Alaska ferita – Altra nave naufragata sparge greggio

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Oltre due milioni di litri di carburante contenuti nei serbatoi stanno inquinando il mare vicino alle isole Aleutine. Le proteste di Greenpeace. Ad Amantea manifestazione contro le «navi dei veleni»

Mentre l’Opec a Buenos Aires si batte per essere risarcita per gli effetti dell’applicazione del Protocollo di Kyoto, continuano i disastri a causa del trasporto di greggio o carburanti.
L’ultimo è, ancora, al largo dell’Alaska. La nave mercantile malaysiana Selendang Ayu, è naufragata nel mare di Bearing, e oltre due milioni di litri di carburante contenuti nei serbatoi si stanno spargendo in mare vicino alle isole Aleutine.
Sei persone che facevano parte di una squadra di soccorso sono sicuramente morte dopo che il loro elicottero è caduto in mare.
È accaduto a circa 1.300 km di distanza da dove accadde il più grave disastro ambientale nella storia degli Stati Uniti, quello della petroliera Exxon Valdez, da cui si riversarono nell’oceano nel 1989 milioni di litri di petrolio.

Greenpeace sta seguendo con crescente preoccupazione l’evolversi della crisi ambientale in Alaska. «Mentre assistiamo all’intervento delle squadre che cercano di evitare che dallo scafo della nave fuoriescano 1.600 tonnellate di olio pesante e 80mila litri di gasolio, ci domandiamo quanti anni ci vorranno per il ripristino ambientale. Nel caso del disastro della Prestige, al largo della Galizia, ci vorranno ancora anni ed anni perché l’ecosistema recuperi ed in entrambi i casi, l’olio pesante fuoruscito è molto denso e pesante e difficile da pulire, in particolare con il clima rigido che si registra in Alaska. Non è possibile recuperarlo con l’uso di detergenti che comunque sarebbe sconsigliabile per motivi ambientali. L’unica possibilità è la rimozione fisica, ma sarà un lavoro improbo» commenta Roberto Ferrigno, direttore campagne di Greenpeace.

Le «navi a perdere» sono un altro triste fenomeno di un commercio iniquo e senza controlli. Per questo ieri, migliaia di persone sono scese in piazza ad Amantea per dire stop ai traffici illeciti delle navi dei veleni e chiedere la bonifica immediata dei siti contaminati.
È quanto hanno chiesto le migliaia di persone che hanno sfilato in un corteo promosso dal Comitato civico per la verità sulla motonave Rosso intitolato al capitano di corvetta Natale De Grazia, consulente chiave dei magistrati scomparso nel 1995 e insignito il 4 dicembre scorso della medaglia d’oro al valor civile dal Presidente della Repubblica. Hanno partecipato rappresentanti del consiglio regionale della Calabria, delle Province di Cosenza, Catanzaro e Vibo Valentia, e di un portavoce dei 15 Comuni (nel tratto di costa tra Paola e Vibo Valentia) con i loro gonfaloni. L’iniziativa ha visto l’adesione dei sindacati confederali e autonomi, di oltre 50 associazioni e degli studenti di Amantea. Sono intervenuti anche i senatori Nuccio Iovene (DS), Loredana De Petris (Verdi) e Cinzia Dato (Margherita). Ha concluso la manifestazione Patrizia Fantilli, responsabile dell’Ufficio Legale del Wwf Italia.

«Basterebbe – ha dichiarato Patrizia Fantilli – che una piccola parte degli stanziamenti che il Governo vuole investire in opere faraoniche ma inutili come il Ponte di Messina venissero impiegate per far luce – dopo 14 anni – su misteri come quello della motonave Rosso, ad esempio supportando il lavoro coraggioso della Procura di Paola, per chiarire una volta per tutte quali sostanze vi sono nelle discariche e da dove provengono. Analogo impegno chiediamo anche al Commissario Straordinario per la gestione dei rifiuti in Calabria».

(11 Dicembre 2004)