Baleniere nipponiche, uno sporco lavoro

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Ma anche la Norvegia, da anni continua senza problemi la caccia: per il 2008 il governo ha stabilito in 1.052 esemplari la quota annuale di balene minke (razza in via di estinzione) che saranno cacciate

L’Australia è sempre stata in prima linea sul campo della feroce battaglia intrapresa contro le baleniere nipponiche: d’altra parte chiunque abbia visionato le cruenti immagini di queste navi, abilitate unicamente all’uccisione sistematica di questi esemplari dell’Oceano meridionale, non può in alcun modo rimanere indifferente a tanto scempio.
Le balene in natura non sono fornite di quei mezzi percettivi necessari alla propria sopravvivenza: questo significa che si avvicinano passivamente ai propri carnefici tanto da permettere loro di andare a segno con gli arpioni. Arpioni che le trascinano agonizzanti anche per un’ora intera dentro e fuori dall’acqua ormai tinta di rosso sangue.
/> Il Giappone conduce in spregio alla moratoria internazionale la caccia alle balene, adottando come giustificazione la necessità di catturare esemplari a scopo di studio scientifico. Ma è stato già più volte evidenziato come questa barbara prassi non abbia niente a che fare con la scienza: piuttosto sarebbe da ricollegare a vecchie credenze popolari intrise di ignoranza e pregiudizio, come la convinzione che la carne di balena sia un efficacissimo rimedio contro l’impotenza maschile e l’inappetenza sessuale femminile.
È di qualche giorno fa la notizia che il governo australiano ha aperto i confini mediatici di tale vicenda, diffondendo per il mondo le immagini delle baleniere in azione; sequenze video rubate da sue navi «spia» inviate sul campo proprio con lo scopo di riprendere nei minimi dettagli lo sporco lavoro delle macchine di morte giapponesi. Il governo nipponico vuole per questo motivo intentare una causa legale, dichiarando di essere stato usurpato illegalmente e, quel che è peggio, inconsapevolmente della propria privacy lavorativa. Come se sapere di essere filmati avrebbe offerto la scelta di compiere il massacro non nella maniera standard, ma forse in un modo più soft per la balene.
Sempre il governo australiano aveva tempo fa diffuso in Giappone un video sottotitolato in cui venivano mostrate le immagini dell’uccisione dei cetacei con lo scopo di sensibilizzare soprattutto le nuove classi economiche emergenti, lontane per età anagrafica da tradizioni, superstizioni e usanze popolari, scoraggiando in questo modo l’utilizzo e il consumo della carne di balena.
Anche un paese europeo, la Norvegia, da anni continua senza problemi la caccia: per il 2008 il governo ha stabilito in 1.052 esemplari la quota annuale di balene minke (razza in via di estinzione) che saranno cacciate. La situazione, quindi, necessita una vera e propria mobilitazione delle istituzioni politiche mondiali, ma soprattutto delle coscienze dell’opinione pubblica.

(Valentina Nuzzaci)