Turismo – La «concorrenza» mette in campo più sostegni

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Il presidente Marco Michielli: «la Francia abbatte l’Iva sulla ristorazione, la Spagna interviene finanziariamente in maniera massiccia, la Grecia rimborsa l’Iva per interventi di riqualificazione nelle imprese turistiche, la Croazia impone sostegni anticrisi»

Dopo la sua rielezione alla guida di Confturismo Veneto (17mila imprese turistiche associate) di ieri pomeriggio, il primo pensiero di Marco Michielli è stato alla notizia che i Paesi principali competitor dell’Italia in campo turistico stanno intervenendo radicalmente per sostenere le imprese e la propria economia turistica.

«Siamo alle solite – afferma il presidente di Confturismo Veneto – oltre a lavorare al meglio per creare quelle emozioni necessarie alla soddisfazione dei nostri ospiti, dobbiamo anche preoccuparci di correre con una macchina senza turbo al motore: da quanto si apprende, la Francia abbatte l’Iva sulla ristorazione, la Spagna interviene finanziariamente in maniera massiccia, la Grecia rimborsa l’Iva per interventi di riqualificazione nelle imprese turistiche, la Croazia impone sostegni anticrisi, mentre l’Italia su questi fronti sta clamorosamente ferma».

Per di più, non è un segreto che oggi le aliquote Iva applicate in Europa siano le più disparate: i Paesi turisticamente più importanti praticano per l’alloggio aliquote più basse di quella del 10% applicata in Italia: Portogallo 5%, Francia 5,5%, Olanda 6% Spagna 7%, Grecia 9%.

Le imprese turistiche operano in un contesto caratterizzato da una forte competizione internazionale. L’Italia sopporta un differenziale negativo che falsa la concorrenza interna all’Europa. In un tale scenario, a parità di base imponibile, un pernottamento negli hotel italiani può arrivare a costare al consumatore finale tra il 3% e il 4,5% in più, a causa delle diverse aliquote Iva praticate in Spagna e Francia, Paesi turisticamente concorrenti con l’Italia. Nei Paesi dove è stata ridotta l’aliquota Iva (l’Irlanda ad esempio) si è verificato un incremento del volume d’affari e un conseguente aumento delle entrate  complessive dello Stato.

La proposta di Federalberghi è quella di porre un freno a tale ulteriore vincolo competitivo, proponendo una riduzione al 4% dell’aliquota Iva per i pernottamenti alberghieri. Ciò, infatti, permetterebbe alle strutture alberghiere italiane di competere con gli alberghi dei loro diretti concorrenti.

«Non è un segreto che l’impegno del Governo ad investire sul settore non si specchia nelle misure che propone – dichiara Michielli -. Se il Turismo divenisse concretamente un’economia vincente per numeri e fatturati lo si dovrebbe anche, crisi o non crisi, alle misure fiscali e finanziarie che il Governo mette in campo. Invece si continua a parlare degli studi di settore, peraltro arretrati e poco appropriati, senza valutare l’opportunità di incidere positivamente sull’economia turistica italiana al pari dei nostri competitor europei».

«Persino la Grecia – continua Michielli – alle porte della crisi sta impostando una politica fiscale di sostegno alle proprie imprese. Capisco che l’industria automobilistica sia il fiore all’occhiello del nostro Paese – aggiunge ironicamente il presidente di Confturismo Veneto – ma di quante nuove automobili le famiglie italiane oggi hanno bisogno?».

Il turismo è un’economia sana e, soprattutto, non può delocalizzare i propri impianti. Per questo produce ricchezza nella località in cui opera. Per questo, secondo Confturismo Veneto, diventa fondamentale assumere misure in grado di far concorrere alla pari le imprese turistiche italiane con quelle degli altri Paesi europei, con un’armonizzazione che renda giustizia alle nostre imprese.

«Qualora ciò non venisse messo in cantiere al più presto – avverte Michielli – sarebbero confermate, purtroppo, le sperequazioni in atto tra i diversi Paesi, in un quadro di difficile coerenza rispetto al processo pluriennale di armonizzazione legislativa fiscale nella Unione europea. Per di più, in una fase in cui le imprese turistiche fanno i salti mortali per mantenere gli standard necessari per un servizio all’altezza delle richieste, laddove altri settori chiuderebbero interi comparti produttivi utilizzando cassa integrazione, licenziamenti e delocalizzazioni. O stiamo chiedendo troppo?».

(Fonte Confturismo Veneto)