Portati alla luce reperti del I secolo d.C.

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A Grumentum, gli studenti impegnati nello scavo hanno potuto toccare con mano i resti locali della grande storia di Roma

La quinta campagna di scavi promossa dall’università di Verona e condotta nella città romana di Grumentum (Potenza) dall’équipe diretta dal professor Attilio Mastrocinque, coinvolge un grande numero di archeologi, storici, epigrafisti, architetti e geofisici, e ha portato luce questa volta anche reperti di epoca medioevale.

Questa attività di ricerca archeologica è stata preceduta da una scuola estiva sulle metodologie scientifiche applicate alla ceramica romana, svoltasi a Grumento Nova a fine luglio.

Gli scavi stanno portando alla luce…

Le indagini nel settore vicino al tempio del culto imperiale, condotte da Federica Candelato, stanno portando in luce molti reperti del I secolo d.C., fra i quali alcuni frammenti della decorazione fittile del tempio. Essa prevedeva l’impiego di antefisse alla fine dei filari di coppi, decorate con una testa leonina al centro di una palmetta, e un fregio fittile con intrecci vegetali lavorati a giorno e realizzati a matrice. Una bella antefissa conserva anche il suo colore bianco originale.  L’ambiente adiacente al tempio ha conservato uno strato in cui sono rimasti sigillati moltissimi resti di una cerimonia, probabilmente di carattere religioso.

Forse in seguito a un terremoto, sono rimaste sepolte moltissime coppe, vasi, brocche e anfore, oltre a molteplici resti di pasto a base di carne. Fra i vari reperti si annovera una splendida coppa del vasaio aretino Tigrane, decorata a bassorilievo con satiri, menadi e tripodi. Un grande ammasso di intonaci affrescati, di molti colori, rinvenuti nello strato, sono adesso in attesa di un lungo e paziente lavoro di  ricostruzione.

Teresa Peretti e molti altri specialisti continueranno quindi lo studio dei numerosi reperti anche durante i prossimi mesi.

Quest’anno è stato ripreso lo scavo del Tempio rotondo

Il professor Mastrocinque afferma che «se si potrà si effettueranno anche analisi di laboratorio per individuare quali sostanze fossero contenute nei vasi con coperchio trovati nello strato. Quest’anno non è stata possibile la ripresa dello scavo del tempio rotondo situato nei pressi del Capitolio, appena fuori della piazza del Foro. Di questo tempio sono emersi anche la cornice marmorea e l’altare, già privato dei suoi marmi nell’antichità». Sempre a parere del professore Ci sono probabilità che il tempio fosse il mundus della città, cioè il tempio di  una divinità del mondo sotterraneo e della fecondità.

Il settore di scavo fra le terme repubblicane e il Foro, affidato a Vincenzo Scalfari, ha permesso di far emergere strutture murarie e anche qualche tubatura per acqua, in terracotta.

In questa zona è iniziato uno scavo in estensione il quale, nelle prossime campagne, dovrebbe permettere di scoprire quanto resta di un quartiere centrale della città, dalle sue fasi tardo-repubblicane a quelle alto-medievali.

Ugo Fusco ha seguito le indagini nell’area del Capitolio, dove si venerava Giove.

Il Tempio

Quando fu realizzato questo grandioso tempio, fu rasa al suolo una grande fontana, di cui si è ricostruita ora la forma. Davanti al tempio sono emerse due basi, le quali, con ogni probabilità, sostenevano due statue onorifiche, come nel caso del Capitolio di Pompei. Inoltre sono stati messi in luce i livelli di pavimentazione del Foro che precedettero la pavimentazione in pietra.

Chiara Marchetti, Fiammetta Soriano e Lianka Camerlengo stanno lavorando alla documentazione di una casa lucana rinvenuta nell’area della basilica del Foro.

La colonia romana risale all’epoca del primo triumvirato…

Lo studio incrociato dei dati archeologici, storiografici ed epigrafici ha permesso di collocare nel tempo la fondazione della colonia romana all’epoca del primo triumvirato e di riferirla ad una legge agraria di Giulio Cesare del 59, in base alla quale molti veterani di Pompeo e molti Romani poveri furono insediati in Italia meridionale.

Negli anni 50 a.C. Grumentum era in fase di ristrutturazione o di costruzione, e si è capito che lo scoppio delle guerre civili ha arrestato i progetti urbanistici, che furono ripresi solo in epoca augustea.

Gli studenti veronesi e lucani impegnati nello scavo hanno potuto toccare con mano i resti di ciò che possiamo considerare il riflesso locale della grande storia di Roma.

… la vita della città proseguì fino a tutto l’VIII secolo

Il direttore del museo archeologico, Antonio Capano, ed Alfredo Buonopane, dell’università di Verona, stanno preparando la pubblicazione generale delle iscrizioni di Grumentum che, anno dopo anno, aumentano di numero grazie agli scavi archeologici.

Novità stanno emergendo anche dallo studio dei reperti medievali, che stanno mostrando che la vita della città proseguì fino a tutto l’VIII secolo.

Quella che pareva una città in via di abbandono risulta conservare una certa vitalità commerciale, provata dalle importazioni di ceramiche dalle coste dell’Egeo o da Pantelleria, oltre che enormi anfore dall’Africa e dall’Asia minore. I «medioevisti» Enrico Cirelli e Fabio Saggioro sono all’opera in questo campo, che promette di cambiare la ricostruzione storica corrente della fine della città antica.

Grumentum si sta confermando un importante area archeologica

Per l’assessore regionale alla Formazione-Lavoro-Cultura, Antonio Autilio «le nuove ricerche archeologiche confermano il grande interesse scientifico-culturale per l’area di Grumentum e quindi la necessità di proseguire l’attività».

Per la Regione l’iniziativa dell’università di Verona è molto rilevante e per questo intende rafforzare la formazione degli studenti lucani di archeologia per offrire loro l’occasione di perfezionare lo studio partecipando attivamente alla campagna di scavi sotto la guida di archeologi e studiosi di fama internazionale.

«E per questo motivo – afferma l’assessore – come Dipartimento ci stiamo occupando di realizzare dei programmi per sostenere le scuole estive di archeologia e per promuovere l’attività di ricerca archeologica non solo nei siti già noti ma anche in nuovi siti presenti sul territorio regionale. Per il patrimonio archeologico si tratta di un ulteriore passo verso l’ulteriore valorizzazione del sito che è diventato punto di riferimento per prestigiosi studiosi e archeologici di epoca romana ed ha tutte le carte in regola per diventare polo attrattore di nuovi e crescenti flussi turistici».

(Fonte regione Basilicata)