Un nuovo modello per le emissioni delle navi

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Predisposta una banca dati delle emissioni delle navi per tutti i 27 Stati membri dell’Unione europea per l’anno 1980-2005 e le previsioni fino al 2030. In diminuzione l’anidride solforosa in aumento le emissioni di PM

Le emissioni delle navi sono aumentate parallelamente alla crescita del commercio internazionale. Senza l’intervento della legislazione, le emissioni provenienti dai traffici marittimi nei mari dell’Ue per quanto riguarda gli ossidi di azoto e il biossido di zolfo supererebbero le emissioni provenienti da tutte le fonti terrestri entro il 2020.

Una ricerca svolta dall’Unione europea (ex-Tremis project) ha definito un nuovo modello per calcolare le emissioni atmosferiche prodotte dalle navi. La ricerca, utilizzando questo modello,ha costruito una banca dati delle emissioni delle navi per tutti i 27 Stati membri dell’Unione europea per l’anno 1980-2005, e le emissioni previste fino al 2030. La banca dati riguarda tutti i principali inquinanti, come il CO2, gli ossidi di azoto, il biossido di zolfo, il monossido di carbonio, il metano e d il particolato (PM).

Il modello raccolti tre tipi di dati: le caratteristiche delle navi, come la capacità di carico ed il tipo di motore, l’attività delle navi (in termini di viaggi e la quantità di merci trasportate), e le emissioni delle navi.

I dati sono stati ottenuti da fonti attendibili, come Eurostat e al Gruppo intergovernativo sui cambiamenti climatici (Ipcc).

I risultati dimostrano chiaramente anche l’effetto della regolamentazione relativa al tenore massimo di zolfo consentito nei carburanti adottato dalla Organizzazione marittima internazionale (Imo) e dall’Unione europea.

Infatti, a partire dal 2007 vi è una notevole diminuzione della quantità di emissioni di anidride solforosa per kWh prodotto da attività di nave in diversi paesi. I dati inoltre indicano un aumento delle emissioni di PM per kWh a partire intorno al 1985 con un incremento medio del 18 per cento tra il 1980 e il 2010. Si pensa che ciò sia dovuto a un cambiamento di carburante per i motori ausiliari e nei principali motori di manovra per le attività da gasolio a olio combustibile pesante, alla fine degli anni 1980.

(Fonte Arpat)