Il problema «asbesti» in Campania e i rischi ad esso correlati

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Introduzione

Gli asbesti o amianti sono materiali geologici riconducibili a minerali silicati del gruppo degli anfiboli (inosilicati a catena doppia) e serpentini (fillosilicati d’alterazione idrotermale), molto ricercati in passato, in virtù delle caratteristiche di resistenza meccanica e termica, duttilità, malleabilità, potere isolante e ignifugo, che ne fecero una risorsa universale ed insostituibile nei campi più disparati dell’industria per una buona parte del XX secolo, finché, negli anni Ottanta, ci si rese conto con prove alla mano che le fibre rilasciate da tali materiali (sia grezzi sia lavorati) generavano, se inalati, gravi patologie a carico dell’apparato respiratorio e, secondariamente, di quello digerente, con facile evoluzione verso neoplasie maligne a distanza di alcune decine di anni dall’inalazione. Dal 1992 l’estrazione, lavorazione e produzione di materiale asbestoso sono vietate per legge, tuttavia i numerosi elementi contenenti amianto ancora presenti sul territorio rendono la problematica piuttosto severa anche nel nostro paese. Attualmente esistono corsi professionalizzanti, atti a formare tecnici in grado di rimuovere e smaltire in modo opportuno tali elementi, senza che vi siano eccessivi danni alla salute ed all’ambiente. È un dato di fatto, tuttavia, che in molti casi l’amianto non sia stato rimosso o, semmai, in modo poco opportuno e sicuramente fuori legge. Le sollecitazioni meccaniche indotte dalla rimozione rilasciano nell’aria una grande quantità di microfibre, il cui diametro può essere 1.300 volte inferiore a quello di un capello umano. Se esse vengono inalate anche una sola volta, possono risultare cancerogene. La Regione Campania, che in generale soffre di un’emergenza rifiuti sotto gli occhi di tutti, vive un alto rischio ambientale dovuto ai rifiuti di amianto abbandonati con incuria, che in alcuni casi, come a Palma Campania o Bagnoli-Coroglio, hanno già prodotto un grave inquinamento del suolo e delle falde idriche.

1. Caratteristiche mineropetrografiche degli asbesti

Come accennato, gli asbesti sono riconducibili a minerali silicati, in particolare agli anfiboli, inosilicati a catena doppia, e serpentini, che fanno parte dei fillosilicati. Gli anfiboli sono più diffusi e diversificati, tra di essi si annoverano: Actinolite, Amosite, Antofillite, Crocidolite e Tremolite. Il Crisotilo è il principale asbesto di serpentino. La Fig.1 riporta i vari minerali citati all’analisi mineralogica con microscopio ottico ed elettronico.

Figura 1: I vari minerali asbestosi. a) Actinolite (m.ott.), b) Amosite (m. el.),  c) Antofillite (m. el.), d) Crocidolite (m. ott.), e) Tremolite (m. ott.), f) Crisotilo (m. ott.).

Le proprietà dei vari minerali sono riportate in Tab.1.

Tabella 1: principali caratteristiche dei vari minerali asbestosi.

Data la loro presenza ubiquitaria in tutti i tipi di rocce, gli asbesti sono materiali molto diffusi a livello geologico. Li si ritrova nelle rocce ignee intrusive ed effusive, in particolare sotto forma di anfiboli, ma anche in quelle metamorfiche di facies anfibolitica. Ovviamente, le rocce sedimentarie derivanti dall’erosione, trasporto e deposizione di materiali ignei o metamorfici contenenti minerali asbestosi, ne conterranno a loro volta un quantitativo importante, essendo questi poco alterabili. Il processo alterativo di serpentinizzazione, che agisce in condizioni idrotermali per mezzo dell’acqua ipermineralizzata prevalentemente sulle olivine e sui pirosseni delle rocce peridotitiche di crosta oceanica antica, genera i serpentini, particolari fillosilicati idrotermali fibrosi. Il Crisotilo ne è il principale componente di natura asbestosa ed è la forma di amianto più conosciuta e utilizzata. Le sue fibre sono talmente ridotte da misurare anche meno di 0,7 micron, contro i 40-95 micron di diametro di un capello umano. Per la sua natura di fillosilicato, il Crisotilo è articolato in fogli di spessore sottilissimo, a loro volta costituiti da un intreccio bidimensionale di unità cristallografiche elementari. Le fibre asbestose si liberano nell’aria con grande facilità quando il minerale è soggetto ad una sollecitazione fisica e questi foglietti si frantumano. Per quanto riguarda Actinolite, Amosite, Antofillite, Crocidolite e Tremolite, la loro natura di inosilicati a catena doppia ne favorisce la frammentazione in filamenti sottili e pericolosi per la salute. Gli anfiboli sono costituiti da una doppia catena di unità cristallografiche elementari; la sollecitazione meccanica del minerale libera direttamente i singoli filamenti. Si considera oggi che il particolato asbestoso più pernicioso sia quello derivante dai filamenti di Amosite. In Fig.2 è riportato il confronto al microscopio elettronico tra un capello umano e fibre filamentose di Amosite.

