Ciro, il database delle regioni sul clima

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֎Sulla pagina interattiva di Ciro è possibile cliccare sugli otto temi in tabella e scoprire quali sono le regioni italiane sotto o sopra la media nazionale in quel determinato argomento, allo stesso modo si può cliccare sulla propria regione per saperne di più֎

I tre disastri climatici più pericolosi per la salute globale

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(Adnkronos) – Il cambiamento climatico sta emergendo come una delle principali minacce globali per la salute pubblica e l’economia mondiale. Un recente rapporto del World Economic Forum mette in evidenza l’impatto significativo che gli eventi meteorologici estremi avranno sulla salute globale nei prossimi due decenni. Il rapporto “Quantifying the Impact of Climate Change on Human Health”, realizzato insieme a Oliver Wyman, analizza gli effetti diretti e indiretti di eventi climatici come inondazioni, siccità, ondate di caldo, tempeste tropicali, incendi e innalzamento del livello del mare sulla salute umana. Una delle proiezioni più preoccupanti del rapporto è che entro il 2050 il cambiamento climatico potrebbe causare un aumento significativo delle morti premature, con stime che indicano 14,5 milioni di morti aggiuntive. Questo avrà un impatto economico devastante, con perdite stimabili intorno ai 12,5 trilioni di dollari e costi aggiuntivi per i sistemi sanitari globali pari a 1,1 trilioni di dollari. Le comunità più vulnerabili saranno colpite in modo sproporzionato da questi impatti, con particolare attenzione alle popolazioni già svantaggiate nelle regioni dell’Africa e dell’Asia meridionale. Le disuguaglianze esistenti nel settore sanitario, come la scarsità di risorse e infrastrutture inadeguate, saranno ulteriormente accentuate dalle conseguenze del cambiamento climatico. L’aumento delle temperature e degli eventi meteorologici estremi, come sottolineato nel rapporto, aggraverà malattie infettive, cardiovascolari e respiratorie. In particolare, inondazioni e siccità sono identificate come le principali cause di mortalità legata al clima, mentre le ondate di caldo rappresentano la principale causa di perdite economiche. Si prevede inoltre un aumento e una diffusione di malattie sensibili al clima come la malaria e la dengue. Per affrontare queste sfide, il rapporto sottolinea la necessità di una trasformazione globale dei sistemi sanitari e sforzi collaborativi tra stakeholder e settori diversi. L’analisi identifica strategie globali di riduzione delle emissioni e di adattamento delle infrastrutture sanitarie come urgenti per mitigare gli impatti del cambiamento climatico sulla salute umana. Il cambiamento climatico sta aumentando la frequenza e l’intensità di eventi meteorologici estremi in tutto il mondo, rappresentando una minaccia crescente per la salute globale. Tra i vari rischi climatici, tre emergono come particolarmente acuti e urgenti: Le inondazioni emergono come il rischio climatico più acuto per la mortalità secondo il rapporto del World Economic Forum. Si stima che entro il 2050, le inondazioni potrebbero causare la perdita di vite umane fino a 8,5 milioni di persone. L’aumento della temperatura del mare contribuisce a questo rischio. Con il riscaldamento globale, la quantità di acqua evaporata aumenta, accelerando lo scioglimento dei ghiacci polari e aumentando i livelli delle falde freatiche. Le aree costiere sono particolarmente vulnerabili a causa dell’innalzamento del livello del mare, con un aumento delle inondazioni costiere fino a 10 volte rispetto a 50 anni fa. Oltre alle perdite di vite umane e ai feriti, le inondazioni portano anche a un aumento delle malattie trasmesse dall’acqua e da vettori, come la malaria, a causa dell’acqua stagnante. I danni alle infrastrutture e ai raccolti possono causare insicurezza alimentare e malnutrizione. Inoltre, le inondazioni possono avere gravi conseguenze sulla salute mentale delle persone che subiscono la perdita delle loro case e dei mezzi di sussistenza. Le proiezioni globali indicano che le regioni equatoriali del Sud America, dell’Africa centrale e le regioni costiere del Sud-Est asiatico saranno tra le più colpite dall’aumento delle inondazioni entro il 2050. La siccità, caratterizzata da periodi prolungati di precipitazioni scarse o assenti, emerge come la seconda causa di mortalità legata al clima. Si prevede che entro il 2050 possa causare fino a 3,2 milioni di morti. Sebbene tradizionalmente associate alle regioni come l’Africa, dove circa 40 milioni di persone sono esposte ai suoi effetti, le siccità si stanno diffondendo anche nelle aree più temperate del mondo. Circa il 40% degli Stati Uniti continentali e quasi un quinto della popolazione europea è già colpito da questo fenomeno. Le conseguenze immediate della siccità includono la riduzione della qualità e della disponibilità dell’acqua e il degrado del suolo; si tratta di