È possibile una chimica sostenibile?

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chimica ricerca provette

Qualche giorno fa l’Ispra ha diffuso un rapporto in cui si dava l’allarme sulla quantità di prodotti chimici attualmente in circolazione


La maggior parte dei prodotti utilizzati dalle industrie derivano da petrolio, una fonte non rinnovabile e che quindi tenderà ad esaurirsi nel tempo. Importante è quindi trovare nuove fonti rinnovabili da cui ottenere sostanze che l’industria possa utilizzare in sostituzione di quelle derivanti da petrolio, senza incidere in maniera significativa sulla produzione e sulla qualità dei prodotti finali. L’interesse verso uno stile di vita più sostenibile e il rischio di un esaurimento del petrolio, ha contribuito quindi a spostare l’attenzione dei ricercatori verso l’utilizzo di sostanze naturalmente presenti in natura.

Per capirne di più abbiamo intervistato il dott. Raffaele Cucciniello, assegnista di ricerca presso il Dipartimento di Chimica dell’Università di Salerno, esperto di chimica ambientale e analitica, autore di numerose pubblicazioni su riviste a diffusione internazionale e consigliere della Sci (Società chimica italiana).

Secondo l’Ispra in Italia nel 2015 l’energia proveniente da fonti rinnovabili è pari al 17,5% del consumo finale lordo. Quanto la chimica ha contributo a raggiungere questo risultato secondo la sua esperienza?

Secondo la mia esperienza, il contributo della chimica allo sviluppo di energie rinnovabili è molto importante. Ritengo inoltre che contribuirà in maniera sempre più determinante nei prossimi anni ed in particolare su quei processi che coinvolgono lo sfruttamento della radiazione solare, con la messa a punto di sempre più efficienti celle fotovoltaiche, e l’ottenimento di energia da biomassa.

Cos’è per lei la chimica sostenibile?

La chimica sostenibile può essere definita come la chimica votata al rispetto dell’ambiente che implica lo sviluppo di una scienza volta alla salvaguardia della salute dell’uomo e di tutte le specie viventi, alla riduzione di problemi connessi all’inquinamento, alla produzione e distribuzione dell’energia ed alla salvaguardia delle risorse del pianeta.

Crede che l’industria italiana possa servirsi solo di prodotti chimici provenienti da una chimica sostenibile?

Credo che in un futuro non troppo lontano questo possa e debba essere lo scenario più plausibile.

Quali sono i prodotti chimici più pericolosi che non si trovano naturalmente nell’ambiente di cui si serve non solo l’industria ma l’uomo in generale?

Sicuramente al primo posto ci sono le armi chimiche.

Quali prodotti provenienti da fonti rinnovabili pensa che l’industria possa utilizzare fin da adesso?

Sostanze per la produzione di bio-plastiche (terpeni, olefine, ecc…), derivati del glicerolo, derivati dalla trasformazione della lignina e degli zuccheri (HMF, furani, ecc…).

Ed in che modo lo Stato incoraggia la ricerca di tutti i ricercatori italiani ad utilizzare sostanze provenienti da fonti rinnovabili?

Attraverso una serie di finanziamenti mirati sulla «Chimica Verde».

La sua ricerca scientifica è indirizzata verso una chimica sostenibile?

Sì.

La ricerca scientifica del dott. Cucciniello infatti è concentrata oltre che sulla chimica analitica, anche sull’utilizzo e la trasformazione del glicidolo, una sostanza proveniente da fonti rinnovabili utile per la produzione di bio-plastiche.