Biodiversità – Gli europei sono poco informati

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Il sondaggio, commissionato dalla DG Ambiente della Commissione europea, fa un quadro su quanto gli europei conoscano la biodiversità e la perdita di biodiversità

L’Ue si impegna a proteggere la biodiversità, ovvero la varietà degli organismi viventi siano essi terrestri o marini e gli ecosistemi complessi siano essi terrestri o acquatici, considerando la diversità sia all’interno delle specie che tra le specie e gli ecosistemi.

L’Ue è intervenuta sul tema della biodiversità sino dal 1970 ed è impegnata con un proprio «Piano d’azione» a perseguire e rafforzare gli obiettivi del la Convenzione internazionale sulla biodiversità. La Convenzione del 2006 inerente la «Perdita di biodiversità fino al 2010: l’ecosistema per il benessere umano» contiene un piano d’azione che punta a mettere insieme attori e risorse sia a livello europeo sia di singolo Stato membro al fine di aumentare le azioni necessarie per difendere la biodiversità.

Nell’aprile del 2009, ad Atene, la Commissione europea ha annunciato che un sostanziale progresso era stato compiuto, in particolare con lo sviluppo della rete Natura 2000, un network delle aree protette in Europa, che in quel momento copriva il 19% del territorio dell’Ue.

Ad Atene sono stati affrontati i punti chiave per il futuro, ovvero maggiore attenzione ai problemi legati alla biodiversità, la necessità di proteggere l’intero ecosistema e l’identificazione di nuovi sistemi di finanziamento.

Il 19 gennaio 2010 la Commissione europea ha aperto l’Anno internazionale della biodiversità presentando un documento che contiene la politica per la biodiversità dopo il 2010.

Questi i presupposti del sondaggio commissionato dalla Direzione Generale Ambiente della Commissione europea per indagare conoscenza, percezione ed atteggiamenti degli europei verso la biodiversità: lo scopo è quello di comprendere quanta familiarità abbiano i cittadini europei con termini quali biodiversità e con concetti come perdita di biodiversità.

In particolare il sondaggio affronta i seguenti aspetti relativi alla perdita di biodiversità:

  • come gli Europei ritengono di essere stati informati sulle questioni della biodiversità,
  • quali siano le cause più importanti che hanno comportato la perdita di biodiversità,
  • come viene percepita la perdita di biodiversità a livello locale, europeo ed internazionale,
  • gli impatti che ci si attende dalla perdita di biodiversità,
  • quali misure dovrebbe assumere l’Europa per conservare la biodiversità,
  • l’impegno personale che ciascuno dovrebbe profondere per proteggere la biodiversità,
  • la conoscenza della rete Natura 2000,
  • la conoscenza delle funzioni delle aree protette.

Familiarità con termini quali biodiversità e perdita di biodiversità

2/3 degli abitanti dell’Ue hanno familiarità con il termine biodiversità, il 38% conosce il significato del termine (il 3% in più rispetto al sondaggio sullo stesso tema realizzato nel 2007), il 28% ha sentito parlato di perdita di biodiversità ma non sa cosa significhi. Come nel 2007, i livelli di conoscenza della biodiversità sono più alti in Germania ed Austria (rispettivamente 87%-88%), quasi 3/4 dei Tedeschi e degli Austriaci non solo ha sentito parlare di biodiversità ma ne conosce il significato (73-74%).

La comparazione tra di risultati ottenuti nel 2007 e quelli ottenuti nel recente sondaggio mostra che, in 12 dei 27 paesi dell’Ue, la percentuale di coloro che hanno risposto di non avere mai sentito parlare di biodiversità è sceso di 5 punti percentuali.

Quando il termine biodiversità è stato spiegato, la maggior parte dei cittadini europei è stato in grado di ri-formulare il significato con una terminologia personale, ed un ampio numero di questi era in grado di menzionare diversi aspetti della perdita di biodiversità.

Parlando invece di perdita di biodiversità, in questo sondaggio (ma anche in quello del 2007), il più ampio gruppo di coloro che hanno risposto, 43%, hanno affermato che la perdita di biodiversità significa che certi animali e certe piante sono scomparse o potrebbero scomparire, il 19% del campione intervistato, ha usato termini simili dicendo che alcune specie animali e vegetali corrono in rischio di estinguersi.

Una minoranza di cittadini europei ritengono di essere stati informati sulla perdita di biodiversità, solo il 32% di coloro che sono stati intervistati pensano di essere bene informati, ed appena il 5% dichiara di essere stato informato in modo approfondito. Questi risultati sono stazionari rispetto a quelli del 2007.

