Non ci sono più gli Alisei di una volta

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Questi venti quasi costanti, che sono originati dalla circolazione generale dell’atmosfera, appaiono ora in declino a causa del riscaldamento dell’acqua dell’oceano Atlantico nella fascia equatoriale centro orientale

I venti alisei che spirano sull’oceano Atlantico intertropicale non sono più intensi come una volta, quando favorivano una veloce navigazione a vela per attraversare l’Atlantico dalle coste africane alle coste del centro America e del nord del Brasile. Questi venti quasi costanti, che sono originati dalla circolazione generale dell’atmosfera, appaiono ora in declino a causa del riscaldamento dell’acqua dell’oceano Atlantico nella fascia equatoriale centro orientale. È quanto hanno scoperto due ricercatori (un oceanografo ed un meteorologo) entrambi dell’Università di Hawaii. La ricerca pubblicata on-line da «Nature Geoscience» si basa su una serie di oltre mezzo secolo di osservazioni della temperatura superficiale delle acque oceaniche e su una rianalisi dei dati anemologici storici che in quell’area erano affetti da errori, essendo stati rilevati da navi di linea tra l’Africa e l’America.

I risultati ottenuti mostrano che la lingua di acqua calda che parte dalle coste del Golfo di Guinea, in Africa, e si estende verso la parte settentrionale del Brasile, è molto pronunciata durante l’estate boreale e sta provocando due conseguenze molto significative. Da una parte sta modificando l’andamento, ma sopratutto le naturali oscillazioni delle grandi correnti marine atlantiche nella zona intertropicale. Dall’altra parte, la superficie oceanica surriscaldata, sta modificando le caratteristiche delle correnti aeree sovrastanti, sia in termini di riduzione della intensità dei venti alisei che si sono indeboliti, sia in termini di maggiore instabilità dell’atmosfera che favorisce più intensi fenomeni termo-convettivi con forti precipitazioni di carattere temporalesco, o alluvionale, che si estendono anche nell’entroterra africano del Golfo di Guinea e che rinforzano il monsone africano (le precipitazione negli ultimi 60 anni sono aumentate di oltre il 90%).

Ma, a sua volta, questa modifica porta ad altre conseguenze secondarie sulla stessa fascia di latitudini, come l’aumento della siccità nell’Africa sub-sahariana verso est, e l’aumento delle precipitazioni nell’area amazzonica orientale verso ovest.

Le cause di tutte queste modifiche derivano dai cambiamenti del clima, ma non quelli associati al riscaldamento globale derivante dalle maggiori emissioni di anidride carbonica, quanto all’aumento delle emissioni di aerosol (che hanno un effetto raffreddante), aumento che è maggiore nell’emisfero nord e minore nell’emisfero sud. La diversa distribuzione di aerosol atmosferici innescano una serie di effetti asimmetrici sulla radiazione solare che viene assorbita delle acque oceaniche e che portano ad una differenza di temperatura a cavallo dell’equatore derivante dalla maggiore diffusione degli aerosol (e minore radiazione termica e solare assorbita) a nord dell’equatore e per la minore diffusione (e maggiore radiazione termica e solare assorbita) a sud dell’equatore.

Questa constatazione conferma quanto già previsto dalle analisi Ipcc, e cioè che con i cambiamenti climatici, la circolazione «dinamica» dell’atmosfera alle medie e basse latitudini si indebolisce, mentre si rinforza la circolazione «termica».

La circolazione dinamica è quella associata alla grande circolazione atmosferica che determina le aree di alta pressione subtropicali, le aree di bassa pressione sub polari, le correnti occidentali delle medie latitudini e gli alisei nella fascia equatoriale.

La circolazione «termica» è quella associata alla differenza di temperatura tra oceani e continenti e tra bassi ed alti strati dell’atmosfera (convezione verticale) e che determina i fenomeni monsonici, i fenomeni di brezze, i processi termoconvettivi verticali di cui i più noti sono i cicloni tropicali ed i fenomeni temporaleschi.

Questa ricerca conferma, in pratica, che la circolazione «dinamica» dell’atmosfera nella zona equatoriale dell’Atlantico si è indebolita e che, parallelamente, stanno aumentano i fenomeni associati alla circolazione «termica». (V. F.)