Educazione sostenibile, la sfida del XXI secolo

180

La presenza dell’Arpa Puglia nel panorama educativo del sistema Apat-Arpa-Appa

È stata Torino lo scenario della 3 Weec (Terza Conferenza Mondiale dell’Educazione Ambientale) che fa seguito a quelle di Lisbona e Rio per tracciare un percorso comune di educazione alla sostenibilità. Dal 2 al 6 ottobre presso il Lingotto si sono succeduti appuntamenti in plenaria e sessioni tematiche a scandire un programma ricco e interessante che ha cercato di tracciare una riflessione sui nuovi sviluppi dell’educazione alla sostenibilità che fa i conti, ogni giorno che passa, con contesti sociali, economici e ambientali sempre più complessi.
L’organizzazione dell’evento è a cura di Scholè Futuro, Regione Piemonte, Provincia di Torino, Città di Torino e Arpa Piemonte impegnati ad accogliere 3.000 congressisti provenienti da 115 paesi del mondo e appartenenti a università, associazioni ambientaliste, ma anche amministrazioni locali, governi, imprese, sindacati, mass media.
Ad aprire i lavori è l’Assemblea dei Ragazzi protagonista di un momento musicale di grande emozione per tutti i presenti. Ogni stagione il prestigioso Auditorium di Barcellona commissiona ad un compositore contemporaneo un’opera per ragazzi su un tema di attualità. Per il 2005 ha affidato l’incarico a Jan Albert Amargòs che ha scelto come tema la pace incaricando il libretto allo scrittore Toni Rumbau. Il Conservatorio «Vivaldi» di Alessandria ha ripreso e adattato l’opera dando vita a quell’Assemblea dei Ragazzi, che il 3 ottobre ha ufficialmente aperto i lavori della 3 Weec.
Il testo immagina che si riuniscano in assemblea tutti i bambini e i ragazzi uccisi durante tutte le guerre provocate dall’umanità (e dunque provenienti da tutti i paesi del mondo e da ogni epoca storica) per denunciare l’atrocità di ogni conflitto. 500 tra bimbi di scuola elementare, media e superiore hanno cantato il rifiuto della guerra, il valore della pace e il suo rapporto con l’ambiente dando, così, la prima indicazione che la Conferenza avrebbe poi seguito: c’è un nesso strettissimo tra l’educazione ambientale ed un mondo che parli la lingua dell’equità sociale e della pace.
Da quel momento i lavori segnano un passo, a volte troppo frettoloso per via di un nutrito numero di relazioni, in cui si susseguono relazioni di grosso calibro. È Fritjof Capra del Centre of Ecoliteracy di Berkeley in California a rappresentare uno degli interventi più prestigiosi e attesi di questa prima giornata. Lo studioso americano parla dell’alfabetizzazione ecologica vista come la sfida per l’istruzione per il XXI secolo. Una comunità sostenibile è una comunità, secondo Capra, che coopera per sostenere sia la natura sia la vita. «Educazione ambientale» diventa, così, «educazione per la vita sostenibile».
Molti degli interventi giocano parecchio sulle parole e cercano di dare uno sviluppo alle stesse che cambiano con il battere del tempo. In questo modo «educazione ambientale» diventa «comunicazione sociale» secondo Grazia Borrini Feyerabend dell’Iucn/Uicn Ceesp (Union Mondiale pour la Conservation de la Nature Comité d’examen des évaluations scientifiques du Pacifique) protagonista di una delle relazioni più applaudite dalla platea dell’Auditorium del Lingotto. Le prospettive si evolvono e si capovolgono. L’interazione nei processi educanti fa quindi posto ad una comunicazione che sempre più si coniuga con una prospettiva più che mai orizzontale tra le parti e sempre più vicina ad un modello di approccio democratico alle questioni sociali ed economiche. A fargli eco è Carlo Petrini, presidente di Slow Food, che rilancia l’inestimabile valore dei saperi tradizionali, della cultura di appartenenza e di resistenza all’industrializzazione dell’agricoltura.
Da quel momento si sono aperte le 12 sessioni tematiche che hanno riempito le due giornate seguenti. I delegati si sono quindi cimentati con «Ricerca e valutazione in educazione ambientale» tema chiave per lo scambio di buone pratiche e riflessioni a livello mondiale. In quest’ottica la ricerca consente di sviluppare nuovi metodi e nuove strategie di educazione. L’importanza del linguaggio e l’educazione permanente hanno rappresentato alcuni dei temi affrontati.
In «Educazione sostenibile» sono state presentate le questioni inerenti l’inserimento temi socio-ecologici e della sostenibilità nei curricula scolastici dell’università e l’organizzazione degli ambienti di apprendimento in modo coerente con i principi dell’educazione ambientale.
Dalla sessione «Formare i formatori» sono arrivate utili indicazioni sui percorsi educativi di chi ha un ruolo formativo, e dalla «Rilevanza dei saperi della comunità» un nuovo appello a valorizzare le conoscenze tradizionali e locali delle comunità, in primo luogo dei popoli indigeni, sulle quali si basa quel senso di appartenenza e di identità messo in crisi dalle rapide trasformazioni del mondo contemporaneo.
Ai «Coinvolgimenti emotivi» è dedicata una delle sessioni più seguita dell’intera conferenza. La riflessione fatta è relativa alla possibilità di trasmettere concetti ed esperienze utilizzando forme didattiche non convenzionali quali il teatro, il laboratorio creativo, il gioco sensoriale e il contatto diretto con la natura. È interessante vedere quanta strada la comunità scientifica ha fatto in questa direzione. Le esperienze presentate sono state molteplici ed eterogenee, ma tutte segnate da considerevoli risultati in termini di trasferimento di conoscenze e di esperienza didattica.
