Rio+20 ha ignorato la tutela forestale

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«Hanno partecipato i ministri degli Affari esteri e dell’Ambiente, non i ministri delle Finanze, e queste sono proprio le persone di cui c’è bisogno per rendere tali problematiche di interesse nazionale»

Secondo il Centro Internazionale di Ricerche Forestali (Cirf), nel documento finale della Conferenza delle Nazioni Unite sullo Sviluppo Sostenibile (Rio+20), il tema delle foreste è stato in gran parte ignorato, rinviando ancora una volta qualsiasi iniziativa per la tutela delle foreste stesse tra gli obiettivi dello sviluppo sostenibile.

«Se si analizza questo documento come uno specchio delle decisioni o azioni da compiere in futuro, è evidente che le posizioni prese in realtà non forniscono alcuna specificità», ha detto Peter Cronkleton, Senior Scientist presso la sede del Perù del Cifor.

Louis Verchot, Principal Scientist presso Cifor aggiunge: «Si può osservare che a Rio+20 hanno partecipato i ministri degli Affari esteri e dell’Ambiente, non i ministri delle Finanze, e queste sono proprio le persone di cui c’è bisogno per rendere tali problematiche di interesse nazionale».

La sezione del documento che si occupa delle foreste chiede in particolare che venga realizzato urgentemente il Non-Legally Binding Instrument on All Types of Forests (NLBI) adottato dall’Assemblea Generale dell’Onu.

Lo scopo dello strumento è quello di rafforzare l’impegno politico per attuare una gestione forestale sostenibile al fine di raggiungere gli obiettivi di sviluppo concordati a livello internazionale.

«C’è stato qualche progresso nelle fasi iniziali del progetto, ma a causa della mancanza di impegno a lungo termine da parte dei paesi, il progresso ha subito un rallentamento», ha detto Verchot.

Uno degli aspetti su cui bisognerebbe fare chiarezza sono i diritti comunitari e commerciali sulle foreste, Cronkleton ha suggerito. In molti paesi di tutto il mondo, la deforestazione e il degrado forestale si verificano a causa dell’accesso libero a territori spesso di controllo statale. Tuttavia le agenzie statali in genere non dispongono di risorse sufficienti e di personale per una governance efficace di queste aree, afferma Cronkleton, creando così zone prive di controllo e tutela.