2. Principali utilizzi in passato

L’asbesto è stato utilizzato in passato per le destinazioni più svariate, grazie alle sue proprietà ignifughe, isolanti, termoresistenti ed alla sua facile lavorabilità, il tutto associato a modalità e costi d’estrazione veramente contenuti. Per citare alcuni tra gli utilizzi più diffusi dei materiali asbestosi, si riportano: materia prima per produrre innumerevoli manufatti ed oggetti; isolante termico nei cicli industriali con alte temperature (es. centrali termiche e termoelettriche, industria chimica, siderurgica, vetraria, ceramica e laterizi, alimentare, distillerie, zuccherifici, fonderie); isolante termico nei cicli industriali con basse temperature (es. impianti frigoriferi, impianti di condizionamento); isolante termico e barriera antifiamma nelle condotte per impianti elettrici; materiale fonoassorbente; come materiale spruzzato per il rivestimento (ad es. di strutture metalliche, travature) per aumentare la resistenza al fuoco; nelle coperture sotto forma di lastre piane o ondulate, tubazioni e serbatoi, canne fumarie, ecc. in cui l’amianto è stato inglobato nel cemento per formare il cemento-amianto o «fibrocemento» (Eternit); come elementi prefabbricati sia sottoforma di cemento-amianto (tubazioni per acquedotti, fognature, lastre e fogli) sia di amianto friabile; nella preparazione e posa in opera di intonaci con impasti spruzzati e/o applicati a cazzuola; nei pannelli per controsoffittature; nei pavimenti costituiti da vinil-amianto in cui tale materiale è mescolato a polimeri; come sottofondo di pavimenti in linoleum; in alcuni elettrodomestici (ad es. asciuga-capelli, forni e stufe, ferri da stiro); nelle prese e guanti da forno e nei teli da stiro; nei cartoni posti in genere a protezione degli impianti di riscaldamento come stufe, caldaie, termosifoni, tubi di evacuazione fumi; nei freni, nelle frizioni, negli schermi parafiamma, nelle guarnizioni, nelle vernici e mastici «antirombo», nella coibentazione di treni, navi e autobus; come fonoassorbente in cinema, chiese, mense, ospedali, palestre, ristoranti, scuole, teatri; come ignifugo in autorimesse, carrozze ferroviarie, centrali elettriche e termiche, navi; come termoisolante in carrozze ferroviarie, capannoni industriali, navi, ecc…    Secondo il D. Min. Salute del 6 settembre 1994, sono stabiliti i parametri riportati in Tab.2 relativi al pericolo generato dalla friabilità dei materiali asbestosi.

Tabella 2: Principali tipi di materiali contenenti amianto e loro approssimativo potenziale di rilascio delle fibre (inclusa nel Decreto del Ministero della Sanità, 6 settembre 1994: «Normative e metodologie tecniche di applicazione dell’art. 6,comma 3, dell’art. 12, comma 2, della legge 27 marzo 1992, n. 257, relativa alla cessazione dell’impiego dell’amianto»).

