La qualità dell’aria

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L’analisi dei dati rilevati nell’anno 2004, relativi sia agli inquinanti che ai parametri meteorologici, e del trend storico evidenzia una situazione nella quale si riconoscono aspetti positivi ma anche qualche aspetto negativo

Da qualche settimana il Dipartimento dell’Arpa Toscana di Firenze ha consegnato a tutti i comuni dell’area metropolitana il «Rapporto sulla qualità dell’aria 2004».
Nel territorio dei Comuni che fanno parte dell’area omogenea «metropolitana fiorentina» è presente una rete pubblica di monitoraggio della qualità dell’aria, di proprietà della Amministrazione Provinciale di Firenze e gestita dal Dipartimento Provinciale Arpa Toscana, costituita da 12 stazioni fisse per il rilevamento degli inquinanti e da 3 stazioni meteorologiche. Con queste stazioni sono monitorati i principali inquinanti: il monossido di carbonio (CO), gli ossidi di azoto (NOx), l’Ozono
(O3), l’Anidride solforosa (SO2), le polveri fini, cioè con un diametro inferiore a 10 micron (PM10) o a 2,5 micron (PM2.5), il Benzene e gli idrocarburi non metanici (NMHC ). Inoltre nel corso dell’anno 2004 sono state effettuate campagne di monitoraggio per la determinazione di benzene mediante campionatori attivi e successiva analisi gas cromatografica, e per la determinazione di Idrocarburi Policiclici Aromatici (benzo(a)pirene ed altri IPA cancerogeni) mediante campionamento di polveri totali, e analisi per cromatografia liquida ad alta pressione.
L’analisi dei dati rilevati nell’anno 2004, relativi sia agli inquinanti che ai parametri meteorologici, e del trend storico evidenzia una situazione nella quale si riconoscono aspetti positivi ma anche qualche aspetto negativo. Gli aspetti positivi riguardano la conferma della buona qualità dell’aria conseguita da molto tempo, o più recentemente in taluni casi, per gli inquinanti biossido di zolfo (SO2), ossido di carbonio (CO) e piombo (Pb). L’inquinante benzo(a)pirene si conferma nella norma nelle aree residenziali e, per la prima volta, è risultato entro lo standard di riferimento anche nel sito traffico. Gli inquinanti più critici e di cui, invece, non è raggiunto e consolidato il rispetto dei valori di riferimento fissati dalla normativa, si confermano: il particolato PM10, il biossido di azoto (NO2), il benzene. Questa situazione emerge dalle misure relative non solo ai siti «traffico» ma anche, sia pure in maniera meno rilevante e ad esclusione del benzene, dalle misure relative alle aree residenziali, nelle quali si evidenzia anche il superamento degli standard relativi all’ozono (O3). Si tenga conto che i dati rilevati nelle aree residenziali meglio rappresentano l’esposizione media della popolazione rispetto a quelli rilevati in siti traffico, anche se vi possono essere diffuse situazioni di esposizione di livello intermedio fra i due casi.
Lo stato della qualità dell’aria rilevato nel 2004, peraltro, non ha risentito di anomalie particolari sul piano delle caratteristiche meteorologiche che, anzi, sono risultate meno critiche riguardo alla persistenza di periodi sia di stabilità atmosferica (soprattutto in inverno) che di elevate temperature (in estate). Nonostante il proseguimento del rinnovo del parco circolante (a 2 e a 4 ruote), la principale causa che determina lo stato di difformità è ancora riconducibile alle emissioni direttamente o indirettamente dovute al traffico, alla quale, in talune circostanze, possono sovrapporsi altre cause occasionali o temporanee. Fra le circostanze sfavorevoli al miglioramento della qualità dell’aria e che hanno prodotto effetti negativi soprattutto nei siti esposti alle emissioni ravvicinate causate da elevati flussi di traffico, occorre evidenziare la tendenza alla diffusione dei veicoli con motore diesel. Questo fatto è da ritenersi peggiorativo in quanto tali veicoli, anche se di recente produzione (omologazione Euro III compresa), sono caratterizzati da elevate emissioni di particolato (con granulometria inferiore ad 1 micron) e di ossidi di azoto (NOx). E’ ragionevole imputare a questa causa la crescita dei livelli di inquinamento per PM10 e NO2 rilevata nei siti di traffico. Anche in considerazione di questo aspetto, appare di grande difficoltà conseguire il rientro stabile e generalizzato nello standard fissato al 2005 per PM10 che, indipendentemente da circostanze occasionali, risulta superiore al limite o poco sotto di esso anche nelle zone residenziali dell’area omogenea di Firenze. Né si vede un trend di riduzione tale da consentire di ipotizzare i tempi del rientro nello standard.
