L’Arpat in campo per salvare la quercia di Pinocchio

103

Il comune di Capannori (LU) a riunire un pool di esperti coinvolgendo anche l’Arpat, come previsto peraltro dalla legge regionale sulla tutela e valorizzazione degli alberi monumentali

Molto grande è stato il clamore suscitato in questi giorni dalla notizia del precario stato di salute del famoso «Quercione di San Martino in Colle» più noto come «La Quercia di Pinocchio», tanto che la notizia è stata ripresa, oltre che dagli organi di comunicazione, anche da Roberto Benigni al margine della manifestazione fiorentina sulla divina commedia e dal Ministro Pecoraro Scanio.

Tanto interesse da parte dell’opinione pubblica ha spinto il comune di Capannori (LU) a riunire un pool di esperti coinvolgendo anche l’Arpat, come previsto peraltro dalla legge regionale sulla tutela e valorizzazione degli alberi monumentali.
/> L’unità operativa Agroecosistemi ed Alimenti del Dipartimento Provinciale di Lucca ha messo a disposizione delle autorità comunali un collega, tecnico esperto di fitopatologia, l’Agronomo Gabriele Gilli, che insieme ai tecnici del comune e all’assessore Fernando Fenili ha effettuato un sopralluogo per verificare l’effettivo stato sanitario della pianta pluricentenaria e concordare con i proprietari gli interventi da mettere in atto per salvare l’albero.

La quercia in questione è un esemplare plurisecolare, censita nell’elenco regionale delle piante monumentali. La pianta presenta un portamento piuttosto particolare: i rami più bassi hanno andamento pressoché orizzontali; per questo motivi intorno a questo esemplare si sono sviluppate varie leggende, tra queste quella che ispirandosi ad essa Collodi abbia immaginato l’impiccagione di Pinocchio.

Nell’ultimo anno in seguito agli andamenti climatici degli ultimi due anni la pianta ha avuto un minor ricaccio e la chioma presenta una vegetazione meno rigogliosa, inoltre in una spaccatura del fusto (cicatrice di un fulmine che la colpì una decina di anni fa) si è accasato un favo di api. Il giorno 1° settembre si è tenuta una riunione dove si è deciso, in presenza dell’assessore ai lavori pubblici, di intervenire eliminando i rami secchi ed il favo di api (per la sicurezza dei visitatori); alla prossima ripresa vegetativa sarà valuta l’opportunità di ulteriori interventi fitoiatrici.

(Fonte Arpat)