3. Patologie imputabili all’esposizione a fibre di amianto: carcinoma, mesotelioma, asbestosi

Ormai è stato provato scientificamente che le microfibre asbestose generano il cancro. L’Organizzazione mondiale della sanità (Oms) fin dal 1986, ha dichiarato che: «l’esposizione a qualunque tipo di fibra e a qualunque grado di concentrazione nell’aria va evitata». Ogni 5 secondi in tutto il mondo una persona muore a causa della contaminazione provocata da questo minerale. Secondo l’orientamento attuale, si ritiene che anche una sola fibra di Crisotilo possa indurre mutazioni genetiche a lungo termine che, dopo un periodo di 20-40 anni, provocano neoplasie maligne a decorso rapido e con una bassissima probabilità di sopravvivenza a 5 anni, dell’ordine del 2-5%. Il carcinoma polmonare, la più frequente causa di morte per neoplasia maligna nel XX secolo, risulta indotto da cause sia genetiche sia ambientali; tra queste ultime, in ordine d’importanza: il fumo di sigaretta, l’esposizione al gas Radon e il particolato atmosferico. Gli asbesti sono la porzione di particolato maggiormente imputata di favorire il carcinoma polmonare e non è possibile difendersi dalla loro azione, al pari del fumo passivo. La neoplasia di origine asbestosa per eccellenza è il mesotelioma, che può insorgere indifferentemente nella pleura di uno o entrambi i polmoni (nel caso di inalazione) o lungo il tratto digerente (se le microfibre sono ingerite o aspirate nella faringe). L’aggressività della malattia è quasi sempre elevata e il suo decorso piuttosto breve, per cui si può ritenere che l’asbesto sia tra i maggiori killer ambientali degli ultimi decenni. A causa dei lunghi tempi di insorgenza, molti casi di neoplasia si registrano proprio in questi anni, dopo quasi un ventennio dalla dismissione assoluta del materiale in esame. Le fibrille di Crisotilo e di Amosite hanno un diametro così esiguo da annidarsi intimamente nei tessuti, in particolar modo all’interno degli alveoli polmonari. Qui generano una continua sollecitazione dei tessuti, le cui cellule hanno dimensioni paragonabili alle fibrille stesse. Quando le cellule hanno accumulato troppe mutazioni, dovute al continuo meccanismo di riparazione, si sviluppa un nodulo maligno che genera la malattia. Le fibre più spesse, dovute sia ai minerali citati che, in maggior misura, a Tremolite, Antofillite, Crocidolite e Actinolite, tendenzialmente sono troppo grandi per generare mutazioni genetiche, tuttavia la loro inalazione continuata nel tempo produce una graduale insufficienza respiratoria dovuta alla lenta degenerazione degli alveoli polmonari, chiamata asbestosi. Le fibre depositate causano attivazione del sistema immunitario locale e provocano una reazione infiammatoria da corpo estraneo. I macrofagi fagocitano le fibre e stimolano i fibroblasti a produrre tessuto connettivo: conseguenza di ciò è lo sviluppo di una fibrosi interstiziale. Si tratta di una patologia cronica e grave, che spesso si rivela mortale a lungo termine ed è considerata, al pari della silicosi, una malattia lavorativa. I tempi di insorgenza sono lunghi, dell’ordine della decina di anni, tuttavia è necessaria una esposizione forte e prolungata alle polveri d’amianto. La diagnosi di asbestosi non preclude, comunque, il rischio d’insorgenza di una patologia maligna a carico dell’apparato respiratorio.

4. L’amianto in Campania

La Regione Campania si trova a dover affrontare una serie di problematiche ambientali e sociosanitarie a causa dell’annoso problema rifiuti. L’asbesto è presente in molti siti all’interno di discariche abusive, nei suoli, nelle acque fluviolacustri, lungo le coste, nei centri abitati e nelle strutture abitative stesse, in parte a causa di una non rimozione degli elementi ritenuti nocivi per la salute umana. La Campania, non a caso, si trova in terza posizione dopo Liguria-Piemonte e Lombardia-Veneto-Friuli relativamente alle morti per mesotelioma indotto da asbesto (rapporto Istisan). I siti più degradati sotto il profilo dell’inquinamento da amianto si concentrano nel Napoletano e in parte del Casertano: la Piana Campana tra Aversa, Caivano e Napoli da una parte, l’area dello stabilimento Italsider di Bagnoli-Coroglio (Fig. 2) dall’altra e, come da recenti scoperte, la zona a Est del Vesuvio in prossimità di Palma Campania: un tratto di asse viario da utilizzare come via di fuga in caso di eruzione è stato costruito con l’ausilio di rifiuti speciali e pericolosi, in particolare amianto,  a causa dell’intromissione dei clan camorristici; la strada è stata sequestrata dai carabinieri. C’ è ancora amianto a Bagnoli. C’è tanto materiale cancerogeno nel sottosuolo che circonda l’ex fabbrica Eternit smantellata da diversi anni. Sembrava che tutto fosse stato impermeabilizzato e messo in sicurezza e, invece, c’ è così tanto amianto che la Asl Napoli 1 fu costretta a bloccare i lavori del collettore fognario di Coroglio e a chiudere gran parte del cantiere per evitare danni agli operai. A Bacoli (NA) alcune condutture idriche sono risultate inoltre contaminate da ingenti quantità di sostanze tossiche, soprattutto da amianto. C’è stato un periodo in cui l’acqua del comune non è risultata potabile, costringendo la cittadinanza a rifornirsi di bottiglie d’acqua minerale. La scoperta, nei pressi delle Cave del Poligono di Chiaiano, di ben 10 mila tonnellate di amianto e vari rifiuti pericolosi, configura la condizione di “disastro ambientale”, sanzionabile per l’Art.434 del Codice Penale a causa del danno grave e irreparabile al Territorio ed all’Ambiente di Chiaiano e di Marano ed a causa del pericolo evidente per la pubblica incolumità della popolazione residente.