I cittadini di Germania ed Austria sono non solo quelli che maggiormente conoscono la questione della biodiversità ma anche quelli che ritengono di essere stati meglio informati sul problema della perdita di biodiversità: il 59% dei cittadini tedeschi ed il 46% degli austriaci ritiene di avere ricevuto una buona informazione sull’argomento (rispettivamente l’8% ed il 6% si ritiene molto ben informato).

Alcuni paesi dell’Ue hanno visto una riduzione percentuale degli intervistati che ritengono di essere stati bene informati sulla perdita di biodiversità; l’Estonia ha la percentuale più alta, passando dal 46% nel 2007 al 32% nel 2010 (ben 14 punti percentuali in meno).

Le minacce alla biodiversità

Quando si parla delle più importanti minacce alla biodiversità, più di in quarto dei cittadini dell’Ue (27%) menzionano l’inquinamento idrico e quello atmosferico, una percentuale simile (26%) riferisce i disastri causati dall’uomo, come incidenti ad attività industriali o fuoruscita di petrolio, mentre il 19% degli intervistati individua come minaccia per la biodiversità l’agricoltura intensiva, il 13% è propenso a ritenere che influisca sulla perdita il cambiamento climatico ed un 9% menziona quali minacce alla biodiversità l’urbanizzazione (la costruzione di case ed aree produttive) e la creazione di infrastrutture di mobilità, soprattutto strade.

La percentuale di coloro che pensano che l’inquinamento della risorsa idrica e dell’aria sia una minaccia alla biodiversità varia da un range del 15% in Belgio fino al 39% in Polonia e Romania. Allo stesso modo la percentuale di coloro che ritengono che i disastri provocati dall’uomo (incidenti industriali e fuoruscita di greggio) costituisca la vera minaccia per la biodiversità variano da un 13-14% in Finlandia, Irlanda e Regno Unito fino a raggiungere il 51% a Cipro. La combinazione tra agricoltura intensiva, deforestazione e sfruttamento intensivo della pesca è vista come il vero pericolo per la biodiversità per più di 1/4 di coloro che vivono nei Paesi Bassi (31%), in Gran Bretagna (29%) ed in Germania (26%).

Perdita di bio-diversità

Più di 8 su 10 cittadini dell’Ue (una percentuale che varia dall’84% al 93%) ritiene che la perdita di bio-diversità sia un problema veramente o abbastanza serio sia a livello nazionale sia europeo che internazionale. Mettendo a confronto i dati del 2007 con quelli del 2010 si può notare che coloro che sono stati intervistati nell’ultimo sondaggio siano più propensi a ritenere che la perdita di biodiversità costituisca un problema grave per il loro paese. In generale la percentuale di coloro che hanno detto che la perdita di biodiversità è un problema serio a livello internazionale è rimasta invariata nei due sondaggi.

Nello specifico i risultati negli stati membri mostrano che un’ampia varietà di percezioni circa il livello di gravità della perdita di biodiversità nei rispettivi paesi. La percentuale di coloro che hanno affermato che la perdita di biodiversità è un problema grave a livello locale varia dal 9% in Finlandia al 72% in Portogallo (a cui si aggiungono i cittadini di Italia, Grecia e Romania che mostrano opinioni simili a quelle dei portoghesi ma in misura che varia dal 57% al 60%). La maggiore parte delle persone intervistate in Portogallo (75%), in Italia (62%), a Cipro (55%), in Grecia ed in Romania (entrambe 52%) sostengono che la perdita di biodiversità è un problema per tutta l’Europa.

La percentuale di quelli che invece ritengono che la perdita di biodiversità rappresenti un problema grave a livello internazionale varia dal 46% dell’Estonia all’82% del Portogallo. In tutti i paesi non più di uno su 20 tra gli intervistati dubita del fatto che la perdita di biodiversità costituisca un problema a livello globale.

In relazione agli effetti della perdita di biodiversità, molti dei cittadini dell’Ue affermano di non subire una conseguenza, un impatto immediato e personale. 1/6 di coloro che hanno preso parte al sondaggio (17%) affermano di essere già colpiti dalla perdita di biodiversità, mentre circa 3/4 (72%) pensano che potrebbe manifestarsi un qualche effetto in futuro.

I Portoghesi intervistati si distinguono dal resto, con una maggioranza che afferma di subire già gli effetti dell’estinzione di alcune specie di flora e fauna, mentre il 22% ritiene che le conseguenze negative si manifesteranno in un prossimo futuro.

