Via le piattaforme petrolifere dall’Adriatico

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Le ispezioni sismiche rappresentano il primo passo verso la petrolizzazione dei mari che si conclude, nella maggior parte dei casi e, secondo le preannunciate e dichiarate intenzioni della Northern Petroleum verso questo lembo di mare, con l’installazione di piattaforme petrolifere offshore

La società inglese Northern Petroleum ha iniziato il suo iter autorizzativo per trivellare i mari del Salento e del Barese. Ben nove concessioni sono in giacenza presso il ministero dell’Ambiente e dei Beni Culturali per l’approvazione di ispezioni sismiche e successiva perforazione di pozzi esplorativi, allo scopo di estrarre petrolio. L’area interessata si estende per circa 6.600 km2 a circa venticinque km da riva, da Bari fino a Santa Maria di Leuca.

Dalla lettura di un comunicato inserito nelle news del sito ufficiale dell’azienda che ha molto a cuore il destino del nostro mar Adriatico, si legge che la stessa Northern Petroleum ha ottenuto il permesso di eseguire ispezioni sismiche con la tecnica dell’air-gun nell’area di Monopoli-Ostuni-Brindisi in due proposti campi di petrolio denominati Roveste e Giove. I lavori, così come da cronoprogramma, dovrebbero iniziare ad ottobre 2011.

I punti culminanti dei relativi permessi risultano i seguenti:

– Viene approvato, come azione aggiuntiva nel programma di lavoro, su entrambi i permessi rilasciati lungo l’Adriatico del sud (F.R 39.NP e F.R 40.NP), l’acquisizione di un’area di 600 km2 su carta sismica 3D;

– si approvano indagini sismiche diffuse in 2D relativamente ai permessi F.R 39.NP e F.R 40.NP.

Il direttore responsabile della Northern Petroleum, Derek Musgrove, aggiunge che: l’esplorazione dell’Adriatico meridionale è una priorità per la Northern Petroleum e assicura che la ditta intende procedere velocemente con le operazioni di air-gun in modo da identificare i siti da trivellare già all’inizio del 2012.

Ma in cosa consistono queste ispezioni sismiche che ben presto, con permessi alla mano, vedremo eseguire nei nostri mari?

Bene, le ispezioni sismiche sono violente esplosioni di aria compressa in mare che permettono di dare stime sui giacimenti delle riserve di petrolio grazie ai segnali riflessi. Sono dannosi per il pescato, per il delicato equilibrio marino, per i fondali marini intesi sia come formazione geologica oggetto di tutela sia come habitat per svariate specie viventi. Ma cosa ancor peggiore, le ispezioni sismiche rappresentano il primo passo verso la petrolizzazione dei mari che si conclude, nella maggior parte dei casi e, secondo le preannunciate e dichiarate intenzioni della Northern Petroleum verso questo lembo di mare, con l’installazione di piattaforme petrolifere offshore. E sappiamo bene, la storia lo insegna, che sono quasi inevitabili, oltre che il netto deterioramento degli ecosistemi, anche le incessanti perdite di petrolio con connessi rilasci di materiale inquinante disperso in mare e la possibilità, più che plausibile, di disastrosi scoppi e incidenti.

E la spesa ancor di più non vale l’impresa quando sono i numeri a parlare; si stima che i campi Roveste e Giove contengano circa 53 milioni di barili di petrolio di bassa qualità in un’Italia in cui il consumo giornaliero è di circa 1 milione e mezzo di barili per cui il totale di petrolio estratto sarebbe sufficiente al nostro Paese per poco più di un mese.

In definitiva, le estrazioni di petrolio nel basso Adriatico da parte della Northern Petroleum e nelle Tremiti da parte dell’irlandese Petroceltic porteranno al deterioramento della salute del mare, del turismo, dell’economia e, in ultima analisi, della qualità di vita di tutti.

Ma noi possiamo fare qualcosa per prendere conoscenza della problematica, diffondere buone e rispettose pratiche di salvaguardia comune; come? Attiviamoci presso il ministero dell’Ambiente per opporci in maniera ufficiale ai propositi di chi vuole fare dei nostri mari una tela piena di buchi da svuotare. Ogni cittadino, ente, comune, può, infatti, ai sensi dell’articolo 6, comma 9 della legge 8 Luglio 1986 n. 349 e del trattato di Aarhus, presentare osservazioni sui progetti sottoposti a Valutazione d’impatto ambientale (Via); secondo queste disposizioni normative, le popolazioni hanno il diritto di esprimere la propria opinione su proposte ad alto impatto ambientale e tale opinione deve essere vincolante.

Sconfiggere i petrolieri è possibile. L’ingrediente per far vincere i nostri diritti è l’informazione e la partecipazione di massa.

Per maggiori info:

http://dorsogna.blogspot.com/2011/07/affondiamo-la-northern-petroleum.html

http://dorsogna.blogspot.com/2011/08/la-northern-petroleum-nei-mari-di.html