Figura 2: L’ex stabilimento Italsider di Bagnoli-Coroglio, soggetto in passato ad un forte degrado ambientale, al punto che i suoli contengono ancora elevati quantitativi di amianto.

5. Conclusioni

La problematica dell’amianto è molto presente ed attuale nel territorio campano. Non è da escludere che la mortalità locale imputabile a malattie indotte da esposizione a polvere d’asbesto possa ulteriormente crescere nei prossimi 5-10 anni. Quello che negli anni Sessanta sembrava la panacea di tutti i mali, il materiale perfetto, si rivela ad oggi una delle più pesanti ipoteche ambientali con cui dobbiamo, giocoforza, convivere. L’asbesto è ovunque, in tutte le città e in vari contesti urbanistici; moltissime strutture realizzate in Eternit sono ancora là, a causa dei rischi che la loro stessa asportazione comporta. Di molti oggetti ed elementi strutturali/architettonici realizzati in amianto se ne ignora addirittura l’esistenza. Si può affermare, senza tema di smentita, che l’asbesto ha rappresentato una tra le più nefaste «bombe ecologiche» del XX secolo, soprattutto a causa dell’ottimismo iniziale e della fiducia nelle sue svariate e apprezzabilissime proprietà fisico-chimiche, che ne avevano fatto il materiale del futuro, mentre oggi non ne rimane altro che un danno grave e insanabile all’uomo e all’ambiente.

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[3] Decreto legislativo 15 agosto 1991, n° 277: Attuazione delle direttive n° 80/1107/CEE, n°83/477/CEE, n° 86/188/CEE e n° 88/642/CEE, in materia di protezione dei lavoratori contro i rischi derivanti da esposizione ad agenti chimici, fisici e biologici, durante il lavoro, a norma dell’art. 7 della legge 30 luglio 1990, n° 212. Suppl. ord. G.U. n°200, 27.08.1991

[4] Decreto 6 settembre 1994: Normative e metodologie tecniche di applicazione dell’art. 6, comma 3, e dell’art. 12, comma 2, della legge 27 marzo 1992, n° 257, relativa alla cessazione dell’impiego dell’amianto. Suppl. ord. G.U. n° 220, 20.09.1994.

[5] Decreto 26 ottobre 1995: Normative e metodologie tecniche per la valutazione del rischio, il controllo, la manutenzione e la bonifica dei materiali contenenti amianto presenti nei mezzi rotabili. Suppl. ord. G.U. n°91, 18.04.1996.

[6] Decreto 14 maggio 1996: Normative e metodologie tecniche per gli interventi di bonifica, ivi compresi quelli per rendere innocuo l’amianto, previsti dall’art. 5, comma 1, lettera f), della legge 27 marzo 1992, n° 257, recante: Norme relative alla cessazione dell’impiego dell’amianto. Suppl. prd. G.U. n°251, 25.10.1996.

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[8] Legge 27 marzo 1992, n. 257: Norme relative alla cessazione dell’impiego dell’amianto.S. Ord. alla G.U. N. 087 Serie Generale Parte Prima del 13.04.92 Supplemento 064 del 13.04.92.

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