sono anche le ondate di calore, i periodi di siccità e gli incendi.

In questa contabilità al negativo del 2011 giocano un ruolo importante il terremoto del Giappone (da cui si è originato lo tsunami che ha a sua volta determinato l’incidente nucleare di Fukushima) ed i due terremoti di inizio 2011 in Nuova Zelanda.

Sul fronte climatico una «finta» buona notizia, che fa intravedere invece l’evoluzione negativa delle dinamiche climatiche: nel 2011, infatti, l’ammontare dei danni causati dai disastri collegati al cambiamenti climatici è stata inferiore ai valori del quinquennio precedente (essenzialmente a causa di una diminuzione di intensità degli uragani atlantici stagionali) ma, e questo è il vero dato da considerare, in negativo, anche la conta dei danni economici permette di verificare che i «disastri climatici» hanno aumentato la loro frequenza oltre che loro incidenza sui danni totali.

Come già anticipato prima, analizzando i danni del 2011 Munich Re sottolinea infatti che il 90% degli 820 eventi registrati è dovuto a fenomeni meteorologici, che hanno provocato almeno 27mila morti (senza considerare i danni sociali direttamente collegati).

Ernst Rauch, uno dei curatori del rapporto: «Dal 1980 ad oggi il numero di inondazioni gravi è triplicato, e quello delle tempeste raddoppiato. È molto improbabile che questo non abbia un legame con i cambiamenti climatici».

Insomma, chiunque ed a qualunque titolo si occupa di cambiamenti climatici arriva a notare l’aumento progressivo nel tempo dei fenomeni meteoclimatici collegati al cambiamento climatico, logica conseguenza di un trend di emissioni di gas serra in continua crescita.

Anche gli assicuratori, ovvio.

(Fonte Accademia Kronos, Rete Clima)