La sessione «Promuovere partecipazione e governance e fare rete» ha ricompresso, all’interno dei suoi lavori, una sottosessione dedicata all’educazione alla pace e al superamento dei conflitti; «Comunicazione ambientale» ha raccolto relazioni sull’utilizzo, da parte dell’educazione ambientale, dei mass media e, in un secondo momento, ha visto l’incontro internazionale promosso dalle organizzazioni non profit italiane e dalla televisione pubblica.
Le scelte economiche e politiche, gli atteggiamenti e i comportamenti che sono necessari per raggiungere la sostenibilità sono stati al centro della sessione dedicata alle «Vie della sostenibilità» mentre «economia» ed «ecologia» si sono confrontate in un’apposita sessione a loro dedicata.
«Ambiente e salute», «Il ruolo dell’agricoltura» e «L’etica» sono le ultime sessioni della conferenza a chiudere uno schema di trattazione molto ampio che ha toccato diversi aspetti tenuti insieme tra di loro da quei temi, come l’etica appunto, trasversali. Tutte le sessioni hanno generato dibattiti di grande interesse in cui delegati di ogni parte del mondo avevano l’opportunità di presentare esperienze e soprattutto godere dello scambio di conoscenze. E mentre la città di Torino offriva uggiose e grigie giornate di pioggia, il clima all’interno del Lingotto schiariva orizzonti di collaborazione tenuti insieme da un sentire comune magistralmente tradotto nel «vivere ecologico» auspicato dall’illustre neuropsichiatria Giovanni Bollea ospite della sessione di chiusura della 3 Weec. Il novantaduenne scienziato torinese, fondatore dell’associazione «Alberi per la vita» traccia un percorso tra psiche e ambiente, restituendo alla platea un indicazione per una legge che ci consenta di memorizzare il dato ecologico nel nostro animo al fine di tradurlo in impronta di vita.
Di respiro nazionale è stato il Forum delle Regioni momento in cui sono state presentate al pubblico internazionale le attività svolte sul territorio locale in materia di educazione ambientale e sostenibilità dal Sistema Nazionale Infea (Informazione Formazione Educazione Ambientale) anche in collaborazione con il sistema delle Agenzie Ambientali (Apat- Arpa- Appa). Questa Rete delle Regioni, punta a realizzare azioni di confronto, strategie comuni e concordate per lo sviluppo sostenibile, azioni di informazione e documentazione.
Grandi assenti in questo momento sono stati i ministri dell’Ambiente e dell’Istruzione i cui interventi erano previsti per il pomeriggio del 5 ottobre in una sessione che vedeva la presenza della Presidente della Regione Piemonte Mercedes Bresso, il Presidente della Conferenza delle Regioni Vasco Errani, il Presidente della Regione Calabria Agazio Loiero e il Direttore Generale di Apat Giorgio Cesari. La rumorosa assenza del Governo risulta inaccettabile in un consesso così importante come la 3 Weec e, purtroppo, sancisce una distanza dai temi affrontati che preoccupa gli operatori del settore, gli enti locali e la comunità internazionale che lavorano a pieno ritmo per percorrere, con linee giuda comuni, la strada della sostenibilità.
All’interno dello spazio dedicato alla conferenza è stato allestito il «Borgo delle Regioni» luogo di aggregazione e di esposizione dei materiali prodotti dal Sistema Infea e dalle singole realtà locali sul tema dell’educazione ambientale. In questo spazio era presente anche l’Agenzia per la Protezione Ambientale e per i Servizi Tecnici (Apat) nel cui stand anche l’Arpa Puglia ha presentato i materiali relativi al progetto di educazione «Spesa in Fiore» realizzato a Bari tra aprile e maggio 2005 e dedicato al marchio Ecolabel.
Arpa Puglia è stata presente anche in quanto parte attiva del Gruppo di Lavoro Cife (Comunicazione Informazione Formazione Educazione) che raccoglie i referenti di Educazione Ambientale di tutte le Agenzie Regionali e Provinciali di Protezione Ambientale (Arpa e Appa) e che sono autori di diversi documenti tra cui le «Linee guida sull’educazione ambientale nel sistema agenziale» tradotto, per l’occasione, anche in lingua inglese.
Maggiore attenzione agli ecosistemi e alla biodiversità, dare alle persone che vivono su questo pianeta una vita più pacifica, sicura e dignitosa, assicurare, cioè, un futuro alla Terra attraverso un grande cambiamento culturale che prediliga i saperi tradizionali da sempre più attenti alla sostenibilità più dello stile di vita frenetico e di crescita illimitata al quale ci ha abituato questa globalizzazione. Questi gli obiettivi della 3Weec e dei suoi delegati che si danno appuntamento nel 2007 a Durban in Sud Africa, proprio quell’Africa che in questa Conferenza torinese ha avuto un ruolo di primo piano per relazioni e interventi.
Il lavoro che attende gli operatori richiede un grande sforzo e un grande impegno, ma l’attenzione su questi temi sta fortunatamente crescendo tanto da indurre l’Onu a proclamare quello che viene il Decennio mondiale per lo Sviluppo Sostenibile.

Gigi Carrino
(Area Educazione Ambientale ? Arpa Puglia)