Malpensa – L’Ue mette in mora l’Italia

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Per l’inquinamento causato dall’aeroporto e per «non avere adottato le necessarie misure di conservazione» per la Brughiera del Dosso. La messa in mora segue di pochi giorni la conferma della Corte d’Appello di Milano che ha fatto salire a 7,5 milioni di euro il risarcimento dovuto da Sea

 

 

«Per non aver adottato le opportune misure per evitare il degrado» e «non avere adottato le necessarie misure di conservazione» per la «Brughiera del Dosso» (di proprietà di Umberto Quintavalle), territorio compreso nel Parco del Ticino, Sito di Interesse Comunitario Sic, la Commissione europea ha messo in mora lo Stato italiano che ha sessanta giorni per difendersi. Lo rende noto una comunicazione ufficiale della stessa Commissione inviata il 2 luglio.

 

Solo una settimana prima, la Corte d’Appello di Milano aveva confermato la sentenza di primo grado (del 2008) che condanna il ministero dei Trasporti e la Società esercizi aeroportuali (Sea) aumentando il risarcimento dovuto a circa 7,5 milioni di euro (oltre alle spese legali) contro i circa 4,8 disposti dalla giustizia ordinaria.

 

Più di centoventimila alberi morti in pochi anni solo nella «Brughiera del Dosso», e tralasciando quanto avvenuto nelle proprietà limitrofe, una proprietà di 220 ettari dentro il Parco del Ticino, sono solo uno degli effetti tangibili dell’inquinamento, rilevato da accurate perizie tecniche, pari a 4-5 volte quello riscontrabile al casello Milano sud della A1, zona ad alto traffico.

 

L’azione della Commissione europea per omessa vigilanza e tutela e della Corte d’Appello di Milano riconoscono infatti ufficialmente che la causa del degrado ambientale sono gli idrocarburi non completamente combusti che vengono sparsi sul terreno dagli aeroplani soprattutto in fase di decollo, oltre all’inquinamento acustico che raggiunge picchi di rumorosità di 92 decibel.

 

A parlare di «Disastro Ambientale» era già stato anche lo stesso ministero dell’Ambiente dopo le ispezioni del Corpo Forestale dello Stato effettuate nel giugno 2010. Da qui la causa, iniziata nel 1999, che ha visto un privato cittadino vincere contro colossi come la Sea e il ministero dei Trasporti per difendere un principio fondamentale e sempre più evidente a tutti: lo sviluppo economico non può essere fatto a spese dell’ambiente e della salute, violando gli interessi e la sicurezza dei cittadini.

 

L’azione intrapresa da Umberto Quintavalle (difeso dall’avvocato Elisabetta Cicigoi insieme ai colleghi Matteo Majocchi e Gianluca Gariboldi) non mira certo a ostacolare l’attività o l’ampliamento di Malpensa. Si tratta invece di promuovere una pianificazione dell’impatto territoriale che, oltre al rispetto formale delle procedure, garantisca effettivamente e sostanzialmente il rispetto della natura e della vita, soprattutto in aree totalmente protette e vincolate come quelle appunto del Parco regionale del Ticino e del Sic. Si tratta di spendere in modo oculato i molti denari pubblici, pagati quindi dai contribuenti stessi, attivamente richiesti e ottenuti a spese dello Stato e della Comunità europea, sia per Malpensa sia per l’Ente Parco del Ticino.

 

Gli attori della causa oggi vinta, in attesa di un possibile ricorso alla Cassazione da parte di Sea e della difesa del Governo in sede Comunitaria, hanno più volte cercato un dialogo costruttivo e collaborativo con Sea, Regione Lombardia e ministero dei Trasporti, ma sembra che l’arroganza di Golia sia sempre assolutamente attuale. Speriamo che la storia insegni.

(Fonte Prp)