fattori che possono portare all’aumento delle malattie respiratorie a causa di concentrazioni più elevate di polvere nell’aria. Inoltre, la sicurezza alimentare, l’igiene e i servizi igienico-sanitari sono influenzati, contribuendo alla malnutrizione e alla diffusione di malattie infettive. La siccità mette inoltre a rischio i mezzi di sussistenza, con effetti negativi sulla salute mentale delle persone coinvolte. Le future aree ad alto rischio di siccità includono l’ovest degli Stati Uniti, il Sud America sud-occidentale, la regione del Mediterraneo e l’Africa sud-occidentale. I dati della National Oceanic and Atmospheric Association (NOAA) indicano un peggioramento delle precipitazioni e un abbassamento dei livelli delle acque sotterranee in molte di queste regioni, confermando la crescente minaccia delle siccità sulla salute globale. Le ondate di caldo, caratterizzate da periodi prolungati di temperature e umidità estreme, rappresentano una delle maggiori minacce economiche e per la salute, secondo il rapporto. Si stima che entro il 2050, queste ondate provocheranno perdite economiche fino a 7,1 trilioni di dollari, principalmente a causa della perdita di produttività. Questi eventi climatici stanno diventando sempre più diffusi in tutto il mondo, con effetti significativi sul sistema di termoregolazione del corpo umano. Le ondate di caldo possono portare a una serie di problemi di salute, tra cui esaurimento da calore e squilibri elettrolitici, con conseguenze potenzialmente fatali, soprattutto nelle persone vulnerabili, dove lo sforzo aggiuntivo sul corpo può provocare infarti o ictus. Le popolazioni più povere, con limitato accesso all’acqua dolce e all’aria condizionata, sono colpite in modo sproporzionato da questi eventi. Dal punto di vista economico, le ondate di caldo hanno un impatto significativo sulla salute e sulla produttività sul luogo di lavoro, specialmente nelle professioni ad alto rischio come agricoltori e operai edili, esposti direttamente alle temperature elevate. Entro il 2050, si prevede che le ondate di caldo causeranno circa 1,6 milioni di morti, soprattutto nelle regioni ad alto rischio come Stati Uniti, America centrale, Africa meridionale e occidentale, Medio Oriente, India, Sud-est asiatico e Australia settentrionale. L’esposizione al calore in queste regioni potrebbe aumentare drasticamente, con la crescente urbanizzazione che gioca un ruolo chiave nel fenomeno, poiché gli ambienti urbani assorbono e irradiano il calore in misura molto maggiore rispetto alle aree naturali. Le proiezioni del rapporto sulla frequenza percentuale di malattie e mortalità in una collettività derivanti dai disastri naturali aggravati dal cambiamento climatico ci mettono di fronte a una realtà sconcertante: entro il 2050, potremmo assistere a oltre 15 milioni di morti, due miliardi di anni di vita sana persi e perdite economiche stimate a 12,5 trilioni di dollari. Queste cifre delineano chiaramente le dimensioni della crisi imminente che il riscaldamento globale porta con sé, minacciando di destabilizzare sia gli ecosistemi sanitari che il pianeta nel suo complesso. È urgente un appello all’azione, rivolto ai governi e all’industria, affinché si impegnino attivamente nel ridurre le emissioni di gas serra per evitare un futuro così catastrofico. Parallelamente, è fondamentale che politici, settore sanitario e delle scienze della vita inizino a prepararsi per un futuro difficile, caratterizzato da frequenti disastri naturali e impatti devastanti sulle comunità e sulle regioni coinvolte. Per il settore sanitario, questo momento richiede una seria riflessione sul suo ruolo futuro e su come possa sviluppare infrastrutture e operazioni più resilienti alle pressioni derivanti dalla crisi climatica. È essenziale riconoscere l’importanza e la fragilità degli operatori sanitari e garantire che siano adeguatamente preparati fisicamente e mentalmente per affrontare le sfide imminenti. Inoltre, è necessario che il settore della salute e delle scienze della vita continui a stabilire priorità e strategie per affrontare queste sfide, collaborando con governi, altre industrie e tutte le parti interessate coinvolte. È essenziale condurre regolarmente test di stress nel settore sanitario per valutare la sua capacità di resistere e riprendersi dagli impatti climatici. Anche se alcuni progressi sono stati fatti, come dimostrato dall’impegno di più di 120 nazioni nella Dichiarazione sulla salute e il clima durante la COP28, è chiaro che molto altro deve essere fatto. Mitigare gli effetti del cambiamento climatico richiederà un elevato grado di cooperazione globale e un impegno significativo delle risorse in anticipo. Fino ad ora, governi e industrie hanno dimostrato una lentezza nell’affrontare questa sfida, e questo atteggiamento deve cambiare rapidamente per proteggere la salute globale e garantire un futuro sostenibile per tutti. —sostenibilita/lifestylewebinfo@adnkronos.com (Web Info)

