Il «vecchio» non vuole cedere

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La freccia del tempo sembra proprio tornare tragicamente indietro, una serie di fatti penosi ci indicano che i detentori del potere non intendono arretrate di un millimetro con la triste prospettive di affondare tutti: da Rio+20 all’Eni, dalla Fiat al nucleare del Giappone

Il «vecchio» non vuole mollare, non vuole cedere potere e non si è accorto che il mondo è cambiato e che quei «ragazzacci» sono diventati uomini.

In Giappone fanno la muina, prima dicono no al nucleare poi piano piano riaprono le centrali, così «Sayonara Gempatsu», il movimento civico che ha promosso una petizione popolare contro il nucleare pone sul piatto 8 milioni di firme con la promessa di arrivare a 10 per seppellire definitivamente il nucleare in Giappone.

A Rio+20, nato praticamente morto, dopo un inizio con un documento di base che tiene tutti scontenti, l’Eni si esercita in lezioni di sostenibilità. Sì proprio quella società che 20 anni fa prese per i fondelli gli Xavantes promettendogli il ritorno nelle loro terre. E qual è il colpo di genio? rivendicare il diritto a trivellare liberamente i nostri mari, superando il limite delle 12 miglia dalle coste.

La freccia del tempo sembra proprio tornare tragicamente indietro. Cosa c’è di più «vecchio» della Fiat? Innovazione zero e comportamento aziendale che ricorda il tempo della prima era industriale quando imperava il reato d’opinione e la lotta ai comunisti. È dovuta intervenire la magistratura per sancire che quei 145 operai di Pomigliano erano stati licenziati perché appartenenti alla Fiom…

E Berlusconi per risolvere la crisi, riaffacciandosi nell’agone elettorale, da buon populista che cosa propone? L’uscita dall’Europa.

Uno spettacolo deludente, una società imbalsamata, legata ancora a vecchie logiche capitaliste (perché ci sono anche le nuove che non riescono ad emergere…), un mondo ancora diviso fra economia, problemi reali e ambiente… come se l’ambiente fosse questa eterna palla al piede che dobbiamo trascinarci per andare verso il benessere e non già il benessere reale e futuro.

Per tutto il resto che non è stato detto in questa nota rimandiamo alla prova dal greco di oggi, ad Aristotele appunto, perché: «Non si deve dunque nutrire un infantile disgusto verso lo studio dei viventi più umili: in tutte le realtà naturali c’è qualcosa di meraviglioso». (I. L.)