Minori – Per i reati ambientali «punizione» sul campo

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La convenzione (ministero Giustizia-Arpacal) prevede l’inserimento del soggetto che ha commesso un reato ambientale, nelle attività di competenza istituzionale dell’Arpacal, nel quadro di un percorso che favorisca nel minore l’acquisizione di una maggiore consapevolezza dei danni cagionati dal reato commesso e di indurlo a riflettere sulle motivazioni del proprio comportamento

Favorire nel minore, che ha commesso un reato ambientale, l’acquisizione di una maggiore consapevolezza dei danni provocati ed indurlo a riflettere sulle motivazioni del proprio comportamento.

È questo uno degli obiettivi del «Progetto Messa alla Prova. Intervento di Mediazione / Riconciliazione ex art. 28 D.P.R.  448/88», che vedrà coinvolti il Dipartimento provinciale di Reggio Calabria dell’Agenzia regionale per la protezione dell’ambiente della Calabria (Arpacal) e l’Ufficio Servizio Sociale per i Minorenni di Reggio Calabria del Dipartimento Giustizia Minorile del ministero della Giustizia. La convenzione tra i due enti è stata siglata dal direttore del Dipartimento provinciale di Reggio Calabria dell’Arpacal, Angela Maria Diano, e dal Direttore dell’Ufficio Servizio Sociale per i Minorenni di Reggio Calabria, Giuseppina Garreffa.

Nel dettaglio, con l’accordo raggiunto, che costituisce la prima occasione di collaborazione tra i due Enti, l’Agenzia ambientale calabrese diventa soggetto attivo nell’impegno di recupero sociale dei minori coinvolti nel circuito penale. La convenzione, infatti, prevede l’inserimento del soggetto che ha commesso un reato ambientale, nelle attività di competenza istituzionale dell’Arpacal, nel quadro di un percorso che, appunto, favorisca nel minore l’acquisizione di una maggiore consapevolezza dei danni cagionati dal reato commesso e di indurlo a riflettere sulle motivazioni del proprio comportamento.

Nel processo penale minorile, il giudice può disporre la sospensione del procedimento e la messa alla prova quando ritiene di dover valutare la personalità del minorenne all’esito della prova stessa, impartendo, se è il caso, prescrizioni dirette a riparare le conseguenze del reato e a promuovere la conciliazione del minorenne con la persona offesa dal reato. Decorso il periodo di sospensione, il giudice, tenuto conto del comportamento del minorenne e dell’evoluzione della sua personalità, se ritiene che la prova abbia dato esito positivo, dichiara estinto il reato.

A margine della firma della convenzione, la Garreffa ha dichiarato che «l’attività svolta dal minore in un contesto sociale che offre modelli positivi di vita e di lavoro, può esercitare una forte valenza educativa sulla sua  personalità  ed indurlo a  cogliere le proposte e le opportunità di cambiamento».

«Nel nostro caso – ha dichiarato il direttore del Dipartimento provinciale di Reggio Calabria dell’Arpacal, Angela Maria Diano – al minore viene data l’opportunità di conoscere “dall’interno” il lavoro che i nostri tecnici, con competenza e grande professionalità, svolgono sul territorio a protezione dell’ambiente, un bene che è di tutti, per la cui tutela siamo chiamati tutti a collaborare. Conservare la natura significa adottare comportamenti consapevoli atti a tutelarla, ed è di questo messaggio che i tecnici di questa Agenzia si fanno testimoni ogni giorno con il loro lavoro».

(Fonte Arpacal)