Una considerazione analoga vale per l’inquinante NO2, pur essendo posta al 2010 la scadenza temporale fissata per il rispetto dello standard. Per il benzene, se possiamo ritenere conseguito il rispetto dello standard fissato al 2005, ben meno certo è il conseguimento dell’obiettivo posto al 2010, almeno nei siti traffico. Riguardo all’ozono, nonostante l’indubbio trend di miglioramento, permangono ricorrenze di giorni critici in cui vengono superate le soglie fissate dalla normativa. Sui livelli di questo inquinante, di natura secondaria, incidono fortemente i fenomeni di trasporto e di diffusione su vasta scala a cui, però, si somma il contributo locale conseguente all’emissione di precursori derivanti, principalmente ma non solo, dalle emissioni da traffico (NOx e idrocarburi). Tutto ciò considerato, i principali obiettivi dei provvedimenti locali dovrebbero consistere in via prioritaria: o nel proseguimento del rinnovo accelerato del parco veicolare circolante mediante la definitiva eliminazione di auto a benzina (e a gas) non catalizzate, di veicoli diesel leggeri e pesanti non conformi alle rispettive Direttive Euro 1 e successive, di veicoli a 2 ruote equipaggiati con motore a 2 tempi tradizionale (anche se dotati di post combustore catalitico); o nel contenimento della diffusione dei veicoli diesel, soprattutto commerciali e pesanti, favorendo il passaggio a motorizzazioni caratterizzate da ridotte emissioni di ossidi di azoto e di particolato; o nell’incentivazione della diffusione di filtri autorigeneranti per il particolato emesso allo scarico di veicoli diesel non Euro IV (previa conferma dell’efficacia dei dispositivi retrofit, individuazione della tipologia di veicoli su cui intervenire e valutazione dell’effettivo beneficio ottenibile); o nella riduzione complessiva dei volumi di traffico. o Contributi positivi non trascurabili potrebbero essere ottenuti da misure riguardanti altre importanti sorgenti di inquinamento quali gli impianti termici, attraverso: o la conversione a gas di centrali termiche alimentate a combustibili liquidi (gasolio e, soprattutto, olio combustibile); o l’incentivazione alla sostituzione di centrali termiche a basso rendimento (previa analisi delle informazioni derivanti dai controlli e dagli autocontrolli effettuati in attuazione della L 10/91 e valutazione dell’effettivo beneficio ottenibile); o l’incentivazione all’uso di bruciatori di gas naturale a bassa emissione di ossidi di azoto. Inoltre, dovrebbe essere considerato anche il settore delle attività produttive per perseguire il contenimento delle emissioni di sostanze organiche volatili da cicli di lavorazione che fanno uso di solventi.
La riduzione complessiva su scala locale delle emissioni di ossidi di azoto e di sostanze organiche volatili (idrocarburi, solventi) potrebbe avere positive ricadute anche per quanto riguarda la riduzione dei livelli di O3. In linea generale dovrebbe essere tenuto conto della necessità di adottare quei provvedimenti che contestualmente determinano anche la riduzione delle emissioni di CO2 o quantomeno non ne provocano aumenti significativi. Si sottolinea, infine, che una particolare attenzione andrebbe posta a non peggiorare la qualità dell’aria ove questa sia nei limiti. Si tratta di una precisa disposizione contenuta nella normativa che, a ben guardare, costituisce un obiettivo non meno rilevante e impegnativo per tutte quelle aree nelle quali si prevede il consistente sviluppo infrastrutturale, residenziale e di attività produttive.

(Fonte Arpa Toscana)