Clima, a rischio 1 pmi su 4, in zone vulnerabili più esposte a fallimento

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(Adnkronos) – “Ben 1 pmi su 4 sono minacciate, perché localizzate in comuni a rischio frane e alluvioni e presentano una probabilità di fallire del 4,8% più alta di quella delle altre imprese una volta che si sia verificato l’evento avverso”. E’ quanto afferma Maurizio Gardini presidente di Confcooperative commentando i dati che emergono dal Focus Censis Confcooperative “Disastri e climate change conto salato per l’Italia”. Allo stesso modo queste imprese realizzerebbero un risultato economico inferiore del 4,2% e una dimensione d’impresa, in termini di addetti, anch’essa inferiore alle imprese localizzate in territori non esposti a rischi di frane e alluvioni.  “L’agricoltura è il settore economico che risente di più le conseguenze dei cambiamenti climatici. L’andamento dell’economia agricola nel 2022 ha registrato un calo della produzione dell’1,5%, poco meno di 900 milioni di euro”, prosegue Gardini. Buona parte del risultato negativo è da imputare alla diffusa siccità e alla carenza di precipitazioni, tanto che il 2022 è considerato l’anno più caldo di sempre. Quasi tutte le tipologie di coltivazioni hanno subito un duro contraccolpo: la produzione di legumi (-17,5%), l’olio di oliva (-14,6%), i cereali (-13,2%). In flessione anche ortaggi (-3,2%), piante industriali (-1,4%) e vino (-0,8%). Il comparto zootecnico ha subito una riduzione della produzione pari allo 0,6%. Dal punto di vista territoriale, la flessione del volume di produzione ha avuto una maggiore incidenza nel Nord Ovest (-3,5%) e nel Sud (-3,0%), mentre al Centro non si è registrata alcuna variazione. Se si guarda al valore aggiunto, la tendenza negativa appare particolarmente evidente nel nord Ovest con un -7,6%. Al Sud il valore aggiunto si riduce del 2,9%. “È di 210 miliardi di euro il conto che disastri naturali e cambiamenti climatici hanno presentato al nostro paese. Si tratta di un costo pesantissimo pari all’intero importo del Pnrr e a 10 manovre finanziarie. Di questi 210 miliardi ben 111 sono determinati dagli effetti dei cambiamenti climatici. Ecco perché la cura del territorio non è un costo, ma un investimento sul sistema paese”. Il Focus Censis Confcooperative ‘Disastri e climate change conto salato per l’Italia’ certifica, dati alla mano, come negli ultimi 40 anni (dal 1980 al 2022) 1/3 del valore dei danni provocati da eventi estremi nella Ue sia stato ‘pagato’ dall’Italia. “Venendo agli ultimi anni parliamo di 42,8 miliardi solo dal 2017 al 2022. Nel 2022 è costato quasi 1% di Pil, lo 0,9% per l’esattezza, pari a 17 miliardi circa: un importo – conclude Gardini – poco inferiore a una manovra finanziaria”. —sostenibilitawebinfo@adnkronos.com (Web Info)

