A Torino detersivi alla… «spina»

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L’iniziativa è promossa dall’Assessorato all’Ambiente della Regione Piemonte ed è finalizzata a ridurre la produzione di rifiuti da parte delle famiglie

In alcuni supermercati Crai e Auchan di Torino è iniziata in via sperimentale la vendita del detersivo senza contenitore e senza imballaggio. Come funziona? Il contenitore con il detergente è acquistato dal cliente soltanto la prima volta. Terminato il detersivo è sufficiente portarlo con sé quando ci si reca a fare la spesa e «ricaricare» il contenitore presso una macchina «alla spina» situata nel reparto detersivi del supermercato. L’iniziativa è promossa dall’Assessorato all’Ambiente della Regione Piemonte ed è finalizzata a ridurre la produzione di rifiuti da parte delle famiglie.
Soprattutto nel settore dei detergenti è diffusa la tecnica marketing del packaging abbondante e vistoso, in altri termini l’imballaggio, vistosamente colorato, utilizzato come contenitore del detergente è generalmente molto più voluminoso di quanto potrebbe essere, questo al fine di colpire l’occhio e l’attenzione del cliente di passaggio rispetto agli altri prodotti dello scaffale.
Unendo quest’ultima tecnica di marketing al principio dell’usa e getta dei beni di consumo di massa otteniamo alla fine del ciclo del prodotto un carico di rifiuti enorme a carico della collettività.
L’iniziativa promossa dalla Regione Piemonte cercherà di modificare le abitudini di consumo dei consumatori piemontesi per ridurre la produzione complessiva di rifiuti. Meno rifiuti equivale a dire meno necessità di discariche e inceneritori, meno impatto sull’ambiente e minori tasse per i cittadini. A questo si aggiunge il vantaggio del prezzo di acquisto inferiore del detergente venduto «sciolto» rispetto a quello tradizionale. Grazie alla presenza di un contatore collocato nel punto vendita sarà possibile conoscere con esattezza l’effettivo risparmio di materia ottenuto dall’utilizzo delle bottiglie riutilizzabili per l’acquisto del detersivo.
Il progetto è stato ideato dall’istituto di ricerca Eurologos di Torino.

(Fonte Ecoage)
(16 Dicembre 2006)