The Earth Overshoot Day, si è passato il limite

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Le variazioni climatiche originate anche dalle attività umane sembrano anticipare i quadri apocalittici che negli anni 80 climatologi e scienziati gettavano sul futuro dell’umanità. 16 isole degli oceani Pacifico e Indiano sono scomparse definitivamente sott’acqua, il permafrost della Siberia e dell’Alaska è in fase di scioglimento con un anticipo previsto dagli scienziati di 30 anni, in Africa il lago Ciad è ormai prosciugato

«The Earth Overshoot Day» vuol dire esattamente: il giorno in cui si è passato il limite. È questo per gli scienziati è accaduto tre anni fa. Siamo ormai nella fase del non ritorno.

La grande crisi economica che sta investendo tutti i Paesi industrializzati del Mondo è certamente un momento difficile, ma mai drammatico come quello che sta per apparire «dietro l’angolo». Un problema globale, peggiore della grande recessione economica, un problema che abbiamo sottovalutato o che non abbiamo mai voluto prendere in seria considerazione. Stiamo parlando della strada del non ritorno verso la tanto temuta ecocatastrofe.

Le variazioni climatiche originate anche dalle attività umane sembrano anticipare i quadri apocalittici che negli anni 80 climatologi e scienziati gettavano sul futuro dell’umanità. 16 isole degli oceani Pacifico e Indiano sono scomparse definitivamente sott’acqua, il permafrost della Siberia e dell’Alaska è in fase di scioglimento con un anticipo previsto dagli scienziati di 30 anni, in Africa il lago Ciad è ormai prosciugato, principalmente per la mancanza di precipitazioni, ma anche per i consumi incontrollati e lo sfruttamento intensivo dei pascoli limitrofi.

Il lago Aral sta scomparendo. Ovunque si assiste ad uno squilibrio climatico accentuato: o piove troppo o non piove più da anni. Sono iniziati i grandi movimenti migratori di popolazioni che non riescono più a sopravvivere sul loro territorio e si spostano in zone più fertili ed adatte alla vita umana. Nonostante ciò, nonostante l’evidenza dei fatti l’uomo continua indisturbato ad aggredire l’ambiente naturale, ad avvelenare l’atmosfera, a sfruttare selvaggiamente i terreni per scopi agricoli senza permettere più i normali cicli riproduttivi, ed ancora continua a distruggere le ultime foreste e a spopolare i mari dei pesci.

L’impronta ecologica dell’uomo (ovvero il peso della domanda di risorse naturali) ha già superato il punto critico in misura tale che la Terra non è più capace di rigenerare ciò che viene consumato, ne di assorbire i nostri scarti (emissioni inquinanti, rifiuti…). È da più di 20 anni, ed esattamente dal 1986, che la Terra non ci basta più…
È stata anche stabilita, secondo i calcoli del Global Footprint Network (organizzazione che misura l’impronta ecologica degli umani sul pianeta), la data in cui la nostra Terra, come in un conto bancario, ha iniziato ad andare in rosso: il 23 settembre del 2008. Da allora il debito è cresciuto a dismisura e continua a crescere, abbiamo continuato a vivere al di sopra delle nostre possibilità ecologiche.

Questo debito verrà scontato dai nostri figli e nipoti. Se tutti gli abitanti del Pianeta avessero uno stile di vita come gli americani e gli europei, occorrerebbero le risorse di 3 «Mondi». Se la Terra fosse abitata da soli canadesi bisognerebbe moltiplicarla per 3,2, per 2,1 se britannici, per 2 se tedeschi. Gli italiani sono indietro in questa classifica ma, per estendere le nostre abitudini a tutto il globo, occorrerebbero sempre e comunque almeno 2 «Terre».

Secondo gli scienziati se l’attuale ritmo di sfruttamento del pianeta e di conseguenza il nostro atteggiamento nei confronti dell’ambiente naturale non si modificherà radicalmente, nel 2050 dovremo cercarci un altro pianeta molto più grande dell’attuale. Il primo problema che già si avverte e che sarà sempre più drammatico per l’umanità è l’acqua. Ma, quel che è peggio, circa 3 miliardi di persone potrebbero essere coinvolti in guerre per il controllo e lo sfruttamento delle risorse di acqua dolce. Regioni della Terra già in tensione per questa esigenza primaria sono quelle attraversate dai fiumi Tigri ed Eufrate, la parte terminale del bacino del Gange in India, il comprensorio del fiume Giordano e quello del Colorado, tra Usa e Messico.

L’attuale crisi economica globale per alcuni forse è un bene, perché potrebbe ridimensionare i comportamenti devastanti dell’uomo sull’ambiente… sarà poi così? Presto lo sapremo.

(Fonte Accademia Kronos)