Il raffronto tra il sondaggio del 2007 e quello del 2010 mostra che non molto è cambiato nella maggiore parte dei paesi facendo riferimento alla percentuale di risposte di coloro che negano che la perdita di biodiversità produca degli effetti.

Riconoscere l’importanza di proteggere la biodiversità

Rispetto a questo tema il campione degli intervistati afferma che proteggere la biodiversità è un obbligo morale: il 76% è molto d’accordo con questa affermazione, circa il 34% quasi d’accordo, specificando che è importante conservare la biodiversità perché il benessere e la qualità della vita dipende dalla biodiversità. Una percentuale appena inferiore ritiene che sia indispensabile la conservazione della biodiversità in quanto da essa dipende la produzione di beni, come il cibo, o il carburante e le medicine, e perché la biodiversità è essenziale per ostacolare il cambiamento climatico o perché la perdita di biodiversità potrebbe avere conseguenze economiche per l’Europa.

Quando è stato chiesto quali misure in via prioritaria l’Europa potrebbe mettere in campo per conservare la biodiversità, un’ampia parte dei cittadini dell’Ue (30%) hanno fatto riferimento a più stringenti regole per i settori economici che producono impatti sulla natura. La percentuale di coloro che hanno risposto che l’Europa dovrebbe in primo luogo realizzare una migliore informazione per i suoi cittadini sul tema della biodiversità varia dal 12% della Bulgaria al 36% di Cipro.

La maggior parte dei cittadini dell’Ue (70%) ha dichiarato che personalmente fa degli sforzi per proteggere la biodiversità, quasi la metà di questi afferma che potrebbe fare di più per fermare la perdita di biodiversità. Più di 1/4 (28%) ha risposto che non faceva nulla per proteggere la biodiversità, molti hanno dichiarato che non sapevano in concreto cosa fare per fermare la perdita di biodiversità. Come nel 2007, i risultati di certi paesi, come il Portogallo e la Slovenia, mostrano come in questi paesi le persone si impegnassero maggiormente per la conservazione della biodiversità. In questi paesi, l’87% degli intervistati ha dichiarato che stava facendo qualcosa in questa direzione. Nel 2010 a questi paesi si è aggiunto anche il Belgio.

Natura 2000 e le finalità chiave delle aree naturali protette

Il sondaggio mostra che i cittadini europei non conoscono molto Natura 2000, la rete europea delle aree naturali protette. Circa 8 su 10 dichiara di non averne mai sentito parlare. Circa il livello di conoscenza della rete Natura 2000 ci sono differenze da paese a paese. La percentuale di coloro che hanno risposto di non avere mai sentito parlare di questa rete varia dal 19% in Finlandia sino al 96%-97% in Irlanda e Regno Unito. Rispetto al sondaggio del 2007 non si registrano grosse differenze. In nove paesi la proporzione di coloro che hanno sentito parlare di Natura 2000 ha avuto un incremento di più di 5 punti percentuali. Questo incremento è maggiore in Grecia, dal 39% del 2007 al 53% del 2010 (più di 14 punti percentuali) ed a Malta, dal 16% del 2007 al 29% del 2010 (più 13 punti percentuali).

Quando è stato chiesto quali fossero le funzioni principali delle aree naturali protette, il 53% degli intervistati ha risposto la protezione della natura, animali e piante, dal rischio di estinzione, individuando in questa funzione quella più importante. La percentuale di coloro che hanno detto che la conservazione degli animali e delle piante a rischio costituiva una delle funzioni primarie delle aree naturali protette varia dal 39% di Malta al 67% del Lussemburgo.

Circa la metà (48%) dei cittadini europei pensa che lo sviluppo economico costituisca un danno o un pericolo per le aree protette. Il 41% degli europei dà un giudizio più moderato e considera che lo sviluppo economico debba essere accettato seppure costituisca un pericolo per la biodiversità, e ritiene che potrebbe essere utile che il danno prodotto all’ambiente dallo sviluppo economico venga risarcito.

La percentuale di coloro che ritengono che lo sviluppo economico sia un pericolo, e quindi debba passare in secondo piano rispetto alla conservazione del patrimonio naturale, varia dal 30% nei Paesi Bassi al 67% della Svezia. La percentuale, invece, di coloro che ritengono lo sviluppo economico accettabile con un contrappeso in termini di riparazione del danno ambientale varia dal 21% della Slovenia al 60% dei Paesi Bassi.

(Fonte Arpat, Testo a cura di Stefania Calleri)