Imprese – Come favorire le nanoteconologie

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Il Progetto europeo Intereg Nano4M-Nano Tecnologie per il Mercato. Le problematiche per una riconversione. L’esempio di Dortmund. Le difficoltà italiane. La strategia di sviluppo «Disruptive Innovation» (Innovazione dirompente)

Costruttiva riunione, ieri, a Firenze, in Villa Fabbricotti organizzata dall’Asev di Empoli, sia per la qualità dei numerosi interventi sia per la capacità di analisi di come favorire un piano strategico per migliorare la comprensione delle potenzialità di sviluppo delle nanotecnologie nell’accelerate il cambiamento strutturale dell’impresa.

In particolare è di grande interesse la relazione sulla Fattoria del Futuro presentata dal chimico dott. Heinz G. Brueckelmann, project manager del Tecnologie Zentrum di Dortmund. Infatti il dott. Bruekelmann ha messo in evidenza come nel circondario di Dortmund ci fosse stata in anni passati una desertificazione delle imprese meccaniche dell’acciaierie e dei loro indotti.

Pertanto l’unica strategia possibile venne impostata per accelerare il cambiamento strutturale dell’impresa nella logica di uno sviluppo simultaneo di collaborazione tra ricerca ed impresa, che è stata propria della costruzione delle Future High-Tech. Factories. Certamente tale strategia di sviluppo denominata «Disruptive Innovation» (Innovazione dirompente), non è sempre possibile attuarla ed infatti come hanno sottolineato altri interventi, essa non è perseguibile partendo da un ambiente manifatturiero come quello della Pmi in Toscana, laddove viene normalmente preferita una strategia di diversificazione progressiva della impresa, basata sul trasferimento tecnologico tra Ricerca ed Impresa in una concezione di Open Innovation.

È stato sottolineato come quest’ultima strategia, che è indubbiamente più appropriata ad ambienti di riconversione della Pmi, spesso costringa i centri di eccellenza nella ricerca Universitaria a destrutturare le proprie conoscenze per adattarle al know how dell’impresa.

Certamente il confronto tra le due strategie indica che esse impattano su ambienti culturali e produttivi ben diversi, la prima «Disruptive innovation» è definita da un criterio denominato «Technology Push», mentre la seconda di «Open innovation» è più improntata da criteri detti di «Market Pull», ma è stata proprio tale «Cross-Contamination» tra le due strategie il fattore veramente illuminante e incisivo e di grande interesse per i numerosi ascoltatori presenti.