Fukushima verso la catastrofe?

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C’è voluto del tempo ma ora le autorità giapponesi ammettono una fusione parziale del nocciolo (cosa che noi ventilammo da subito). E se la prendono con la Tepco per la contraddittorietà delle informazioni sulla situazione del reattore n. 2 di Fukushima.

Il nodo è che è intollerabile che le cosiddette autorità si arrogano il diritto di dire e di non dire con la scusa di non generare il panico. La verità è che non generano panico ma generano vittime e il vero motivo è sempre il solito: il potere, o meglio la poltrona.

Cade quindi anche il mito del Giappone. Eticamente un popolo che ha destato ammirazione per la sua capacità di rispetto e per la coerenza delle idee portate avanti. Un popolo capace di dimissioni e sacrifici per non venir meno all’onore. I comportamenti in occasione di questo incidente, che non può rimanere circoscritto al territorio del Sol Levante, lascia molto perplessi e confusi.

Intanto il livello di iodio radioattivo è di 1.150 volte superiore alla norme ed è stato misurato in mare a 30 metri dai reattori 5 e 6 della centrale nucleare giapponese di Fukushima. Il tasso di iodio-131 di fronte ai reattori 1 e 4, i più danneggiati dal sisma e dallo tsunami dell’11 marzo, è stato misurato ieri in circa 2.000 volte la quantità normale.

L’Epa, l’Agenzia per l’ambiente degli Usa comunica nel suo bollettino emesso ieri sera, comunica di aver riscontrato in aria tracce di radionuclidi provenienti dal Giappone. Tuttavia, i valori sono così bassi che la radioattività dell’aria rimane ai livelli di fondo naturale, senza quindi alcun problema di tipo sanitario.

Viceversa, per quanto riguarda la pioggia caduta negli ultimi due giorni, sono stati trovati alti livelli di contaminazione radioattiva delle acque piovane della Pennsylvania e del Massachusetts. Questi alti livelli non pongono problemi diretti di rischi sanitari sul breve periodo, ma potrebbero porre problemi sul lungo periodo qualora le acque piovane contaminano le riserve di acqua potabile o entrano nei sistemi ecologici contaminando i prodotti agricoli e zootecnici. Si sta procedendo a verifiche ed approfondimenti per valutare l’entità e la rilevanza di questi problemi.

Tenuto conto della distanza tra Usa e Giappone, della conformazione e della dispersione delle possibili traiettorie, tenuto conto dei tempi di campionamento delle acque piovane e dei tempi di analisi, la radioattività trovata nelle acque piovane risale molto probabilmente a rilasci avvenuti nella bassa troposfera in Giappone tra il 12 ed il 15 marzo scorso, la cui entità è stata inferiore ad alcuni TBq/giorno, cosa che appare in netto contrasto con le ipotesi piuttosto catastrofiche del «New Scientist».

Con questa carenza di informazioni si possono fare solo ipotesi.

È probabile che l’incidente sia composto da una serie di incidenti con rilasci molto elevati nella media ed alta atmosfera in alcuni giorni (in coincidenza con le esplosioni ai vari reattori) e meno rilevanti in altri (quando hanno tentato di raffreddare). Però, il raffreddamento con acqua salata ha portato ad alcune complicazioni per cui di nuovo rilasci alti ma questa volta a livello del suolo ed in mare. Le informazioni sui monitoraggi sono altrettanto carenti e contraddittorie.

Per esempio il fatto che si siano trovate tracce di radioattività in alcuni punti dell’Europa ed in tempi abbastanza brevi (tenuto conto della distanza dal Giappone) fa pensare ad una esplosione catastrofica di materiale radioattivo nella media ed alta atmosfera. Il fatto che si trovi, successivamente, quindi dopo tempi maggiori, radioattività nella pioggia in America (che è, invece, ad una distanza minore) fa pensare a rilasci più modesti (da 100 a 1.000 volte minori) avvenuti a quote basse dell’atmosfera. Probabilmente non si tratta di un incidente unico ma di una sequenza abbastanza complicata di incidenti in tempi diversi per i diversi reattori.