Per sfrattarli affamano le tribù dell’Omo

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Molte famiglie sono disperate perché non hanno più sorgo. Anche i loro terreni da pascolo vengono distrutti rapidamente: il governo continua infatti ad affittare le loro terre a imprenditori agricoli che le convertono in piantagioni di canna da zucchero e palma da olio

Diverse tribù della bassa valle dell’Omo hanno inviato a Survival International testimonianze preoccupanti sulle manovre del governo etiope, che sta distruggendo le coltivazioni delle comunità per forzarle a lasciare le loro terre e a trasferirsi nelle aree di reinsediamento designate.

I più colpiti dal furto della terra sono i pastori Suri, Bodi e Mursi, e i cacciatori-raccoglitori Kwegu.

Molte famiglie sono disperate perché non hanno più sorgo. Anche i loro terreni da pascolo vengono distrutti rapidamente: il governo continua infatti ad affittare le loro terre a imprenditori agricoli che le convertono in piantagioni di canna da zucchero e palma da olio.

Alcune comunità bodi sono già state trasferite in campi contro il loro volere. «Si stanno prendendo la nostra terra con la forza. I bulldozer hanno spianato persino gli orti dove stavamo coltivando il nostro cibo. Sono andati dritti dove stava crescendo il nostro sorgo», ha raccontato un uomo Bodi.

Ai Mursi è stato detto di vendere il bestiame e che saranno spostati nei campi di reinsediamento entro la fine di quest’anno. «Ieri sono andata al fiume Omo. Sono andata per prendere il grano, ma non c’era più niente – ha raccontato una donna -. I miei granai sono stati distrutti (dai bulldozer). Non mi piace quello che stanno facendo. Quando sono arrivata là, ho pianto. Le nostre riserve di grano non c’erano più. Adesso avremo grossi problemi. Non sappiamo cosa fare. Forse moriremo».

L’accesso al fiume è stato bloccato poiché il governo continua a spianare terre e a costruire strade che portano alle piantagioni di canna da zucchero del progetto statale Kuraz Sugar Project.

Il governo sta anche affittando ampie aree di terra tribale a investitori nazionali e stranieri. Nella parte occidentale del Parco Nazionale dell’Omo, i Suri stanno protestando contro una compagnia malese che sta piantando palma da olio nelle migliori terre da pascolo della tribù.

Secondo quanto dichiarato da un uomo Suri, «il governo ha mandato soldati che per due settimane hanno cercato di impedire che i Suri seminassero i loro campi. Lo hanno fatto per ridurre alla fame le persone e far accettare il trasferimento nei siti di reinsediamento. La maggior parte dei Suri ha paura ad andare a coltivare i campi. Solo in pochi lo hanno fatto. In un villaggio vicino alla piantagione malese sono state bruciate tre case insieme alle riserve di grano che contenevano. Sono stati quelli che lavorano nelle piantagioni».

Human Rights Watch ha recentemente pubblicato un nuovo rapporto, estremamente critico, dal titolo «Che cosa succederà se arriverà la fame?» Il dossier denuncia e documenta le azioni delle forze di sicurezza del governo, che stanno obbligando le comunità a trasferirsi dalle loro terre con la violenza e l’intimidazione, minacciando il loro intero stile di vita senza offrire nessun risarcimento né modalità di sussistenza alternative.

(Fonte Survival International)