Kyoto – Dopo la «denuncia» dei costi ecco la «scienza»

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Periodicamente i grandi interessi smuovono «politica» e «scienza» contro i tentativi di modificare gli stili di vita

Puntuale, dopo che la politica ha gettato la pietra nello stagno, contro gli impegni ambientali, scende in campo la «scienza», quella che da Erice, ogni estate, grazie all’astrofisico Zichichi, parla di ambiente e di clima, ovviamente negando quello che la maggioranza dei climatologi mondiali vanno dicendo. Ma andiamo con ordine.

Nei giorni scorsi, la disinformacia si è data da fare in campo ambientale. Poiché ormai, dopo l’impegno Usa e la forte posizione europea non è più possibile incrinare gli impegni in campo ambientale, si cerca di defilarsi dalle responsabilità e di scalfire le conseguenze e l’esistenza stessa dei cambiamenti climatici.

Che dire? Forse nella parte estrema della Sicilia, hanno un altro clima…

Così mentre Mosca ha aderito al trattato di Kyoto, da Erice, Yuri Izrael, direttore dell’Institute of Global Climate and Ecology di Mosca, dice che «il protocollo di Kyoto non ha fondamento scientifico». Ed aprendo i Seminari internazionali sulle emergenze planetarie, aggiunge che «sulla questione dei cambiamenti climatici non si può terrorizzare il mondo».

Izrael era vicepresidente dell’Ipcc (il panel di oltre duemila scienziati e climatologi Onu che stanno valutando i cambiamenti climatici) e cominciò a distaccarsi quando, nel 2003, l’Ipcc era arrivato a sottolineare il ruolo dell’uomo nel riscaldamento globale. Allora faceva comodo alla Russia avere delle pezze d’appoggio per non sottoscrivere Kyoto… ma ora? È amore puro per la «scienza»?

In quell’occasione, il professor Franco Prodi, direttore dell’Isac-Cnr di Bologna e capo della delegazione scientifica italiana a Mosca, commentò: «La comunità scientifica è consapevole che non si possono garantire previsioni sui cambiamenti climatici e che esistono meccanismi forzanti non compresi, come le nubi, gli aerosol, le interazioni oceano-atmosfera-vegetazione, eccetera. Tuttavia è incontrovertibile che l’ anidride carbonica aumenta, che i pozzi naturali non sono sufficienti ad assorbirla e che così si incrementa il riscaldamento. Il principio di precauzione alla base di Kyoto va applicato».

Ovviamente d’accordo con il collega russo è anche il presidente della World federation of scientist (Wfs), Antonino Zichichi: «Kyoto non è la soluzione al problema dell’inquinamento ambientale. Occorre migliorare la matematica dei modelli. Non è vero, contrariamente a quanto si pensa, che qualcuno può dimostrare oggi che le variazioni climatologiche siano una conseguenza delle attività umane», e poi dà bonariamente un consiglio: alla Conferenza Onu di Copenaghen di fine anno, «i negoziatori farebbero bene a mettere sotto analisi il valore rigorosamente matematico di questi modelli climatici».

Ma perché che cosa stanno facendo dal 1980 ad oggi? Se non fare e rifare modelli matematici introducendo sempre nuovi parametri sulla base delle conoscenze fino ad ora acquisite?

Zichichi fisico italiano è impegnato nelle ricerche nel campo della fisica delle particelle elementari e fa parte della Pontificia accademia delle Scienze. Insomma non è un climatologo. La sua tesi è che le cause del riscaldamento globale possono essere addebitate al sole e ai raggi cosmici.

È bene ricordare che le cause possono essere interne al sistema climatico ed esterne. Tra le cause esterne, quelle che agiscono su periodi di tempo secolari o ultradecennali, può essere presa in considerazione soltanto la variazione dell’attività solare, poiché tutte le altre cause (eccentricità dell’orbita terrestre, obliquità, precessione degli equinozi o altre) hanno variabilità su tempi talmente lunghi da potersi considerare ininfluenti su tale scala. La sole altra cause di origine esterna compatibili temporalmente potrebbero essere la caduta di un meteorite sulla Terra purché di dimensioni superiori ad un certo diametro e con energia superiore ad una certa soglia o magari l’impatto violento di una cometa con l’alta atmosfera terrestre (di cui però non ci sono notizie o prove).

Tra le cause di origine interna in grado di produrre una perturbazione energetica al sistema climatico compatibile con la dimensione temporale secolare sono possibili solo le attività antropiche, con il concorso o meno di cause naturali di breve durata come le eruzioni vulcaniche.

Che l’uomo possa essere capace di tanto è cosa che solo negli ultimi 50 anni ci siamo resi conto. E con difficoltà.

Certo bisogna aumentare le conoscenze, ma non è negando gli studi degli altri che ci avviciniamo alla verità. Tutta la storia dell’uomo è fatta di ricerche successive e la strada è quella di collaborare e non di negare magari aiutando un po’ il potere per ricavarne fragili vantaggi a fronte dei danni causati ostacolando la ricerca.

E purtroppo sappiamo che i negazionisti non si stancano di collezionare brutte figure magari tentando di monetizzare qualcosa…

(Nel titolo una foto di Pina Catino)