Stiamo perdendo la memoria dei ghiacciai

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Tempo di lettura: 2 minuti Particolarmente danneggiati i ghiacciai dell’arcipelago delle Svalbard ֎Lo scioglimento causato dal riscaldamento globale sta deteriorando rapidamente il segnale climatico contenuto nei ghiacciai delle isole Svalbard. Questo è quanto scoperto da […]

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Il riscaldamento globale destabilizza le calotte polari

Tempo di lettura: 2 minuti ֎ Lo studio internazionale è stato pubblicato sulla rivista «Nature Reviews Earth and Environment», allo studio partecipa anche l’Istituto nazionale di Oceanografia e di Geofisica Sperimentale, Ogs ֎

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Clima 2024, anno inizia con un nuovo record: gennaio più caldo

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(Adnkronos) – Il mese di gennaio 2024 è stato il gennaio più caldo mai registrato a livello globale, con una temperatura media dell’aria superficiale di 13.14°C, 0.70°C al di sopra della media del periodo compreso tra il 1991 e il 2020 per il mese di gennaio e 0.12°C al di sopra della temperatura del precedente gennaio più caldo, quello del 2020. E’ quanto rileva il Servizio per il Cambiamento Climatico di Copernicus (Copernicus Climate Change Service – C3S) implementato dal centro europeo per le previsioni meteorologiche a medio termine per conto della Commissione europea con il finanziamento dell’Ue. Tutti i risultati riportati sono basati su analisi generate al computer e secondo il set di dati della rianalisi Era5, che utilizza miliardi di misurazioni provenienti da satelliti, navi, aerei e stazioni meteorologiche di tutto il mondo.  Si tratta – spiega C3S – dell’ottavo mese di fila più caldo mai registrato per il rispettivo mese dell’anno. L’anomalia della temperatura globale per gennaio 2024 è stata inferiore a quella degli ultimi sei mesi del 2023, ma superiore a qualsiasi altro prima di luglio. Il mese è stato più caldo di 1.66°C rispetto alla stima della media di gennaio per il periodo compreso tra il 1850 e il 1900, il periodo di riferimento preindustriale.
La temperatura media globale degli ultimi dodici mesi (febbraio 2023 – gennaio 2024) è la più alta mai registrata, con 0.64°C al di sopra della media del periodo compreso tra il 1991 e il 2020 e 1.52°C al di sopra della media preindustriale tra il 1850 e il 1900.  Nel gennaio 2024, le temperature europee sono variate da molto al di sotto della media in riferimento al periodo compreso tra il 1991 e il 2020 nei Paesi nordici a molto al di sopra della media nel sud del continente. Al di fuori dell’Europa, le temperature sono state nettamente superiori alla media nel Canada orientale, nell’Africa nord-occidentale, nel Medio Oriente e nell’Asia centrale, e inferiori alla media nel Canada occidentale, negli Stati Uniti centrali e nella maggior parte della Siberia orientale. “Il 2024 inizia con un altro mese da record: non solo è il gennaio più caldo mai registrato, ma abbiamo anche appena vissuto un periodo di 12 mesi con un aumento di oltre 1.5°C rispetto al periodo di riferimento preindustriale. Una rapida riduzione delle emissioni di gas a effetto serra è l’unico modo per fermare l’aumento delle temperature globali”, rimarca Samantha Burgess, vicedirettore del Servizio per il Cambiamento Climatico di Copernicus.  —sostenibilitawebinfo@adnkronos.com (Web Info)

