Ditta italiana disbosca nel Congo

99

Nel corso di un monitoraggio, l’Osservatore Indipendente che controlla l’applicazione della legge forestale per conto del governo e dell’Unione europea, ha verificato la presenza di permessi e autorizzazioni adattati su misura

Una giungla dei permessi e di autorizzazioni più o meno «aggiustate» abbatte la giungla africana. Così una ispezione nelle foreste del Congo ha colto sul fatto un’impresa italiana, Likouala Timber, dotata di permessi quanto meno originali. La Likouala Timber (Industrie Transformation des Bois de la Likouala), è un’impresa a capitale italiano, con concessioni nelle regioni settentrionali della Repubblica del Congo.
Nel corso di un monitoraggio delle sue concessioni, l’Osservatore Indipendente Rem (Resouces Extraction Monitoring) che controlla l’applicazione della legge forestale per conto del governo e dell’Unione europea, ha verificato la presenza di permessi e autorizzazioni adattati su misura. È il caso del permesso alla costruzione di una strada, e al relativo recupero di tronchi abbattuti. Sennonché nel permesso vengono anche indicate le specie legnose da prelevare, come se lungo il percorso stradale, la foresta fosse improvvisamente composta solo da specie di valore commerciale. Benché basata sul regolamento forestale (agli articoli 98 e 99 del decreto 2002-437), l’autorizzazione concessa sembra essere utilizzata al mero scopo di abbattimento di alberi (come prevede il riferimento alle specifiche specie).

È una pratica corrente, quella di ottenere autorizzazioni alla costruzione di infrastrutture, solo per poter disboscare più liberamente. E difatti in questo caso, l’autorizzazione prevede una fascia di disboscamento di ben 500 metri lungo il percorso della strada, mentre la legge (articolo 99) prevede che non sia superiore ai 33 metri! Insomma, l’impresa ha comodamente utilizzato un permesso fatto su misura, che le consente di evitare il pagamento delle tasse previste per l’abbattimento e il prelievo di alberi.

Anche i permessi concessi sul prelievo di specie specifiche in aree piantagione, secondo l’osservatore Indipendente sono, stati assegnati senza valido appoggio giuridico. Ad esempio, i termini del permesso di recupero di legname conferito dall’autorità forestale locale, fanno pensare piuttosto a un permesso di disboscamento.
L’osservatore Indipendente ha poi rilevato che i registri della documentazione del pagamento delle imposte non erano aggiornati, e le informazioni registrate non corrispondevano a quelle indicate come esempio dall’impresa nella relazione annuale.
Nella concessione di Missa, la Likouala Timber risulta avere abbattuto un numero maggiore di alberi di acajou, bossé e iroko rispetto a quelli previsti per il lotto, anche se l’autorità forestale locale si è affrettata a spiegare che si trattava di un proprio errore, e che era errata la cifra prevista di alberi da abbattere. Nella concessione di Betou invece risulta che l’impresa non abbia pagato la gran parte degli importi dovuti per l’abbattimento degli alberi, così come si è ben guardata dal saldare gli importi relativi alle multe ricevute nel 2008. Ma gli alberi ha continuato ad abbatterli, e i tronchi hanno preso la rotta dei nostri mercati.
Intanto, lo scorso maggio l’Unione europea e la Repubblica del Congo hanno firmato l’accordo volontario di partenariato che prevede il rilascio di licenze solo alle imprese che assicurano la legalità delle proprie attività. Sarà accordata una licenza di legalità anche alla Likouala Timber?

– Il rapporto del REM (in francese)

(Fonte Salva le Foreste)