«I miei simili fanno un po’ cagare»…

552
Il traghetto Norman Atlantic

Riflessioni di passaggio d’anno su una società e una cultura piene di contraddizioni. Dove è facile dimenticare e nelle pieghe dell’ignoranza e delle omissioni si nascondono interessi e cadute di umanità. Le scoperte riciclate e contrabbandate per originali, la necessità del disarmo e la sotterranea corsa agli armamenti. Le mille strade che prende la speranza nel cuore degli uomini

Fine anno/Inizio nuovo anno, è tempo di bilanci e di prospettive future. A leggere qua e là, a riflettere e ad ipotizzare, non c’è dubbio che prevalga l’incertezza e il pessimismo. Ma quanto di questo atteggiamento è indotto dalle cose o dalla nostra mentalità?
Il pensare negativo dovrebbe spingere a migliorarci ma in realtà non è così. È diventato un humus su cui cresce la paura, la diffidenza e l’egoismo. Nei momenti difficili sono abituato a guardare la natura. Che succede dopo una mareggiata o un incendio? Esplode la vita, l’ottimismo, l’alacre lavoro di esserini microscopici che preparano il ritorno di specie più grandi. Da un po’ di tempo sono in giro nella rete le immagini della natura violentata che lentamente si riappropria del suo habitat, forse molti avranno visto l’immagine di alberi che hanno inglobato i manufatti dell’uomo, seguendo una logica positiva che predilige la vita.
E noi? Basta leggere in questi giorni i servizi sul traghetto Norman Atlantic, al primo posto sono le negatività e se c’è spazio e tempo si va alla caccia delle notizie buone ma senza dimenticare le cattive. Pochi si soffermano sulle condizioni del mare, sul rischio che hanno corso i soccorritori o sulle condizioni proibitive che si sono determinate sulla nave. Non c’è alcun equilibrio. Il soffermarsi sulle positività non vuol dire essere indulgenti o non perseguire successivamente (come avverrà) le responsabilità o le carenze. Qual è il risultato? L’insicurezza, la diffidenza, la paura. Se calcassimo la mano sulle positività le conseguenze potrebbero essere la fiducia, l’attenzione, la prevenzione.

Dopo secoli di civiltà e di progresso, l’uomo resta sostanzialmente un essere non integrato su questo pianeta. Sarà perché non lo è, sarà perché ci sono forze culturali contrapposte, sarà perché è sostanzialmente ancora immaturo certo è che è così.
Forse la causa principale è in un reset mnemonico automatico del suo cervello, dei ricordi, del senso del pericolo.
Poco tempo fa sui giornali inglesi e ripresi dalla stampa italiana, è stata data la notizia della scoperta di batteri estremofili in grado di cibarsi di scorie nucleari ed è subito partito il can can mediatico animato da giornalisti poco informati che non sapevano che una scoperta simile era stata già fatta dal gruppo di Francesco Celani, Giacomo Dagostaro e Piero Quercia, che scoprirono la Ralstonia detusculanense in una reazione di Fusione Fredda o Lenr (Low Energy Nuclear Reactions) a Frascati (Rm) nel 2000, nei centri di ricerca dell’Infn (Istituto nazionale di fisica nucleare). Scoperta che fu ripresa in articoli specifici e ampliata anche recentemente da Giuseppe Quartieri e Piero Quercia in un articolo pubblicato in queste pagine. Oltre che ampiamente trattata in un ebook di Piero Quercia, «L’inganno del petrolio» edito da Villaggio Globale.

Questo è l’ultimo degli esempi che è venuto in mente anche perché ci tocca da vicino, ma i casi sono innumerevoli.
Come la sicurezza. Gli arsenali nucleari sono nuovamente pieni ed anzi c’è una gara sotterranea di ammodernamento. E pensare che dopo le bombe atomiche sul Giappone sono passati quasi 25 anni prima di arrivare ad un trattato internazionale di non proliferazione e altri 22 anni prima che vi aderissero Francia e Cina.
Che dire di quest’uomo? Certamente non aiuta il rifugiarci in una speranza extraterrestre o religiosa anzi, queste fughe, sono la concretizzazione della nostra incapacità intellettuale e della fragilità dell’impalcatura culturale che ci vantiamo di aver creato e che ci differenzierebbe dagli animali…
Come anche diventa quasi inevitabile la convergenza del pensiero verso soluzioni di estinzione dell’umanità, cosa peraltro ovvia secondo una logica naturale.
E stimolante è a questo proposito il recente commento di una poesia e del personaggio Ogden Nash da parte di Roberto Vacca pescato nella Rete.
Una poesia che inizia e continua con una divertente e significativa provocazione:

«I miei simili fanno un po’ cagare
E io mi chiedo che ci stanno a fare?
Dice: “Per riprodurre i discendenti”
Dico: “Ma te pigliasse un accidenti:
ti pare a te che l’uomo sia un campione
che meriti l’impegno e la fatica
di assicurarne la riproduzione?
A me non pare mica”».