Ridurre le emissioni del 90%, ecco la nuova sfida europea per il 2040

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(Adnkronos) – La Commissione europea ha diffuso una valutazione d’impatto dettagliata che delinea i potenziali percorsi per raggiungere l’obiettivo di rendere l’Unione Europea climaticamente neutra entro il 2050, come previsto dalla legge europea sul clima. Basandosi su questa valutazione, la Commissione ha formulato una raccomandazione chiara: una riduzione netta delle emissioni di gas a effetto serra del 90% entro il 2040 rispetto ai livelli del 1990 (l’obiettivo intermedio della Legge sul clima è di ridurre le emissioni nette di gas serra di almeno il 55% entro il 2030 rispetto ai livelli del 1990, ndr).  L’accelerazione senza precedenti delle perturbazioni climatiche nel 2023 ha evidenziato l’urgenza di agire rapidamente per contrastare il cambiamento climatico. Con un riscaldamento globale che ha raggiunto 1.48ºC al di sopra dei livelli preindustriali e una temperatura media dell’aria superficiale in Europa superiore di oltre 2.2ºC rispetto all’era preindustriale, gli effetti dei cambiamenti climatici sono già evidenti e potenzialmente devastanti e diventa fondamentale avviare una discussione ampia e inclusiva con tutte le parti interessate per garantire un impegno condiviso e una cooperazione efficace. L’Unione Europea stabilisce una serie di condizioni politiche favorevoli che sono considerate indispensabili per raggiungere l’ambizioso obiettivo del 90% di riduzione delle emissioni entro il 2040. Queste condizioni rappresentano un insieme di linee guida e azioni concrete volte a garantire un percorso di transizione efficace verso un’economia a basse emissioni di carbonio e una società più sostenibile. Le principali sono: La proposta della Commissione sarà discussa nel Consiglio Ambiente del prossimo 25 marzo, in preparazione del Vertice dei 27 Capi di Stato e di governo del 27-28 giugno dove si adotterà l’Agenda Strategica Europea 2024-2029, che fissa le priorità del nuovo ciclo istituzionale che inizierà dopo le prossime elezioni di giugno, e dovrà avere l’azione climatica come architrave del nuovo Green Deal Europeo.   Il vicepresidente esecutivo della Commissione europea, Maroš Šefčovič, ha sottolineato l’importanza di un passo significativo verso la neutralità climatica entro il 2050. Dopo un’attenta valutazione, la Commissione raccomanda una riduzione delle emissioni del 90% entro il 2040 rispetto ai livelli del 1990, mantenendo così il percorso concordato dai leader dell’UE per la transizione climatica. Questa raccomandazione è considerata cruciale nel dibattito sul futuro della transizione verde europea, poiché si cerca di bilanciare la decarbonizzazione dell’economia con la competitività globale e la creazione di posti di lavoro stabili ed equi. Šefčovič ha enfatizzato che la leadership industriale dell’Europa e una transizione verde socialmente giusta e inclusiva sono imperativi fondamentali. La raccomandazione del 90% è supportata dal parere scientifico e basata su un’approfondita valutazione d’impatto. La comunicazione dell’UE identifica le condizioni necessarie per raggiungere questo obiettivo, che includono la piena attuazione del quadro 2030 per il clima e l’energia, un uso più efficiente dei finanziamenti pubblici per sostenere le tecnologie pulite emergenti, lo sviluppo delle filiere delle materie prime, prezzi energetici accessibili e lo sviluppo delle infrastrutture necessarie. Inoltre, la Commissione si impegna a rafforzare la fiducia e il sostegno del pubblico nella transizione verde, riconoscendo le legittime preoccupazioni sui costi e impegnandosi a sostenere industria e cittadini attraverso misure politiche, normative e strumenti di finanziamento. La Commissione sta conducendo dialoghi con settori chiave, come l’industria dell’idrogeno, per garantire un’implementazione efficace del quadro concordato per il 2030. Questi sforzi e il coinvolgimento degli stakeholder aiuteranno la prossima Commissione a preparare proposte legislative per il quadro politico oltre il 2030 e a raggiungere l’obiettivo del 2040 in modo equo ed efficiente in termini di costi, una volta concordato dagli Stati membri e dal nuovo Parlamento europeo. —sostenibilitawebinfo@adnkronos.com (Web Info)

