Unità dissuasive artificiali per la protezione della fascia costiera. Arpat alla trasmissione televisiva Report

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La puntata di Report intitolata «Mare Nostrum», andata in onda domenica 16 novembre su Rai tre, dedicata alla pesca e all’impoverimento delle risorse ittiche del nostro paese, a causa di una inefficace gestione del mare, che per due decenni ha consentito lo sfruttamento delle risorse lasciando
spazio anche a numerose forme di illegalità, ha messo in luce come buona notizia l’attività che l’Area Mare di Arpat ha intrapreso con il progetto delle unità dissuasive artificiali posizionate lungo la costa della provincia di Livorno e di Grosseto per la protezione della fascia costiera.

Il progetto è stato approvato nel 2003 dall’Unione Europea
e supportato da un finanziamento Interreg IIIa di circa 300 mila euro (compreso il cofinanziamento statale, regionale e di Arpat). I vantaggi, in termini biologici, sono l’incremento delle
biomasse ittiche, la protezione e ripresa del posidonieto
e la riduzione della conflittualità spaziale tra le categorie
interessate: la piccola pesca artigianale e la pesca a strascico.
L’intervento di salvaguardia della fascia costiera è stato infatti vivacemente richiesto anche dalle marinerie pescherecce che operano nelle aree della provincia di Grosseto e che soffrono degli stessi problemi dell’area livornese.
Con venticinque anni di ricerche, tese ad approfondire le
conoscenze sull’ambiente mare, ma anche mirate all’analisi dello stato delle risorse ittiche, si è giunti a stabilire che le aree costiere sono sede di fenomeni di concentrazione di numerose forme giovanili e di biocenosi ad elevata produttività, quali il posidonieto, che richiedono un’accurata protezione attraverso provvedimenti fortemente articolati ed altrettanto complessi. Legalmente, la pesca a strascico non può essere svolta in zone di mare comprese entro le tre
miglia dalla costa oppure su fondali a profondità inferiori a 50 metri. Il collocamento su questi fondali dei corpi morti serve, oltre che alla protezione dei fondali marini costieri, a rendere completamente fruibili alla piccola pesca le aree di mare tradizionalmente legate all’attività artigianale, in modo tale
che tutte le operazioni di pesca possano essere svolte con redditività e tranquillità senza danni diretti o indiretti all’habitat stesso. In tal modo le aree della piccola
pesca vengono separate da quelle, molto più vaste e profonde, dove agisce la pesca a strascico in situazioni
di minore impatto ambientale. Anche la pesca a strascico, a medio termine, trae incisivi vantaggi con la protezione delle aree costiere e delle praterie di fanerogame: Questi ambienti, ricchi di nutrienti, sono importanti zone di nurseries, forniscono buona protezione ai giovani e permettono la successiva irradiazione verso acque più profonde dei giovani di numerose specie pregiate che
costituiscono buona parte delle catture economicamente redditizie della pesca a strascico.
A riprova dell’efficacia della protezione lungo la costa toscana, nel corso dei sopralluoghi effettuati da Arpat il 20 ottobre scorso con il battello oceanografico Poseidon,
è stata osservata la fioritura della Posidonia oceanica (vedi foto). Si tratta di un fenomeno di eccezionale importanza, che si osserva di norma solamente ogni cinque-dieci anni.
Il rilelevamento di una fioritura diffusa tra Talamone e Punta Ala è quindi indice di uno stato biologico particolarmente favorevole per l’ambiente e in particolare di buon sviluppo
della pianta, che per ora è stato segnalato solo in poche altre località del Tirreno. La prima esperienza di posizionamento corpi antistrascico è stata realizzata nel 2000 lungo la
costa della provincia di Livorno: la superficie protetta area, a profondità comprese tra 10 e 45 m, è approssimativamente di 360 km quadrati. Le 77 unità di dissuasione erano costituite ognuna da tre blocchi di calcestruzzo collegati
tramite cavi d’acciaio. Successivamente, nel 2006,
l’esperienza è stata estesa alla costa della provincia di Grosseto per la protezione di un’ area di circa 350 km quadrati a profondità comprese tra 10 e 40 m. La tipologia dei corpi antistrascico è simile, ma sono stati collocati a coppie o singolarmente per un totale di 149 unità e 273 blocchi. Sostanzialmente ogni unità dissuasiva è costituita da 1 2 o3 blocchi di cemento armato uniti tra loro
con cavi d’acciaio legati in serie e disposti sul fondo marino ad una distanza di 10-30 m, per un complessivo sviluppo lineare fino a 50 m. Le ragioni della modularità risiedono fondamentalmente in vantaggi costruttivi, di posizionamento, efficacia e costo. Il peso di ogni blocco è di circa 4 tonnellate, che, equivale a 2,5 tonnellate in acqua. Tali valori sono
assolutamente superiori alle possibilità dei motopesca a strascico che operano abitualmente nella zona, con traino massimo di circa 2 tonnellate. Oltre al sistema di aggancio superiore, i blocchi sono dotati di ganci d’arpionaggio in acciaio sagomati ad uncino e due trafori cilindrici ortogonali con diametro di 20 cm che possono costituire riparo alla fauna ittica ed ausilio al trofismo circostante la struttura.