Luglio, altro record di calore

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Segnalata un’anomalia di circa +3,6°C sopra la media del periodo di riferimento (1971-2000) e risultando pertanto il luglio più caldo dal 1800 ad oggi, superando di circa un grado quella del luglio 2003, che si fermò a +2,6°C. Il gioco delle tre carte di Obama: facciamo i conti

Michele Brunetti del Cnr-Isac, in una nota, conferma come il luglio 2015 sia stato, per l’Italia, il luglio più caldo dal 1800.
Una segnalazione che conferma quanto da decenni gli scienziati del clima vanno segnalando come trend inevitabile se non ci si sbriga a prendere provvedimenti.
Né le dichiarazioni di Obama ci tranquillizzano perché la lancetta è stata ulteriormente spostata al 2030.
Ormai la politica non ha più niente da dirci tranne un triste percorso di sconfitte per il pianeta terra se si considerano le sedute internazionali a vuoto ed il protagonismo Usa-Cina che ancora non è chiaro a quali risultati concreti porterà.
Basti ricordare brevemente che dalla prima conferenza mondiale sul clima del 1979 in cui i governi di tutto il mondo vengono invitati a «evitare potenziali cambiamenti climatici originati dall’uomo che potrebbero avere ripercussioni negative sul benessere dell’umanità», è soltanto con la seconda conferenza mondiale sul clima organizzata dall’Onu a Ginevra, undici anni dopo (29 ottobre 7 novembre 1990), la comunità mondiale prende coscienza del problema.
Oggi, 25 anni dopo, siamo al punto di partenza, per questo non ci entusiasmano i proclami di fronte all’aumento vertiginoso delle anomalie climatiche, come conferma questo luglio 2015 che è stato, per l’Italia, un mese estremamente caldo, facendo segnare un’anomalia di circa +3,6°C sopra la media del periodo di riferimento (1971-2000) e risultando pertanto il luglio più caldo dal 1800 ad oggi, ovvero da quando si eseguono osservazioni strumentali nel nostro Paese. L’anomalia ha addirittura superato di circa un grado quella del luglio 2003, che si fermò a +2,6°C.
Il 2003, fino al mese scorso, risultava il detentore di quattro primati mensili assoluti: i mesi di maggio, giugno, luglio e agosto erano infatti i più caldi di sempre con anomalie rispettivamente di +2,8°C, +4,82°C, +2,6°C e +3,8°C rispetto al periodo di riferimento.
L’anomalia record di luglio 2015 porta anche la media «parziale» dell’anno in corso (calcolata sul periodo gennaio-luglio) ad un’anomalia superiore a quella del 2014 che, ricordiamo, chiuse a +1,45°C come anno più caldo di sempre.
Le precipitazioni di luglio 2015 per l’Italia, infine, sono state piuttosto contenute, con anomalie negative sulla maggior parte del territorio.

 

Questa è la dura realtà dei numeri non delle promesse o delle proiezioni elaborate da sofisticati sistemi matematici.
Per questo gli annunci di Obama sembrano un bluff, come, con dati alla mano, calcola il meteorologo Vincenzo Ferrara in un lungo post su FB.

La riduzione al 2030 delle emissioni nel settore della produzione elettrica rispetto al 2005 corrisponde in realtà ad un aumento al 2030 delle emissioni totali del 4% rispetto al 1990. Aumento mascherato da riduzione!

Ed ecco i dettagli del taglio drastico e la svolta senza precedenti del piano Obama (secondo quanto riportato dalla stampa):
Le emissioni di anidride carbonica prodotte dalle centrali elettriche statunitensi dovranno essere ridotte del 32 per cento rispetto ai livelli del 2005 entro il 2030.

Facciamo due conti

Emissioni Usa

Anno 1990: Emissioni di CO2 equivalente = 6.233 Mt/anno totali di cui 1.820 Mt/anno provenienti del settore della produzione elettrica.
Anno 2005: Emissioni di CO2 equivalente = 7.254 Mt /anno totali di cui 2.402 Mt/anno provenienti del settore produzione elettrica.

Di conseguenza, la riduzione del 32% delle emissioni dalla produzione elettrica rispetto al 2005 sarà pari a 769 Mt/anno, equivalente a una riduzione percentuale di circa il 10% rispetto al totale annuo riferito al 2005.

PRIMA CONCLUSIONE: LA RIDUZIONE EFFETTIVA DELLE EMISSIONI USA AL 2030, SARÀ PARI A CIRCA IL 10%, RISPETTO ALLE EMISSIONI TOTALI DEL 2005

Consideriamo ora l’anno 1990, che è il riferimento Unfccc ed è stata la base del Protocollo di Kyoto, che gli Usa hanno rigettato, ma che la Ue ha attuato. Rispetto al 1990, anno di riferimento Onu, l’Unione europea ha già ridotto le emissioni totali del 8%, le sta ancora riducendo del 20% entro il 2020 e le ridurrà, infine, di almeno il 30% (o del 40%) entro il 2030.
Con il furbesco spostamento al 2005 come anno di riferimento, la riduzione di 769 Mt/anno, corrisponde a un livello di emissioni pari a 6.485 Mt/anno che è il livello che gli Usa hanno preso come riferimento da attuare e che si impegnano a raggiungere al 2030. Questo livello di riferimento rispetto al 2005, corrisponde in realtà a un aumento di circa il 4% rispetto al livello di emissioni Usa del 1990.

SECONDA CONCLUSIONE: LA RIDUZIONE DEL 32% DELLE EMISSIONI DEL SETTORE ENERGETICO ELETTRICO AL 2030, RISPETTO AL 2005 CORRISPONDE AD UN AUMENTO DEL 4% DELLE EMISSIONI TOTALI DEGLI USA RISPETTO AL 1990

Sembra, dunque, trattarsi di un «bluff», perché siamo molto ma molto lontani dagli impegni dell’Unione europea già attuati (8%), di quelli in corso di attuazione (20% al 2020) e dei nuovi impegni (30% o 40% al 2030) TUTTI RIFERITI AL 1990 e NON al 2005.