Il clima penalizza l’economia dell’agricoltura: i dati Istat

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(Adnkronos) – Dal vino all’olio d’oliva, nel 2023 si è ridotto in volume la produzione dell’agricoltura e, ancora di più, il valore aggiunto ai prezzi base (-2%). In calo, anche le unità di lavoro con un -4,9%. A mostrare questa flessione sono gli ultimi dati Istat che hanno messo in scena quanto, gradualmente, il cambiamento climatico non sia più sostenibile per l’economia dell’agricoltura.  Riassorbito, tra le altre cose, l’impatto dell’instabilità dei mercati internazionali di materie prime e di prodotti energetici, permane quello del fattore climatico: volumi in calo nelle coltivazioni, nelle attività dei servizi agricoli e nel comparto zootecnico.  Per una panoramica al dettaglio, la flessione di vino (-9,5%), patate (-6,8%), frutta (-5,3%) e olio d’oliva (-5%) si contra con una crescita delle coltivazioni industriali (+6,2%), cereali (+3,2%) e ortaggi freschi (+2,8%). Così come in crescita sono anche le attività secondarie (+4,1%). La stima preliminare diffusa dall’Istat ha mostrato l’andamento economico del settore agricolo nello scorso anno. Una prima causa della graduale mitigazione degli effetti derivanti dall’instabilità dei mercati è stato il conflitto russo-ucraino. L’andamento, però, è stato influenzato principalmente da quelli che sono alcuni fattori climatici.  Cambi repentini di temperature, catastrofi naturali come alluvioni e maltempo, hanno creato dei disastri di elevata entità. I prezzi ancora in crescita hanno registrato una variazione più moderata rispetto al 2022.  I prodotti venduti hanno registrato un aumento dei prezzi (+4,2%) nel 2023, maggiore rispetto a quello dei beni acquistati (+2,3%) invertendo la rotta intrapresa nel biennio 2021-22. L’aumento delle materie prime agricole e dei prodotti energetici avevano influito sui costi di produzione. Per le unità di lavoro è stimata una diminuzione complessiva del 4,9%, a sintesi di una flessione sia dei lavoratori indipendenti (-6,1%) sia di quelli dipendenti (-2,5%). Le condizioni climatiche avverse hanno agito negativamente sulle produzioni. Le temperature primaverili al di sotto della media e le ondate di calore estive da record ne hanno peggiorato la situazione. Complici di ciò, anche la carenza di precipitazione e il clima asciutto durante l’autunno e l’inverno.  Le regioni colpite dal maltempo, quali Emilia-Romagna, Marche, Toscana, sono quelle che ne hanno risentito maggiormente.  Le attività secondarie non agricole, invece, hanno registrato un incremento di oltre il 4%. In sintesi, sono le uniche in positivo, trainate da agriturismi e produzione di energia rinnovabile. L’andamento congiunto dei prezzi dei prodotti venduti (output) e di quelli acquistati (input) ha determinato un miglioramento della ragione di scambio per il settore agricolo nell’anno. Una panoramica europea sull’andamento dell’economica agricola ha visto il calo più vistoso della produzione in volume in Grecia, Spagna, Danimarca e Paesi Bassi. La crescita si è registrata in Francia, attualmente leader nel settore con 96 miliardi di euro, seguita da Germania con 76,3 e l’Italia con 73,5 miliardi di euro, +2,7% rispetto al 2022.  I dati Istat, inoltre, riportano una diminuzione dell’1,5% dei consumi intermedi in valore per il complesso dei Paesi europei. I prezzi dei beni e servizi impiegati si sono ridotti mediamente per l’Ue27 dell’1% con Spagna, Paesi Bassi e Germania tra i Paesi con le diminuzioni più sensibili e Portogallo, Francia e Italia tra quelli dove, invece, ci sono state variazioni al rialzo. Si è attenuato lievemente nell’anno l’impatto dei consumi intermedi sul valore della produzione: essi hanno inciso per il 58,4% nel complesso Ue27 (58,9% nel 2022), con percentuali maggiori in Danimarca, Polonia, Portogallo e Paesi Bassi e inferiori alla media Ue27 in Italia, Spagna, Grecia e Romania. La produttività del lavoro in agricoltura, invece, restituisce per il 2023 un valore negativo per l’Ue27 (-6,6%). Le diminuzioni più significative si sono registrate per Danimarca (-25,9%), Polonia (-23,1%) e Francia (-14,4%). Un andamento positivo è stato osservato, invece, solo per Spagna (+11,1%), Portogallo (+9,9%) e Italia (+4,2%). —sostenibilitawebinfo@adnkronos.com (Web Info)

Impatti devastanti dai cambiamenti climatici

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Tempo di lettura: 2 minuti ֎Il Rapporto dell’Organizzazione meteorologica mondiale. I finanziamenti pubblici e privati ​​per il clima sono quasi raddoppiati tra il 2011 e il 2020. Tuttavia, sottolinea il Rapporto, dovranno necessariamente aumentare almeno […]

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Coste, potremmo perdere un territorio quanto la Svizzera

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Tempo di lettura: 3 minuti Al rialzo le stime sull’aumento del livello marino entro la fine del secolo ֎Nuovi dati sulla subsidenza delle coste del Mediterraneo, valutati sulla base di una serie di sensori dell'Ingv, […]

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Cop28, quale allegria?

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֎A Dubai siamo passati dall’«eliminazione graduale» ad «una transizione dai combustibili fossili» entro il 2050. Ma se era urgente, dato che non si capisce a che distanza siamo dal punto di non ritorno del clima terrestre, come arriverà il Pianeta nel 2050?֎

Clima, i ghiacciai dell’Himalaya si difendono

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Tempo di lettura: 3 minuti ֎Un team di ricerca internazionale guidato dall’Istituto di scienze polari e dall’Istituto di ricerca sulle acque del Cnr ha scoperto un fenomeno sorprendente: l'aumento delle temperature globali ha portato i […]

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Alla conquista del bacino del Congo

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Tempo di lettura: 8 minuti ֎Un fronte di forti prelievi di petrolio avanza, con danni incalcolabili sia per la biodiversità e come minaccia diretta verso specie già in estinzione; sia per la salute delle popolazioni […]

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«Incendi fantasma» e clima

Tempo di lettura: 2 minuti ֎I fuochi che si sviluppano spontaneamente nelle torbiere consumano i più grandi serbatoi di gas serra della superficie terrestre. Un team coordinato dall’Università di Firenze ha individuato gli indicatori geochimici […]

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Novembre caldo, effetti sulla salute

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Tempo di lettura: 2 minuti ֎Temperature record negli oceani. Sima: con caldo aumenta rischio di malattie per l’uomo trasmesse attraverso acqua, cibo, insetti e parassiti. Equilibrio dell’ecosistema alterato֎

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Grave erosione costiera in 54 comuni

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֎Sono gli effetti dei cambiamenti climatici. Ispra pubblica lo stato attuale della linea di costa nazionale a livello comunale con dati aggiornati. In 16 comuni invece la costa avanza֎

Le zanzare ci terranno compagnia fino a Natale

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Tempo di lettura: 2 minuti ֎Sima: le temperature record di ottobre hanno alterato i cicli di vita degli insetti. Pericoli sul fronte sanitario. da inizio anno in Italia si contano già 306 casi di Dengue, […]

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Missione in Antartide per comprendere il futuro sulla Terra

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Tempo di lettura: 5 minuti ֎Le recenti proiezioni climatiche (Cmip6) indicano che il futuro riscaldamento dell’Oceano Australe accelererà inevitabilmente la fusione di una parte della calotta glaciale che ricopre l’Antartide occidentale (denominata Wais, Western Antarctic […]

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E se gli idrati di gas naturali si decomponessero?

Tempo di lettura: 3 minuti ֎Cambiamento climatico e depositi di idrati di gas naturali: un equilibrio a rischio. L’Istituto nazionale di oceanografia e di geofisica sperimentale (Ogs) alla guida del working group che ha fatto […]

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Per disastri ambientali nel 2023 danni e vittime

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Tempo di lettura: 2 minuti Persi 184 miliardi di euro nel mondo e 62mila vittime ֎Dati Sima: Spesa in crescita a ritmi del +7% all’anno. Catastrofi quasi raddoppiate in 20 anni, è l’effetto dei cambiamenti […]

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